Le foche uccise da una bugia | Non Sprecare
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Le foche uccise da una bugia

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Anche quest’anno la mattanza si e’ ripetuta sul mare ghiacciato del Golfo di San Lorenzo, in Canada. E come tutti gli anni gli attivisti dell’Ifaw, L’International Fund for Animal Welfare, insieme con reporter e tv, si sono schierati in prima linea per testimoniare l’efferatezza della caccia.
Prima di decollare con l’elicottero si devono avere le autorizzazioni del dipartimento della Pesca e degli Oceani, che detta regole precise: mantenere una distanza di 10 metri dai sealers – i famigerati cacciatori di foche – non fare gesti minacciosi e non gridare. Vestendo speciali tute arancioni, isolanti e galleggianti, sorvoliamo l’immensita’ del pack al largo dell’Isola Prince Edward. Non ci vuole molto perche’ il candore uniforme venga interrotto da lunghe strisce rosse, che disegnano macabre forme grafiche fino ai pescherecci, pronti a raccogliere le pelli di centinaia di foche appena uccise.

Vittime agonizzanti
Con piccoli ramponi per non scivolare sul ghiaccio, scendo dall’elicottero e, a 360, ecco ripetersi in maniera frenetica la stessa scena che i tg, in fascia protetta, non osano mostrare. Il sealer scaglia l’hakapik sulla testa della foca, che tenta una debole difesa. Alcune sperano di non essere viste e si nascondono sotto il precario riparo di una lastra di ghiaccio. Ma in rapida successione il cacciatore, saltando sul pack, stordisce tutti gli esemplari del branco, lasciandoli agonizzanti. Non importa che sia una tecnica crudele e illecita. Cosi’ le foche non si disperdono. E non importa se qualcuna riesca a tuffarsi: morira’ nell’oceano.
Poi si procede alla seconda fase: un taglio profondo per aprire in due l’animale e togliere la pelliccia. Non ho mai visto un sealer controllare se la foca, prima di venire scuoiata, fosse morta. In realta’ non si tratta solo di pieta’, ma di legalita’: secondo le norme, il colpo dev’essere inferto con un bastone dotato di una punta di ferro e si dovrebbe poi procedere al test dei riflessi incondizionati, con una pressione sull’occhio. Regole ignorate, nate tanto tempo fa, dopo le proteste degli animalisti degli Anni 80, quando il Canada, con Norvegia, Russia, Groenlandia e Islanda, proibirono lo sterminio dei cuccioli dal pregiato manto bianco, i whitecoat o blanchons. Cosi’, nel decennio 1985-1994 le statistiche canadesi registrarono un calo delle uccisioni: da quasi un milione e mezzo a 531 mila.

Business a picco
Per anni il Canada ha sostenuto che la caccia avesse una ragione specifica: la minaccia che le foche avrebbero rappresentato per le popolazioni dei pesci, in particolare del merluzzo dell’Atlantico. Ma ormai anche gli stessi scienziati vicini al governo ammettono la verita’: questi animali, infatti, incidono per l’1%. E d’altra parte anche l’altra motivazione – il business per il Newfoundaland e il Labrador – si e’ rivelata inconsistente. Nel 2006, l’anno in cui le pelli vennero pagate a prezzi eccezionalmente alti, il guadagno dalle foche e’ stato inferiore al 5% del reddito annuale. In media, nelle ultime stagioni, un sealer si e’ dovuto accontentare di una cifra che oscilla tra l’equivalente di 1500-3800 euro.
E quest’anno la crisi ha cambiato tutto. Per una pelle vengono offerti appena 15 dollari contro i 100 di 3 anni fa e la quota massima di abbattimenti e’ stata ridotta, a 280 mila esemplari, sebbene gli scienziati temano un crollo della popolazione delle foche del 30%.

L’industria del lusso
Mentre cresce l’opposizione dell’opinione pubblica e si fanno sentire le proteste da tutto il mondo, si moltiplicano le iniziative per mettere fine per sempre alla caccia. L’Unione europea ha appena messo al bando i prodotti di foca, spesso usati dall’industria del lusso e da molti stilisti. Non e’ certo chic vestirsi con pelli che grondano sangue.

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