Questo sito contribuisce all'audience di

Energia e calore insieme per bollette più leggere

di Posted on
Condivisioni

Produzione simultanea di elettricità e calore. Risparmiando sui costi, e al tempo stesso riducendo le emissioni. Per la cogenerazione è il momento del grande balzo. Da soluzione fin qui applicata soltanto in alcuni segmenti del mercato, a possibile nuovo ospite abituale di appartamenti, aziende e persino di intere cittadine. In realtà, i principi su cui si basa la cogenerazione risalgono agli anni Settanta. Ma soltanto oggi sta entrando in partita per diventare il futuro delle tecnologie pulite. Del resto, insieme alle fonti rinnovabili, il sistema combinato è una delle strategie di contenimento di inquinamento e bollette indicate dall’Iea come una delle nuove promesse: secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia (Co-generation and Renewables: solutions for a low-carbon energy future) i tempi per prendere in considerazione la componente del calore nella domanda energetica sono finalmente maturi. A oggi, a tale domanda si risponde ancora soprattutto con combustibili fossili, come carbone, gas e petrolio, e che, sul totale dei consumi globali pesa il 47%, contro il 17% di quella elettrica.

MERCATO IN DECOLLO – È il motivo per cui il calore prodotto dalla cogenerazione e distribuito mediante reti di riscaldamento è diventato, in termini di risparmio e impatto ambientale, la chiave di volta rispetto alla produzione separata delle due energie. «In Italia», spiega Marco Comelli, «organizzatore, insieme a E-gazzette.it e Updating, delle giornate nazionali per promuovere la micro cogenerazione che il 21 marzo a Milano arriveranno alla loro sesta edizione, «la generazione combinata è già decollata nel settore terziario. Sono sempre di più, infatti, i grandi centri commerciali in cui viene utilizzata e, anche nel domestico e nell’aziendale, la domanda continua esponenzialmente a crescere».

LA PARTITA – A giocarsi la partita per conquistarsi il mercato, secondo Comelli, due grandi player: ABenergy e il gruppo Dsf, più una serie di piccole realtà pronte a contendersi fette del business emergente, lavorando sul recupero del calore di scarto e massimizzando l’efficienza dei sistemi. «Tra i nuovi», spiega Comelli, «ci sono aziende come la Turbodel, l’Exergy e la Progeco che stanno mettendo a punto recuperatori sempre più efficaci nell’aumentare il rendimento energetico, attualmente attestato sul 75%, ma in grado di crescere fino all’85%. Ma c’è anche chi lavora con le tecnologie aerospaziali».

– In principio furono i motori. È a loro che bisogna risalire quando si parla della storia di questa tecnologia. Almeno in Italia, visto che il primo microcogeneratore, chiamato Totem (Total Energy Module), è stato realizzato dal Centro ricerche della Fiat (Crf) negli anni Settanta partendo dal motore di una 127 alimentato a metano. «La cogenerazione», racconta Stefano Re Fiorentin, direttore generale Crf, «era per il gruppo Fiat di allora un tema trasversale. La crisi del petrolio degli anni Settanta, infatti, aveva messo tutti di fronte al problema dell’efficienza energetica. Da quello partimmo per mettere a punto un sistema, inventato da uno dei nostri ingegneri, Mario Palazzetti. L’idea era quella di utilizzare sia l’energia meccanica prodotta dal motore, convertendola in energia elettrica (eventualmente da rimettere in rete), sia l’energia termica dissipata nell’acqua di raffreddamento ai fini del riscaldamento civile. Un grande risultato per il nostro centro che, nel corso degli anni, ha visto una distribuzione assai significativa di Totem nelle aziende municipalizzate».

IL TOTEM

 

IL FUTURO – A distanza di quasi 40 anni, l’estrazione dell’energia meccanica e la sua trasformazione in riscaldamento ed energia elettrica, è diventata sempre più appetibile per un numero crescente di applicazioni in realtà industriali diverse. Fino a esempi di teleriscaldamento su vasta scala, in grado di riscaldare interi paesi. Tra questi, la città di Borgaro Torinese – realizzata in soli dieci mesi dalla Cogen Power – in cui nel sottosuolo corrono già i primi 11 km di tubi collegati a una centrale di cogenerazione dotata di un motore endotermico da 3 MW chiamata, visto la stazza, Anaconda. Un impianto che ogni anno evita l’immissione nell’atmosfera di 1.423 tonnellate di CO2. E che, tra i risultati ottenuti, può vantare anche una massiccia adesione al sistema da parte dei residenti, il 95%. Con un risparmio del 20% ogni anno sulle bollette di ciascun abitante e un risparmio complessivo di 550 mila euro, senza contare il taglio dei costi e dei disagi legati alla manutenzione delle caldaie.

COMBUSTIBILI NUOVI – Infine, a fare della cogenerazione tra i sistemi del futuro, oltre al risparmio economico è anche la riduzione dell’impatto ambientale. Tra gli aspetti di maggior interesse di questa tecnologia, infatti, l’ampia scelta dei combustibili per far funzionare i sistemi: oltre al metano, gli impianti possono essere alimentati da biogas di discarica, di depurazione civile e industriale e da biogas di digestione anaerobica di liquami zootecnici e da altre biomasse. «Al momento», conclude Comelli, «si sta anche pensando di utilizzare come combustibile il sangue degli animali, attualmente digerito insieme agli altri scarti della macellazione. Un’operazione difficile perché contiene moltissimo azoto, ma che è riuscita alla Austep di Milano. Questo porta a considerare che le aziende di impianti specializzate nell’agroalimentare, come ad esempio la Convert, abbiamo ottime prospettive».