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Fame globale

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di Vita Lo Russo

Nel giro di 24 ore, giovedì 10 febbraio, la Corea del Nord ha lanciato un Sos tramite la sue ambasciate a tutti i governi del mondo chiedendo aiuti alimentari, mentre Evo Morales presidente boliviano è stato messo in fuga dalle proteste di un gruppo di minatori nella città di Oruro nell’Ovest del Paese latino.
Questi gli ultimi effetti, clamorosi, dei rincari dei generi alimentari a livello planetario. Dopo che le impennate dei prezzi di grano, mais e soia nel 2010, che sono state alla base della collera di Tunisi e Algeri, che poi ha raggiunto l’Egitto, ora è il turno dello zucchero.
CARO DOLCE ZUCCHERO. L’India, il secondo produttore al mondo di canne da zucchero, non ha confermato le previsioni di produzione, e per reazione la «dolce» commodity il 2 febbraio a Londra ha raggiunto il prezzo record di 505,90 dollari alla tonnellata, la cifra più alta da gennaio del 1989.
La Bolivia è il primo dei paesi del Sud America a cadere vittima dei ricari delle commodity. Dopo gli scioperi del pane dello scorso dicembre che hanno costretto i militari del Paese a distribuire pagnotte a prezzo politico per le strade di La Paz, oggi nei supermercati scarseggia anche lo zucchero. E sei i Paesi in via di sviluppo soffrono la fame, le multinazionali collegate alle materie prime agricole tagliano i profitti. A cominciare dalla Pepsi. I miseri raccolti di canne e barbabietole infatti pesano anche nella produzione di una lattina di cola.
I TAGLI DEGLI DEGLI AIUTI ONU. Il regime di Pyongyang che in genere è molto accorto a tenere nascosti i problemi del Paese, è stato costretto a uscire allo scoperto usando addirittura i canali diplomatici per chiedere gli aiuti. I dispacci sono stati  inviati dopo che l’Organizzazione della Nazioni unite aveva annunciato di non potere soddisfare le richieste alimentari della Corea del Nord, che superavano di un quinto il budget per il 2011 stanziato dal Programma alimentare mondiale.