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“I soldi non servono. Da 13 anni vivo bene a colpi di baratto”

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Tredici anni fa Heidimarie aveva una casa, un’automobile, uno studio da psicoterapeuta, gioielli, libri, dischi, mobili, un guardaroba pieno di vestiti. Ha regalato tutto. Ha chiuso il conto in banca, ceduto i suoi quadri, dato i suoi risparmi a chi pensava ne avesse bisogno. Ora, a parte gli abiti che indossa e una piccola borsina arancione altro non ha. E altro non vuole avere.

Da tredici anni Heidimarie Schwermer vive felicemente senza denaro. Baratta, scambia, offre servizi e ne riceve altri.

Tutto quello che possedeva ieri mattina, prima di partire da Francoforte per Porta Susa, era contenuto in un sacchetto di plastica lasciato a un centro di beneficenza: gli abiti per l’inverno che ora, coi primi tepori, non servono piu’. Le scarpe nuove che indossa sono un regalo di un’amica, frutto di un acquisto sbagliato.

I princi’pi dell’ex maestra e ex psicoterapeuta di Dortmund varrebbero nel migliore dei mondi possibili. Sono quelli che stabiliscono che gli uomini sono uguali, cosi’ come i diversi talenti: il medico ti cura in cambio di qualche ora di baby-sitting, la parrucchiera ti taglia i capelli se gli guardi il cane, i vestiti si scambiano, le cene vengono offerte. Tutti possiamo ottenere cio’ di cui abbiamo bisogno, perche’ tutti abbiamo qualcosa da offrire in cambio.

Per dormire bastano le case vuote per le vacanze, l’opitalita’ di qualcuno, in cambio di un’innaffiatura delle piante e qualche crocchino ai gatti di casa, per vestirsi gli abiti smessi di qualcun altro, per i libri lo scambio. Il verduriere regala zucchine e insalate, perche’ sa che Heidimarie gli portera’ il caffe’ del droghiere, che a sua volta ha ricevuto ripetizioni per la figlia.

Quello di Heidimarie e’ l’esperimento estremo di una visione del mondo che l’aveva portata a creare, nel 1994, il primo circolo del baratto. Ora, a 67 anni, due figlie grandi e un progetto diventato realta’, dice che non e’ mai stata tanto felice e ricca: Nel mio mondo – dice sorseggiando un bicchiere d’acqua in un bar alla Gran Madre – finite le consumazioni ce ne potremmo andare senza pagare. Il barista sa che gli tornera’ indietro la sua offerta, sotto forma di aiuto per le pulizie, per esempio, o con pacchi di caffe’. Liberarsi dal denaro vuol dire cambiare atteggiamento verso gli altri e verso il mondo.

Una lotta poco ideologica e molto esistenziale, spiega lei: Vivere senza denaro significa vivere senza paure, felici, liberi. La sua visione del mondo non prevede competizione, ansie e gabbie. Inizio’ da sola, ora i gruppi aumentano e la qualita’ del baratto evolve: Iniziai perche’ volevo cancellare le differenze tra ricchi e poveri, le differenze di classe, quelle che determinano il tuo valore sulla base del conto in banca e del mestiere che fai. So che il metodo funziona e che chi trova il coraggio di rinunciare al denaro, passo dopo passo, non torna piu’ indietro. Ora non si offre solo per avere, si offre e basta perche’ tutto torna.

Il primo passo e’ dare per ricevere, si scambiano servizi, si rinuncia alle cose inutili e si prendono quelle di cui si ha bisogno: Non si puo’ pretendere di fare il salto di colpo, non tutti possono, o mai potranno vivere come vivo io. Tutti pero’ possono ridimensionare il valore dei soldi e del possesso e liberarsi dalla schiavitu’ del consumismo.

Heidimarie e’ a Torino da ieri per una serie di incontri organizzati dal Centro Armonia Valgomio e viene seguita dalla casa di produzione torinese EiE film di Paolo Pallavidino, che sta lavorando alle riprese di un film documentario sulla sua storia: una co-produzione internazionale (finanziata anche dal Piemonte Doc Film Fund) che vede alla regia la norvegese Line Halvorsen, ed e’ gia’ stata acquistata da cinque televisioni.