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Gli orecchini che costano poco fanno male alla salute

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Da una ricerca pubblicata sul Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology emerge che molti orecchini in commercio contengono una quota pericolosa per la salute del metallo allergizzante.

LO STUDIO In due capitali europee, Londra e Varsavia, è stata effettuata una curiosa indagine di mercato. Dai negozi e mercati di ciascuna città, Jacob Thyssen, uno dei ricercatori che ha condotto lo studio, ha personalmente prelevato circa 200 orecchini, in ragione di 10 pezzi per ogni esercizio commerciale visitato e di un massimo di 30-40 pezzi nei mercatini locali. E’ stato scelto uno stile verosimilmente prediletto da ragazze e giovani donne e una tipologia di negozio il più possibile varia. La spesa complessiva è stata modesta (1.800 euro), dal momento che ogni paio di orecchini è costato da 1 a 12 euro. Il piccolo tesoro è stato analizzato con un metodo chimico abitualmente usato per individuare la presenza del nickel (la reazione con  la dimetilgliossima, una sostanza che combinandosi con il metallo ricercato fa assumere all’oggetto un inconfondibile colore rosa). La positività alla reazione chimica è stata frequente (del 15% circa tra i campioni inglesi e del 18% tra quelli polacchi) e più probabile quanto gli orecchini provenivano da mercatini o bancarelle (37% e 39% rispettivamente).

COME CAUTELARSI  – Nonostante la normativa internazionale adottata dalla Commissione Europea nel 1994 per controllare le allergie al nichel e le successive direttive, sono ancora in commercio molti orecchini e certamente altri gioielli che espongono chi li indossa a questo disturbo. E’ noto che l’allergia al nickel insorge dopo il contatto ripetuto e prolungato della pelle con articoli che ne rilasciano piccole quantità (gioielli, orologi, montature per occhiali, mollette per capelli e persino i cellulari, le monete e alcuni attrezzi di lavoro) e che la reazione cutanea si manifesta nelle sedi più prossime al contatto, come le mani e la testa. E’ evidente che non bastano le norme a proteggere il consumatore: «Abbiamo scelto Londra e Varsavia in quanto appartengono a due nazioni entrate nella Comunità europea o molto presto (nel 1973, la Gran Bretagna) o tra le ultime (nel 2004, la Polonia), eppure non abbiamo trovato sostanziali differenze – afferma Thyssen, il primo firmatario dello studio – quello che possiamo raccomandare è di rivolgersi alle grande catene commerciali dove abbiamo riscontrato una maggiore sicurezza dei prodotti offerti». E forse di spendere qualche euro in più.