Gli italiani amano il gioco d’azzardo, al punto da praticarlo con frequenza, ogni giorno, quando indossano i panni dei pedoni e osano affrontare la roulette delle strisce pedonali. Se vinci, attraversi la strada e sei salvo; se perdi, finisci all’ospedale o al camposanto ed entri nell’album dei ricordi delle Vite sprecate. Ogni anno circa 450 italiani ci rimettono la pelle perché hanno perso la loro scommessa stradale, e nessuno di loro immaginava che il luogo più sicuro per un pedone potesse diventare, in modo automatico, il più pericoloso.
Quando si muore in modo così assurdo, sui giornali c’è giusto lo spazio per un trafiletto, e i comportamenti degli automobilisti incivili (e tendenzialmente aspiranti criminali) non è quasi mai oggetto di un’analisi di una delle tante società di sondaggi che ci riempiono la testa sui trend elettorali e sulle preferenze dei consumatori. Non ci resta allora che l’esperienza sul campo, per provare a dare qualche risposta alla tendenza tutta italiana di fare fuori i pedoni mentre attraversano la strada.
La scusa più frequente, da parte di chi investe e ha la tendenza a dare le colpe agli altri (altro atteggiamento molto nazionalpopolare…), è che le strisce si vedono male, sono poco illuminate, talvolta sono piazzate troppo a ridosso delle curve. Spiegazioni che hanno un fondamento, sicuramente, ma nulla tolgono all’idea egocentrica dell’automobilista tipo che circola nelle città italiane, il quale si considera per diritto acquisito “il padrone della strada”. Guida come gli pare, getta rifiuti dal finestrino, strimpella con il clacson se chi lo precede al semaforo, quando arriva il verde, non scatta come un razzo. E travolge i pedoni sulle strisce.
Aggiungete alle cause più diffuse anche l’eccessiva velocità con la quale si guida l’auto (e anche la moto e il motorino) nelle aree urbane, e il quadro delle cause dell’eccidio dei pedoni è completo. Una conferma molto interessante di questa nuova barbarie arriva da una ricerca sul campo fatta dal mensile Quattroruote: a Roma soltanto il 10 per cento degli automobilisti si fermano quando vedono un pedone che intende attraversare le strisce pedonali, e il 70 per cento dei conducenti di macchine sono specializzati nel “dribblare” i poveri giocatori d’azzardo che pensano di essere cittadini di una metropoli civile. Dimenticano che Roma è una capitale, innanzitutto della corruzione e dello scarso senso civico, due tendenze che crescono in modo parallelo, e comunque non è che nel resto d’Italia le cose vadano decisamente meglio: a Milano gli automobilisti che rispettano i pedoni che attraversano sulle strisce sono il 20 per cento, a Bologna si arriva al 30 per cento. E i primi a capire l’aria che tira sono proprio i pedoni: il 90 per cento di loro, pur accettando l’azzardo, quando attraversano la strada sulle strisce manifestano le proprie intenzione. Alzano un braccio, fanno un cenno,e se sono anziani, alzano il bastone. Attenzione, però, anche questo gesto di estrema e visibile autodifesa potrebbe non bastare. A Milano, il povero Franco Bertolotti, 87 anni, ha agitato il bastone prima di attraversare in una strada in pieno centro, ma comunque è stato travolto sulle strisce pedonali da un veicolo il cui conducente si è poi dato alla fuga. Soccorso in condizioni gravissime, è morto poco dopo in ospedale.
Le strisce pedonali sono diventate così il microcosmo urbano della nuova inciviltà, che tende a considerare gli altri come dei fantasmi. Invisibili e da ignorare. E come per qualsiasi microcosmo, anche attorno alle strisce si consumano una serie di piccoli e grandi misfatti che rientrano tutti nella sfera della vita comunitaria sempre meno rassicurante. La bassa velocità in città, con il limite dei 30 chilometri allora, dovrebbe essere la norma, invocata da tutti e nell’interesse di tutti, e invece è diventata un provvedimento da dibattito infinito, comprese le incursioni del TAR che in Emilia Romagna ha pensato bene di aprire un braccio di farro con il sindaco di Bologna proprio sul limite di 30 chilometri introdotto nel capoluogo emiliano.
Tornando alla scarsa illuminazione, è assolutamente vero che in tanti luoghi le strisce non hanno un minimo di illuminazione (che in altri casi è assolutamente sprecata nelle aree urbane) e non sono ben visibili: ma questo fa parte del capitolo della manutenzione trascurata e ignorata da amministrazioni comunali assetate di eventi e di appalti, non di normale e quotidiana cura del bene comune chiamato città. E la luce scarsa, in ogni caso, non giustifica il buio del cervello di un automobilista pronto a eliminare sulla strada chi lo disturba per il solo fatto che la attraversa nel punto giusto e protetto, secondo quanto previsto dal codice della strada.
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