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Niente sprechi e nuova crescita economica: solo con una lampadina

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Il primo paese al mondo a vietare le lampadine a incandescenza è stato l’Australia, nel lontano 2007, con il risultato che alcuni giorni fa il ministro dell’Ambiente ha annunciato l’eliminazione, in cinque anni, di 4 milioni di tonnellate di gas a effetto serra. Un risultato importante per l’intera nazione, per il suo equilibrio in  termini di sostenibilità e di lotta all’inquinamento, e non solo dunque per le tasche dei cittadini che intanto hanno visto ridurre i consumi in bolletta. Quanto all’Europa, invece, dal 1° settembre prossimo non potranno essere più prodotte le lampadine a incandescenza da 25 a 40 watt, e a quel punto l’addio alla vecchia lampadina con il filamento metallico sarà finalmente completato, almeno sulla carta, in tutti i paesi dell’Unione.

Una semplice lampadina, dunque, ci può portare molto lontano nella nostra battaglia contro gli sprechi ed a favore di nuovi consumi, nuovi stili di vita e nuova crescita. I vecchi bulbi in tungsteno, a questo punto autentici pezzi di modernariato, sono dei simboli di consumi energivori, e quindi di sprechi, e di pericolose emissioni di anidride carbonica. Basta pensare che sulla bolletta delle famiglie italiane il costo dell’illuminazione domestica pesa per circa il 15 per cento, del totale dei consumi di corrente in casa. E allo stesso tempo la semplice sostituzione delle lampadine a incandescenza con quelle fluorescenti si traduce in un taglio dei consumi fino all’80 per cento. Un cifra enorme se proviamo ad applicarla, famiglia per famiglia, ai nostri budget domestici. Inoltre l’efficienza luminosa aumenta da 4 a 10 volte, in base al tipo di lampadina che si acquista, e la durata di un prodotto fluorescente è di 10mila ore rispetto alle 1000 di quello incandescente. E’ un altro scarto rispetto al passato, un altro salto in avanti contro gli sprechi.

Resta in piedi il problema del prezzo e quello della scelta della lampadina giusta. Rispetto al prezzo, la differenza tra 1 euro (la lampadina a incandescenza da 100 watt) e 7-8 euro (una fluorescente compatta di tipo medio) si ammortizza in un periodo tra i tre e i cinque anni di utilizzo. Per la scelta invece contano le esigenze del singolo consumatore, gli ambienti da illuminare, l’uso delle lampadine da sostituire. Sembrano cose complicate, anche perché intanto l’offerta industriale di lampadine fluorescenti si è moltiplicata e viviamo in un Paese dove il rischio della beffa per il consumatore è sempre dietro l’angolo. Eppure basta poco per non sbagliare: le etichette delle lampadine, ormai, sono molto complete e comprendono sia la classe di efficienza energetica sia le informazioni sul consumo, attraverso il lumen, cioè il flusso luminoso che indica la quantità di energia luminosa emessa dalla lampadina. Basta poco, e lo spreco è sconfitto, a partire dai nostri comodini e da qualche lampada in cucina.