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Mille leggi non fanno un divieto

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Il primo impatto e’ con un testo di 138 articoli, che pretendono di spiegarti come e dove poter realizzare una costruzione. Ma e’ solo l’inizio. Perche’ se l’intervento edilizio e’ in zona sottoposta a vincolo e’ necessario consultare il Codice dei beni culturali, forte di altre 184 disposizioni, con una parte dedicata alla tutela del paesaggio. Li’ viene detto quali sono i passi da seguire per ottenere il via libera dalla soprintendenza.

A questo punto, pero’, la pratica e’ appena imbastita. Si devono fare i conti con le leggi regionali ? per rimanere a tempi a noi vicini, si pensi al piano casa ?e a come quelle vengono declinate nelle direttive e nei piani regolatori dei comuni.
Un fronte ampio e articolato di piu’ di 17mila regole che vorrebbe scongiurare gli abusi e le aggressioni al territorio. E che vale tanto per chi intende costruirsi casa cosi’ come per la realizzazione di grandi immobili. Una situazione che non e’ peculiarita’ del settore edilizio. Analogo ginepraio normativo lo si ritrova negli appalti, nel campo del commercio, in quello fiscale. Per rimanere agli ambiti dove la moltiplicazione delle disposizioni finisce per creare una zona grigia che alimenta la corruzione e, dunque, l’illecito. Va da se’, infatti, che se le autorizzazioni da chiedere si susseguono e i tempi per realizzare un’opera o ottenere un nullaosta si dilatano, l’impulso tutto italiano a trovare le scorciatoie trova terreno fertile. Quando non accade il contrario, ovvero che la proliferazione normativa viene presa a pretesto per creare legittimi canali di accelerazione delle pratiche ? si pensi al potere delle ordinanze dei commissari ? che,pero’,talvolta finiscono per generare il malaffare. Ed e’ storia di questi giorni. Il problema e’ duplice. Da una parte c’e’ l’affastellarsi di regole, che nascono gia’ numerose a livello nazionale e si moltiplicano a mano a mano che dal centro si va verso la periferia. Perche’ c’e’ la legge madre ? spesso fatta di centinaia di articoli, soprattutto quando si tratta di testi unici ? che genera uno o piu’ regolamenti attuativi e in piu’ deve essere ” recepita” dalle amministrazioni locali con propri atti. Tanto piu’ dopo che, con la riforma della Costituzione in senso federalista, le competenze regionali si sono estese.

Una soluzione al moltiplicarsi delle norme potrebbe venire dal giovane obbligo che il legislatore ha di predisporre, per la maggior parte delle nuove disposizioni, sia l’Air (l’analisi di impatto della regolamentazione) sia l’Atn (l’analisi tecniconormativa): la prima dovrebbe valutare l’impatto,anche economico, delle nuove leggi, l’altra dovrebbe capire se queste ultime sono compatibili con quelle esistenti. Si tratta di istituti ancora in rodaggio, ai quali si affianca la ancora piu’ fresca Vir (la valutazione di impatto della regolamentazione), che a cadenza biennale dovrebbe tracciare un bilancio di come la nuova normativa ha funzionato.
Applicate con scrupolo e rigore le tre analisi potrebbero frenare l’impeto regolatorio. Ma, come segnalano i periodici rapporti del comitato parlamentare per la legislazione della camera, le novita’ non sono ancora andate a regime, perche’ non tutti i provvedimenti di nuovo conio sono accompagnati dall’Air o dall’Atn. Eppoi, negli uffici dei Ministeri lo si vive come un adempimento formale: carte che bisogna allegare perche’ Palazzo Chigi non rispedisca al mittente il provvedimento orfano delle analisi.

C’e’, poi, il problema dei controlli. Le norme sono spesso tante. Troppe. Ma chi vuole usare la complessita’ normativa come paravento per affari non leciti puo’ anche contare sulla scarsita’ delle verifiche. un circolo vizioso: a tralasciare quando i controlli sono volutamente omessi, c’e’ il fatto che il personale che dovrebbe effettuarli e’ tutto impegnato a chiedere carte e far rispettare le procedure formali.
Il castello di norme, pero’, e’ meno ingombrante del passato. L’operazione taglia-leggi ha sfoltito l’apparato normativo, cancellando decine di migliaia di disposizioni di rango primario, la cui abrogazione diventera’ operativa da dicembre di quest’anno. Una potatura importante, ma che non incide in maniera significativa sull’apparato di leggi che nella realta’ affligge i cittadini. Perche’ il taglio e’ avvenuto su disposizioni che di fatto erano ormai sorpassate e implicitamente abrogate. In altre parole, di regole ancora in vita ? compresi gli atti di rango secondario, le direttive e le circolari ? ce ne sono ancora migliaia. Un vero e proprio labirinto in cui perdersi o far perdere qualcuno e’ facile.