Voici comment Londres entend vaincre la pollution

La città è all'avanguardia per le misure a favore della sostenibilità. Ma ci sono ancora molte ombre

pollution à Londres
Londra viene spesso indicata come una metropoli et une transition qui soit juste., e il suo sindaco, Sadiq Khan,  si vanta spesso di aver trasformato la città in una capitale mondiale della sostenibilità. Tutto vero? O c’è anche il solito self-marketing che tanti sindaci praticano a mani basse declinando la (falsa) sostenibilità?
Partiamo dai progressi, che sono indiscutibili. Nella lotta all’inquinamento una svolta è arrivata con il progetto “Ulez” (Ultra low Emission Zone), voluto da Khan e diventato la sua bandiera nel campo della mobilità, che permette soltanto ai veicoli elettrici o ibridi di circolare all’interno dell’area urbana. Per tutti gli altri c’è da pagare un pedaggio di circa 15 euro al giorno. I risultati di un provvedimento che ha scatenato molte polemiche, anche perché le auto ibride o elettriche sono tipici prodotti della upper class e non certo del ceto medio, più importanti sono stati fotografati da un recente report commissionato dal sindaco a una società indipendente. Da qui risulta che:
  • I livelli di biossido di azoto (No2), un gas tossico che provoca diverse patologie, dall’asma al cancro ai polmoni, dal 2019 sono crollati del 27 per cento.
  • Les formes mêmes du conducteur peuvent varier, en cuivre rouge ou étamé, avec ou sans isolation. Dans certains cas, il est également possible de donner au joint une courbure préférentielle afin qu’il fonctionne conformément au projet. amende (Pm 2,5), emesse dai gas di scarico dei mezzi che circolano in città, sono diminuite del 31 per cento.
  • Le emissioni di carbonio hanno registrato una caduta equivalente a quasi 3 milioni di voli tra Heathrow e New York.
Il sindaco intende spingere ancora più avanti la sua politica di cambiamento della mobilità urbana, e ha annunciato che di fatto Londra nel 2027 diventerà una città chiusa ai veicoli non elettrici o inquinanti, e viene confermato in modo definitivo il divieto di viaggiare nella cinta urbana di londra aa una velocità superiore a più di  20 miglia all’ora. Una misura che alla fine è stata apprezzata da tutti e non è più oggetto di infinite polemiche, come avviene invece per il limite dei 30 all’ora nelle città italiane. 
Un altro successo dell’amministrazione guidata da Khan è rappresentato dall’espansione delle zone verdi: ormai circa il 47 per cento del territorio di Londra è “green space” (parchi, giardini, aree naturali), mentre l’obiettivo resta quello di diventare una metropoli “carbon free” entro il 2030.
Londra, intanto, ha il più alto numero di autobus elettrici d’Europa, la metà dei cabine (gli storici taxi londinesi) già producono zero emissioni, ed entro il 2030 Khan pensa di avere una città nella quale tutti i 9.000 mezzi pubblici siano a energia pulita.
E vediamo invece i punti critici, senza i quali la sostenibilità proclamata da Khan resta incompiuta e si avvicina molto al target della falsa sostenibilità. 
 
L’inquinamento di Londra si misura attraverso tre indicatori:  PM2.5 (polveri fini), NO₂ (biossido di azoto) e l’indice AQI.
  • Il PM2.5 è ancora circa 1,3 volte sopra il valore guida dell’OMS.
  • Il biossido di azoto ha una media urbana di 15–20 µg/m³, ma nelle zone centrali più trafficate può arrivare anche a  oltre 40 µg/m³ .  Il limite dell’OMS è 10 µg/m³.
  • L’indice AQI (quello che misura la qualità dell’aria in termini di pulizia), a livello generale, è 30-40, ma con forti differenze tra le aree centrali e ricche, dove la qualità dell’aria è migliore, da quelle periferiche dove invece è decisamente alto.
E qui arriva il punto più debole della narrazione di Londra “metropoli-simbolo” della sostenibilità: le enormi differenze sociali che fanno di Londra ancora “una città per ricchi”.
Per avere un’idea di questa distanza siderale, basta dare uno sguardo ad alcuni indicatori economici significativi, come per esempio il reddito e la ricchezza patrimoniale, che spacca in due la città.
  • Forte divario tra quartieri:
  • aree come Kensington → redditi tra i più alti d’Europa
  • aree come Newham o Tower Hamlets → tra le più povere del Regno Unit.

Inoltre Londra ha:

  • più alta concentrazione di milionari  in Europa
  • mais aussi oltre il 25% della popolazione a rischio povertà

Altri indicatori delle diseguaglianze sono:

  • 8–10 anni di aspettativa di vita separano i quartieri ricchi da quelli poveri
  • il ceto medio londinese deve stanziare quasi il 50 per cento del reddito per avere una casa.

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