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L’Aquila, sfacelo all’ospedale

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Sono passati due anni ma proprio non sembra: l’ospedale dell’Aquila non è molto diverso da come si presentava all’indomani della disastrosa scossa di terremoto che il 6 aprile 2009 devastò il capoluogo abruzzese. Lo dimostrano queste foto scattate di nascosto nelle sale operatorie abbandonate, nei corridoi ancora pieni di macerie, nelle stanze dove ammuffiscono le cartelle cliniche abbandonate e invecchiano i costosi macchinari da decine di migliaia di euro.

LA MAGISTRATURA INDAGA – Tra l’altro il nosocomio è al centro di una storia tormentata: l’inchiesta sulla sua costruzione (durata 30 anni e costata 9 volte più del previsto) ha appena visto la richiesta da parte del procuratore Alfredo Rossini di rinvio a giudizio per sei dei costruttori con l’ipotesi di reato d omicidio colposo. E ci sono sospetti di infiltrazioni mafiose tanto che sta indagando anche la Dda di Napoli. La ricostruzione è ferma. I 47 milioni dell’assicurazione sono finiti nel calderone della Asl per ripianare il debito sanitario regionale. Insomma è uno degli aspetti gravi del post sisma con cu gli aquilani combattono ogni giorno. Per l’8 aprile prossimo sono gia’ state calendarizzate le udienze per il processo civile di un’altra delle inchieste legate al terremoto, quella che vede indagati i vertici della Commissione grandi rischi (tra cui Bernardo De Bernardinis della Protezione civile e il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Enzo Boschi) e nel cui ambito i parenti delle vittime hanno chiesto un maxi risarcimento di 22 milioni di euro.