La seconda vita degli Abiti | Non Sprecare
Questo sito contribuisce all'audience di

La seconda vita degli Abiti

di Posted on

TORINO
la regina del riciclo. Non da ieri. Il titolo se l’e’ guadagnato sul campo, quando ha cominciato nel 1994 a trasformare in arte il suo bisogno di dare una seconda vita ai capi d’abbigliamento. All’epoca un vezzo. Oggi, in tempi di magra, una virtu’ super attuale. Tanto che ReMida – il centro di riciclaggio torinese che offre alle scuole materiale didattico raccolto dagli scarti aziendali- l’ha incoronata sua testimonial per diffondere in tutt’Italia quest’espressione che ormai e’ uno stile diffuso.

Pietra Pistoletto, 37 anni, figlia del famoso Michelangelo, non solo crea gonne e top con i calzettoni usati, borse con i pantaloni di seconda mano; ma e’ arrivata al punto di trasformare in quadro i rimasugli dei fili usati per cucire una serie di indumenti presentati l’anno scorso a una rassegna in Bielorussia. Quadro che e’ diventato la fantasia di un tessuto. Con lo stesso principio ha trasformato in tableau una marea di pezzettini di stoffa recuperati dagli avanzi degli abiti. Non si butta via niente. Ricavo i miei anti-gioielli dai rocchetti delle tende e dal ciarpame che le aziende buttano.

Alta e sottile, mora, una cascata di capelli ricci, sposata con un avvocato civilista, due figli di 6 e 8 anni, Pietra da 15 anni va a caccia di cose smesse. Poi si mette alla sua fedele Singer e crea (A 18 anni ho imparato a cucire alla scuola Montesano). Realizza opere che finiscono in mostra anche in Giappone. Capi che spesso sono pezzi unici o a tiratura limitata, un po’ come fa lo stilista di colore Xuli Bet a Parigi con le toilette ricavate dai sacchetti della spazzatura; o Martin Margiela con le sue tuniche puzzle di etichette, tappi di bottiglia, lenti da sole. Creazioni double-face, da indossare o da guardare. Come l’abito di Pietra da salotto fatto di pedalini- che volendo si infila su un piedistallo illuminato – con uno strascico che si trasforma in un gigante tappeto di 2 metri per 4. O, ancora, il vestito da sposa fatto di mutande d’antan, un must che la stilista-artista conserva. nato nel ’96, quando mi sono accorta che alla tivu’ non si parlava dei modelli presentati alle sfilate, ma solo delle trasparenze e di quel che si vedeva sotto.

La mania di riciclare le e’ venuta dopo il diploma al Polimoda di Firenze: Ho pensato che non c’era bisogno di roba nuova, bensi’ di rianimare quella vecchia. Vivo in via Milano, la vicinanza con il Balon mi ha influenzato parecchio, racconta ridendo. E mostra fra i suoi primi esperimenti anche il capo del cuore, un gilet composto da calzettoni di lana infeltriti: Li ho trovati in montagna, erano di mia nonna, delle mie due sorelle, di mia madre e di mio padre. Proprio lui mi ha impedito di venderlo. “Qui c’e’ la storia della nostra famiglia, bisogna tenerlo”, ha detto.

Un padre come Michelangelo Pistoletto e’ stata una presenza scomoda o una fortuna? Non ho mai pensato di mettermi in competizione con lui. Respirare una certa aria fin da piccola e’ stato lo stimolo per trovare con naturalezza la mia strada, unire arte e moda. Una moda che piace a molte. Dalle intellettuali torinesi alle rocchettare milanesi.

Da Giorgiana Persano (moglie del gallerista) alla cantante Gianna Nannini, fan dei braccialetti con serpentelli arricciati, ricavati dai bordi dei calzettoni. C’e’ tanto colore nelle sue creazioni, lei pero’ veste prevalentemente di nero, perche’? Chi comunica esternamente la propria creativita’ finisce poi per vestire di nero. elegante, pratico. Forse se non mi occupassi di moda sarei piu’ eccentrica. Compro dove capita, dal capo firmato alla maglietta da 7 euro di Pinkie. Ma in realta’ indosso parecchio quel che creo, stratifico a cipolla, perche’ ormai non esistono piu’ le stagioni. Chi cerca le sue cose le trova a Torino nel caffe’ libreria Mood e nel temporary shop Schoisi di Giulia Gauthier, in via Gassino 20/B che riaprira’ per una vendita straordinaria a meta’ marzo. Ma anche nel book shop della Fondazione Pistoletto a Biella.

Proprio per la Fondazione del padre, Pietra – in team con il direttore di Vogue Italia, Franca Sozzani e la stilista Alberta Ferretti – sta lavorando al progetto Citta’ dell’Arte Fashion Best (bio-eco sostenibile trend). Reclutiamo attraverso la Camera Nazionale della Moda alcuni stilisti che realizzino abiti con tessuti ecologici. La manifestazione si inaugurera’ a meta’ settembre.

Shares