Questo sito contribuisce all'audience di

Giornata mondiale contro l’Alzheimer, sono le donne che combattono, spesso sole, contro la malattia

Un nuovo malato al mondo ogni 3,2 secondi. In Italia sono 600mila le persone colpite da una devastante demenza. E chi pensa a loro? Solo le donne, con una spesa di 11 miliardi di euro l’anno coperta per il 73 per cento dalle famiglie

Condivisioni

GIORNATA MONDIALE ALZHEIMER –

Contate fino a tre. In questo rapidissimo lasso di tempo (esattamente 3,2 secondi) si conta nel mondo un nuovo malato di Alzheimer, la malattia per la quale il 21 settembre si celebra la Giornata Mondiale. Una progressione davvero impressionante, con quasi 10 milioni di nuovi casi di demenza ogni anno. In Italia uomini e donne colpiti dall’Alzheimer sono ormai sopra la soglia dei 600mila, e purtroppo la situazione andrà peggiorando in futuro, considerando l’invecchiamento della popolazione. Già oggi gli ultrasessantenni sono il 22 per cento della popolazione per un totale di 13,4 milioni di cittadini.

LEGGI ANCHE: Un centro per l’Alzheimer a Roma bloccato dalla solita burocrazia

ALZHEIMER SINTOMI INIZIALI –

L’Alzheimer non è solo una malattia, ma è una valanga che travolge singole persone, coppie, famiglie. E innanzitutto le donne, visto che sono loro a fare fronte, in prima fila, a questa autentica emergenza. Quando c’è un malato di Alzheimer in famiglia, state sicuri che c’è una donna, o anche più donne, che lo seguono, sapendo che parliamo di una malattia incurabile, dove l’unica cosa da tentare è quella di non compromettere troppo la qualità della vita del paziente.

Servono badanti, e mancano; serve assistenza pubblica, e non si vede se non in rari casi; servono caregiver  e invecchiano come i pazienti. Il costo complessivo per l’Alzheimer, in termini di costosissime spese sanitarie e anche per la compagnia ai malati, è pari a 11 miliardi di euro all’anno, dei quali il 73 per cento sono a  carico delle famiglie. Delle donne, delle solite donne. Come Patrizia Spadin, che qui racconta la sua sfida con l’Alzheimer. Una sfida che coinvolge intere comunità e associazioni. Reti di pazienti e familiari che, insieme, provano a farcela. Reti come il gruppo di Abbiategrasso, dove è nata un’intera comunità di «amici dei pazienti», o come gli Alzheimer Cafè, luoghi di incontro e di socializzazione dei malati.

SOSTEGNO MALATI ALZHEIMER –

Ecco le donne coraggiose che combattono davvero contro l’Alzheimer: il racconto nel libro L’egoismo è finito.

Patrizia Spadin ha scoperto l’Alzheimer della madre vittoria da alcuni sintomi, che all’inizio parevano solo delle enigmatiche stranezze: «Era una donna colta e raffinata, e improvvisamente iniziò a mettere il maglione al contrario, a dimenticarsi il trucco, poi persino di lavarsi. Non sapevo che cosa fare, andai dallo psichiatra, dal neurologo, e decisi di ricoverarla in clinica per alcuni mesi. Quando si arrivò a una diagnosi, all’epoca l’Alzheimer era una malattia del tutto misteriosa: decisi di portarla a casa, dove l’ho curata e accudita per 17 anni, stravolgendo completamente la mia vita. Allora mi sono detta: quello che ho passato io, anni di incertezza, di solitudine e di rinunce, non deve toccare anche agli altri…» Patrizia ha fondato l’Associazione italiana malati di Alzheimer (Aima), costruendo una rete tra le famiglie che improvvisamente si ritrovano sul fronte di una guerra della quale conosci soltanto l’ultimo atto.

PER SAPERNE DI PIÙ: Il movimento fa bene al cervello e rallenta il declino delle cellule

L’Aima ha 27 sedi locali sparse in tutta Italia, e un numero verde attivo dal lunedì al venerdì, che risponde ai quesiti, offre indicazioni, consigli, punti di riferimento. I racconti non sono mai uguali nei dettagli, ma la domanda finale è sempre la stessa: «Che cosa devo fare? Mio padre mette l’accappatoio per andare a fare la spesa, mia suocera oggi ha comprato il pane cinque volte, il nonno ha nascosto l’orologio nella zuccheriera. Che cosa devo fare? Lui non riesce più a deglutire, lei ha le piaghe da decubito; mio marito è sfinito dal calvario del padre ed è caduto in depressione, mia moglie continua a consultare medici a caccia di una speranza per la madre. Che cosa devo fare?»

Le famiglie dell’Aima si riuniscono per scambiarsi dolore e conforto, soluzioni e rimedi, paure e speranze. Condividono una richiesta di aiuto, una battaglia di civiltà, una protesta collettiva contro l’indifferenza. Di fronte alla slavina dell’Alzheimer la famiglia, altruista per natura e per necessità, per convenienza e per amore, diventa la supplente del welfare egoista che chiude occhi e rubinetti, non allunga la coperta, sempre troppo corta quando ci sono malati scomodi come gli anziani senza parola e senza memoria.

Il welfare egoista promette e non mantiene: assistenza domiciliare, servizi di primo intervento, aiuti che non arrivano mai. Il welfare familiare agisce e paga il conto: il Censis ha calcolato che un malato di Alzheimer costa mediamente 60900 euro l’anno, comprese le spese per l’assistenza giorno e notte, i farmaci e le badanti, gli stipendi mancati perché qualcuno smette di lavorare. Un familiare su cinque dedica almeno dieci ore al giorno al malato di Alzheimer.

Dice Patrizia: «Se non ci fossero le famiglie, se non fosse cresciuta una civiltà dello stare insieme quando sei solo, l’Alzheimer sarebbe una devastazione, avremmo un genocidio di anziani. Qualche mattina mi sveglio con la sindrome di don Chisciotte, di una battaglia contro i mulini a vento, ma mi basta un’ora al telefono, a rispondere alle richieste che arrivano attraverso il numero verde, e sento l’energia che ritorna, la voglia di stare insieme, di combattere insieme, e di non rassegnarsi all’impotenza».

PER APPROFONDIRE: Mangiare sano salva il cervello e allontana il rischio Alzheimer