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Pagata per non lavorare: la strana storia di una dipendente del Rizzoli di Bologna

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Pagata, anche bene, per non fare nulla tutto il giorno. Ma lei non ci sta e si ribella. Accade a Bologna e la protagonista di questa vicenda è Paola Pollastri, una dipendente dell’Istituto ortopedico Rizzoli, da circa 20 mesi confinata nel suo reparto senza nessun incarico.

Come leggiamo su Corriere della Sera, in tempi di profonda crisi occupazionale, tagli a tutti i livelli e lotta contro sprechi e fannulloni, il caso della dipendente, entrata all’istituto Rizzoli quasi vent’anni fa come tecnico di radiologia e oggi alla soglia delle posizioni dirigenziali, sembra quasi uno scherzo e invece è tutto vero.

Come spiega la dottoressa Pollastri: “Arrivo al Rizzoli tra le 8.30 e le nove, entro nello studio al servizio di Radiologia, vicino a quello del primario, accendo il computer e studio. Passano persone, colleghi che ovviamente sanno tutto, faccio due chiacchiere, prendo il caffè. Insomma devo far passare 7 ore al giorno. Se va avanti così finisco in mezzo al corridoio, o magari nel parcheggio del Rizzoli con un cartello al collo. Francamente mi sento in colpa ma quello che mi colpisce è lo spreco”.

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Uno spreco enorme infatti non solo a livello monetario, la dottoressa percepisce uno stipendio di 1500 euro netti al mese, ma soprattutto a livello di forza lavoro.

Per cercare di risolvere la sua strana situazione, Paola Pollastri si è rivolta all’assessore regionale alla Sanità Carlo Lusenti, è a lui che spetta infatti il compito di far quadrare i conti della Sanità emiliano-romagnola.

L’assessore, come racconta la dottoressa, non ha esitato a farla ricontattare da un suo collaboratore subito dopo la ricezione della mail di protesta: “mi ha detto che non è una questione di competenza del dottor Lusenti e che dovrebbe risolversi all’interno dell’Istituto. Io ho risposto che ci ho provato per un anno e otto mesi e lui ha commentato che è una vergogna”.

Al momento pare che l’assessore Lusenti abbia affrontato la questione con i vertici dell’Istituto Rizzoli in modo da giungere presto a una conclusione della vicenda.

 

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