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Non è uno scandalo votare contro l’ aborto di Stato

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IL DIRITTO di abortire non puo’ che coincidere col diritto di non abortire. (Impiego questo nome, diritto, benche’ sia inadeguato). Ieri la Camera ha votato una mozione presentata da Rocco Buttiglione che “impegna il governoa promuovere… una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l’ uso dell’ aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire”.

FAVORENDO politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’ aborto”. Pd e Idv (con eccezioni singole e prevedibili di cosiddetti teodem) non l’ hanno votata, ritenendo indispensabile che contenesse un richiamo alla necessita’ di promuovere la contraccezione. Vorrei spiegare perche’ dubito di questa astensione. Non occorre dire che non considero un pregio per se’ l’ eventualita’ che maggioranza e opposizione votino insieme. Lo e’ solo quando votino insieme una legge giusta. In questo caso, e’ un vero peccato (impiego questa parola, Buttiglione capira’) che i fautori della mozione non ammettano che donne e uomini di tutto il mondo debbano essere informati sui modi per rendere sempre piu’ responsabile la maternita’ e la paternita’. E’ un antico e irrimediato bigottismo protezionista e proibizionista. Ma anche con questa parzialita’, l’ auspicio della mozione non e’ forse condivisibile, e anzi urgente? Ci sono interi paesi-continenti in cui l’ aborto serve da strumento di controllo demografico, cioe’ di riduzione della natalita’, e di persecuzione della natalita’ femminile – in Cina o in Nord-Corea o in alcuni Stati latinoamericani soprattutto per effetto di una legislazione repressiva e spesso violenta, in India soprattutto per effetto di un costume, a sua volta spesso violento; e in tanti altri luoghi. La ribellione a questa violenza e’ la faccia ammirevole di una campagna contro l’ aborto, come quella che il Foglio porto’ nelle scorse elezioni politiche, confondendo pero’ gravemente l’ aborto forzato, dallo Stato o dalla comunita’, in tanta parte del mondo, con la scelta di abortire, e dunque di non abortire, che si vuole garantire in altri paesi. E in Italia da leggi come la 194, il cui effetto appena confermato, con la provvisoria eccezione di donne povere straniere, e’ una forte diminuzione degli aborti.

Perseguire penalmente l’ aborto, condannarlo alla clandestinita’e all’ infamia,e’ un delitto contro la persona, e specialmente contro la donna. E’ un orribile delitto anche il controllo coercitivo della natalita’, col quale lo Stato o la comunita’ tradizionale pretendono di espropriare e violentare, in nome del “corpo sociale”, le famiglie e le persone, e soprattutto il corpo delle donne. Delitto aggravato dalla strumentalizzazione dell’ allarme che suscita l’ aumento della popolazione umana. Questo e’ vero sia quando si sopprima una vita gia’ iniziata (come nell’ aborto indiscriminato o nell’ infanticidio delle figlie femmine) sia quando la tecnologia riproduttiva permetta di predeterminare il sesso del figlio voluto escludendo le femmine. (Paradosso impressionante, man mano che si avvicina un’ autosufficienza delle donne nello stesso concepimento). La pretesa di accostare alla moratoria sulla pena di morte una “moratoria sull’ aborto” non ha alcun senso dove alle donne sia riconosciuta una liberta’ di scelta. Ha un senso per l’ aborto forzato o “comprato”, dove siano in vigore politiche dispotiche e brutali di denatalita’. La ribadita (perfino in Africa) condanna cattolica del preservativoe’ irresponsabile. Ma la risposta non si esaurisce certo nella promozione del preservativo. Troppo spesso le Nazioni Unite hanno ceduto a un feticismo del controllo delle nascite che le ha portate a promuovere o fiancheggiare campagne di sterilizzazione coatta o “compensata”. Che le Nazioni Unite promuovano invece o appoggino campagne di informazionee di sostegno materiale nei confronti delle famiglie e delle donne, e’ un proposito necessario e urgente.

La condanna delle demografie coatte di Stato e’ conseguente al riconoscimento dell’ autodeterminazione delle singole donne, che e’ a sua volta l’ essenza piu’ preziosa delle democrazie. Al contrario, posizioni come quella di Buttiglione o di tanta gerarchia cattolica considerano complementari e detestano allo stesso modo la liberta’ di autodeterminazione delle donne e  l’ oppressione degli Stati sulle donne. Ma nella mozione votata ieri (salva una mia lettura incompleta) quest’ assurdita’ non  c’ era. Essa e’ il sottinteso permanente di certe assolutezze “pro-life”, e bisogna restarne in guardia. L’ arrogante ripresa in commissione parlamentare della legge contro il testamento biologico che impone l’ alimentazione forzata (a proposito di violenza carnale statale) sta li’ a ricordarlo. Forse non e’ una ragione sufficiente per non far propria una campagna contro la violenza -autentica violenza carnale, sulla scala di miliardi di esseri umani – delle demografie di Stato e dei loro disastri, come l’ abolizione per legge di fratelli e sorelle e un divario senza precedenti fra maschi e femmine nella storia del genere umano. Investire le Nazioni Unite di questi temi e’ giusto. Con un’ ispirazione, credo, semplice e netta come quella riassunta in questi tre punti: “Nessuna donna puo’ essere obbligata ad abortire; nessuna donna puo’ essere punita perche’ rifiuta la maternita’; tutte le donne devono essere libere di non abortire”. La mozione di Buttiglione non comprende i tre punti, ma non li pregiudica. Il mondo laico – credenti e non credenti – avrebbe ogni ragione per farsi protagonista di un impegno internazionale contro la demografia forzata davvero simile a quello contro la pena di morte. Meglio che chiosare parzialita’ e doppi sensi delle iniziative altrui, e astenersi.