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Il mondo e’ ancora in grado di alimentare se stesso?

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Da The Wall Street Journal Peter Brabeck-Letmathe, il presidente della Nestlè, fa una riflessione sul tema politiche agricole, biocarburanti e fame nel mondo.
Noi di Slow Food siamo agli antipodi del modus operandi della Nestlé, però Brabeck-Letmathe pone questioni interessanti. Vi proponiamo qui sotto un estratto dell’articolo, giudicate voi:

Come si addice al presidente della più grande azienda alimentare del mondo, Peter Brabeck-Letmathe, ciò che conta sono le calorie. Ma non è il suo regime dietetico a preoccupare il presidente ed ex amministratore delegato della Nestlè. Quanto, piuttosto, tutto il cibo che gli Stati Uniti e l’Europa stanno convertendo in carburante, mentre i poveri del mondo continuano a soffrire la fame.
"I politici", sostiene Brabeck-Letmathe, "non capiscono che tra il mercato alimentare e il mercato energetico sussiste uno stretto collegamento". Questo collegamento e’ rappresentato dalle calorie.
L’energia immagazzinata in un bushel (27,216 kg) di grano può alimentare una macchina o sfamare una persona. E sempre piu’, grazie ai mandati governativi e ai sussidi sull’etanolo, negli Stati Uniti, e agli incentivi sui biocarburanti, in Europa, colture dedicate ad alimenti o mangimi per il bestiame vengono oggi destinate alla produzione di carburante. Le stime piu’ recenti del Dipartimento all’Agricoltura degli Stati Uniti prevedono che quest’anno, per la prima volta, gli agricoltori americani raccoglieranno piu’ grano per la produzione di etanolo che per l’alimentazione. In Europa, circa il 50% del raccolto di colza e’ destinato alla produzione di biocarburante, secondo Brabeck-Letmathe, mentre "in tutto il mondo, circa il 18% dello zucchero viene utilizzato per i biocarburanti".
In un certo senso, tutto cio’ rappresenta un notevole successo – cinquant’anni fa, quando la popolazione mondiale era la meta’ di quella di oggi, catastrofisti, come Paul Ehrlich, mettevano in guardia sul fatto che il mondo si sarebbe trovato di fronte a un numero impressionante di morti a causa della fame. Oggi, con quasi sette miliardi di bocche da sfamare, produciamo cosi’ tanto cibo che non ci preoccupiamo di bruciarne tonnellate per produrre carburante.
O almeno non ce ne preoccupiamo in Occidente. Se il prezzo dei cereali che consumiamo a colazione aumenta, perche’ deviamo la produzione agricola verso l’etanolo o i biocarburanti, tutto cio’ ci procura un certo fastidio. Ma se il prezzo del grano o della farina raddoppia o triplica nel Terzo Mondo, dove, secondo Brabeck-Letmathe, le persone "spendono l’80% del reddito disponibile per l’acquisto di cibo", centinaia di milioni di persone soffrono la fame. E, a volte, come e’ avvenuto in Medio Oriente all’inizio di quest’anno, si ribellano.
"Cio’ che noi, oggi, chiamiamo la primavera araba", ha spiegato Brabeck-Letmathe, presso la sede mondiale della Nestle’, "in realta’ e’ iniziato come una protesta contro il continuo aumento dei prezzi alimentari. Vi e’ una differenza enorme", spiega, "tra come noi viviamo questa crisi e quella che e’ la realta’ di oggi per centinaia di milioni di persone, che stiamo spingendo in una condizione di estrema poverta’ con politiche sbagliate". In primo luogo, vi e’ la mania dei biocarburanti, frutto delle preoccupazioni concernenti l’indipendenza energetica, le forniture di petrolio, il surriscaldamento globale e, ironia della sorte, la stabilita’ politica del Medio Oriente.