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Il buco dell’ozono c’è ancora

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Dell’ozono ci si ricorda solo quando è poco o è troppo. Nel secondo caso torna d’attualità in estate e nelle metropoli perché in dosi eccessive provoca malattie respiratorie. E l’Italia è la nazione europea messa peggio. Oppure perché manca, come nelle regioni polari, in quanto porta all’aumento di problemi oculistici e tumori alla pelle. Poiché quest’ultimo caso è un guaio a livello globale, le Nazioni Unite hanno istitutito nel 1995 la Giornata internazionale per il mantenimento dello strato di ozono. La scelta del 16 settembre è legata alla data in cui nel 1987 venne firmato il Protocollo di Montreal, con il quale vennero messi al bando i Cfc, ossia i gas principali imputati per la distruzione dello strato di ozono sopra i poli, trattato che è stato ratificato finora da 196 nazioni, cinque in più del Protocollo di Kyoto.

OZONO – L’ozono è una particolare molecola di ossigeno formata da tre atomi al posto degli abituali due dell’ossigeno che respiriamo. La Terra è circondata da uno strato naturale di ozono che si trova nella stratosfera tra 15 e 35 chilometri di altitudine. A causa delle basse temperature, l’ozono tende a dissolversi sopra le regioni polari (più sull’Antartide che sull‘Artico) seguendo il ciclo delle stagioni. Negli ultimi decenni però le emissioni umane hanno accelerato il processo, fino a creare veri e propri «buchi» al polo Nord e al polo Sud. Lo strato di ozono è fondamentale per la presenza della vita, sotto qualsiasi forma, sul nostro pianeta. L’ozono ha infatti la capacità di assorbire le radiazioni ultraviolette emesse dal Sole, in particolare quelle di lunghezze d’onda più nocive (Uv-B). Se queste arrivassero al suolo, danneggerebbero il Dna delle cellule.

AZIONE – Il buco dell’ozono è una faccenda tremendamente seria e i dati scientifici così evidenti che la messa al bando dei Cfc ha trovato subito una rapida risposta politica da parte di tutti gli Stati del mondo. Il Programma dell’ambiente delle Nazioni Unite (Unep) ha messo a punto un apposito canale su YouTube per ripercorrere la storia del Trattato di Montreal e le azioni che vengono messe in atto in occasione della Giornata internazionale, che quest’anno ha come tema L’opportunità unica di mettere fuori gioco gli Hcfc, i gas che hanno preso il posto dei famigerati Cfc e che dal 1° gennaio 2015 saranno anch’essi messi fuori produzione. Hcfc che provocano ancora molte polemiche, come in un recente studio della Svizzera che accusa l’Italia di non dire la verità sugli idrocarburi idrogenati.

MIGLIORAMENTO – In Antartide le cose stanno andando meglio. Rispetto alle dimensioni massime raggiunte il 24 settembre 2006 (29,6 milioni di km quadri), il buco dell’ozono si è ridotto a 22,6 milioni il 25 settembre dello scorso anno. Si spera che i dati 2011 (che saranno noti tra qualche settimana perché il minimo si raggiunge tra l’ultima decade di settembre e la prima di ottobre) facciano registrare un ulteriore miglioramento. Per quanto riguarda la quantità di ozono presente, il minimo venne toccato l’8 ottobre 2006 con 84 unità Dobson (l’unità di misura dello strato di ozono). Si parla di «buco nello strato di ozono» quando si scende sotto le 220 unità Dobson. Purtroppo le cose vanno meno bene a nord. Sull‘Artico a inizio 2011 c’è stata un’inaspettata perdita di ozono con un calo del 40% tra l’inizio dello scorso inverno e la fine di marzo a conferma che, nonostante la messa al bando dei Cfc risalga a oltre vent’anno fa, la lunga vita di questi gas condiziona e condizionerà ancora a lungo lo strato di ozono. Il paziente, quindi, sta un po’ meglio, ma per dire che è fuori pericolo e che è in grado di tornare a casa, forse è meglio aspettare ancora. E non abbassare la guardia.