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Quote pesca: ma non dovevano diminuire?

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In questi giorni i ministri degli Stati membri hanno raggiunto un accordo sulle quantità totali di pesce che i pescherecci Ue potranno prendere il prossimo anno: molte delle quote proposte dalla Commissione Europea verranno aumentate […].

Silvio Greco, presidente del comitato scientifico di Slow Fish, esprime la sua delusione: «Con questo accordo si fa purtroppo un passo indietro, non rispettando i dati forniti dalla comunità scientifica che segnalano chiaramente una sofferenza degli stock ittici. Si era chiesto all’Unione europea uno sforzo per dare continuità agli impegni presi e addirittura diminuire le quote. Ancora una volta, invece, hanno il sopravvento gli interessi nazionali e non si prendono in considerazione piani a lungo termine, che sono anche gli unici a poter dare risultati concreti».

Secondo una prima analisi condotta dall’organizzazione Oceana, i limiti di pesca che sono stati approvati non rispetterrebbero le raccomandazioni della comunità scientifica relative al raggiungimento dei rendimenti massimi sostenibili volti a conservare le popolazioni ittiche. Gli Stati membri – ha riferito Oceana – hanno respinto la "proposta precauzionale" presentata a novembre dalla Commissione e hanno innalzato le quote di pesca sulla base di interessi nazionali a breve termine.

Ma i ministri hanno salutato con favore l’approccio equilibrato dell’accordo, volto a proteggere le flotte da pesca nazionali. Il Ministro della Pesca del Regno Unito, Richard Benyon, ha detto di aver assicurato alla Gran Bretagna il miglior accordo possibile, e il Ministro irlandese dell’Agricoltura, Simon Coveney, ha dichiarato che le quote «permetteranno alla flotta da pesca irlandese di guardare con ottimismo al 2012».

Nelle acque inglesi e irlandesi l’innalzamento delle quote é stato compensato da un aumento delle restrizioni sul numero di giorni in cui la pesca é consentita […], comunque diverso rispetto alla proposta originaria della Commissione.

Nel corso dell’incontro sono state fissate in particolare le quote di pesca per il Mare del Nord, l’Oceano Atlantico e il Mar Nero, mentre le quote per il Mar Baltico erano già state concordate in ottobre.

E’ stata inoltre modificata la proposta avanzata dalla Commissione di fissare delle quote predefinite per gli stock di pesce di cui non si abbiano sufficienti dati, per i quali si è stabilita una quota generale del 15 o 25%, mentre per gli stock di cui si abbiano "buoni dati" a disposizione il contingente é stato ulteriormente abbassato […].

Secondo Louize Hill, responsabile per la pesca del gruppo ambientalista WWF, l’accordo preso dai ministri sarebbe in contraddizione con gli obiettivi delle riforme della Politica comune della pesca (PCP) che sono stati proposti nel corso di quest’anno. «Siamo un po’ confusi: si dovrebbero gettare le basi per la prossima riforma, ma (i ministri) sembrano ignorarlo», ha dichiarato la Hill. Ne é esempio la decisione presa nell’ambito dell’accordo Ue-Norvegia sottoscritto venerdì, che prevede di abbandonare un piano di gestione a lungo termine per le aringhe, quando proprio la gestione a lungo termine viene considerata un pilastro centrale della riforma […].

Esprime la sua delusione anche Silvio Greco, presidente del comitato scientifico di Slow Fish: «Con questo accordo si fa purtroppo un passo indietro, non rispettando i dati forniti dalla comunità scientifica che segnalano chiaramente una sofferenza degli stock ittici. Si era chiesto all’Unione europea uno sforzo per dare continuità agli impegni presi e addirittura diminuire le quote. Ancora una volta, invece, hanno il sopravvento gli interessi nazionali e non si prendono in considerazione piani a lungo termine, che sono anche gli unici a poter dare risultati concreti».

Sempre venerdì ma in altra sede il Marocco ha annunciato di avere iniziato ad allontanare dalle sue acque territoriali i pescherecci europei, in seguito alla bocciatura da parte del Parlamento Europeo del rinnovo dell’accordo di pesca Ue-Marocco. […]

I ministri sono stati inoltre informati dalla Commissione sulle misure da adottare nei confronti dei paesi che praticano una pesca non sostenibile; la proposta é stata generalmente accolta con favore dai ministri, che hanno sottolineato la necessità per l’Ue di uno strumento specifico volto a proteggere le riserve ittiche dei paesi vicini.