Il nudo in stile ecologico | Non Sprecare
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Il nudo in stile ecologico

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Clothing Optional (il vestito è facoltativo), Naked at Home (spogliati in casa propria), Freedom fo Nudity (la libertà di essere nudi), Nudist Lifestyle (stile di vita nudista), tanto per citare le più gettonate. Sono nuove forme di aggregazione dei nudisti che grazie a Internet riescono a tessere una rete di solidarietà: uno modo ingegnoso di viaggiare dormendo in venti, trenta città diverse a costo zero comodamente svestiti grazie all’ospitalità di un naked, di una persona nuda come loro (i vestiti al contrario, vengono definiti textilist , tessili, in italiano).
Una comunità in crescita negli Stati Uniti – Clothing Optional conta 1.100 iscritti – che si dichiara soddisfatta di un’iniziativa priva di rischi con certe precauzioni (chi fa richiesta deve fornire un suo profilo molto dettagliato) che facilita uno stare insieme naturale. Molti di questi nudisti, però, sono tali solo fra le pareti domestiche; non frequentano i campi dove si ritrovano, sempre più numerosi in America come in Europa, i cosiddetti naturisti (movimento nato in Germania negli anni Venti che oggi conta circa 20 milioni di aderenti nel mondo).
Quelli che, stando alla definizione da loro scelta quando le varie associazioni si riunirono nel 1951 nella «Federazione naturista internazionale», vogliono vivere in armonia con la natura e praticano la nudità allo scopo di favorire il rispetto per gli altri e per l’ambiente. Mentre il nudista può essere nudo e basta (oggi all’insegna della comodità, negli anni Settanta come emblema della rivoluzione sessuale che contestava una morale ipocrita e repressiva), il naturista, è, per sua definizione, prima di tutto un ecologista convinto.
Un esempio? Il campo diurno nei pressi del lago di Caldaro, in Alto Adige, dove non c’è energia elettrica né acqua potabile: l’acqua per la doccia è scaldata al sole e dal fuoco a legna, che serve anche per cucinare. «In questa cornice di armonia con l’ambiente, il nudismo aiuta le persone ad abbattere le barriere etniche e linguistiche e a mitigare i pregiudizi», afferma convinto Giuseppe Ermini, bancario in pensione responsabile dell’associazione naturista dell’Alto Adige che nel giugno di quest’anno è riuscita a conquistarsi fino a settembre la gestione di 400 metri di spiaggia alla laguna del Mort, vicino a Jesolo. «Per raggiungerla però – precisa Ermini – bisogna fare una camminata di mezz’ora, non è così semplice. Altra cosa è il campeggio di Capo Rizzuto in Calabria, dotato di tutte le comodità dei camping normali, ma lì siamo già di fronte a un’operazione commerciale». Operazione commerciale che in altri Paesi è arrivata a produrre un bel business, visto che questa forma di turismo è in crescita (in Italia lo praticano Rosalinda Celentano, Gabriele Salvatores, Daniele Pecci, Gianna Nannini e Bob Sinclar). In Francia, grazie al sostegno dell’ente del turismo, oggi per i naturisti sono disponibili campi in aree suggestive della Bretagna (fra questi, uno dei più grandi d’Europa, nel parco di un castello) e dell’Aquitania, ma l’offerta è ampia anche in Croazia (l’Istria è stata la patria storica dei villaggi per naturisti, i primi negli anni Sessanta), in Spagna, in Germania (nel mondo questi campi sono circa 800). E si ha l’impressione che molti naturisti italiani optino per queste soluzioni, comode, ben organizzate e al riparo da occhi indiscreti. Ma quanti sono attualmente? «5.000 gli iscritti ufficialmente alla Federazione; in realtà molti di più, sfiorano i 500.000 – risponde Gianfranco Ribolzi, presidente della Fenait, la federazione naturisti italiani -, ma vanno all’estero, dove trovano una maggiore tolleranza». Basta guardare le cronache dei giornali, per rendersi conto che ancora oggi le denunce fioccano. Nell’estate dello scorso anno ci sono stati esposti a Santa Marinella e a Capocotta, ed è comparsa improvvisamente una recinzione a Gaeta. «Siamo ancora visti come esibizionisti maliziosi» lamenta Marco Boni, esponente dei naturisti toscani.
Ma al di fuori dei pregiudizi e della sessuofobia, in che modo la natura e la nudità possono divenire i principi di una dottrina? Se lo chiede Jean-Luc Nancy, uno dei maggiori filosofi viventi, nell’intervento che proprio stasera terrà alle 19.30 al Festival della filosofia di Modena. «Per capirlo – dice Nancy – occorrerebbe determinare con sufficiente chiarezza, da una parte, che cos’è la natura, dall’altra, che cos’è il nudo. In più per rendere conto del loro intreccio, bisognerebbe mostrare il carattere "naturale" della nudità e, reciprocamente, il carattere "nudo" della natura». Secondo il filosofo francese alla base del naturismo vi è un’ideologia metafisica affrettata che vede la natura come principio e forza autosufficiente, dispensatrice di vita sana e buona. Una grande ingenuità di cui l’ecologia cosciente e responsabile si è già sbarazzata.
Non è un giudizio troppo severo?