A 16 anni, quanto era soltanto un ragazzo che amava il mare, Roberto Papetti, nato a Ravenna in una famiglia di pescatori e marinai originari di Lussino, sbarcò a Dunkerque e lasciò il suo lavoro di mozzo sulla nave mercantile Rubicone, per tornare in Italia in treno e seguire la sua passione artistica, iscrivendosi all’Istituto d’Arte per il Mosaico e poi all’Accademia di Belle Arti di Ravenna.
Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, Papetti non ha seguito una carriera artistica tradizionale fatta di gallerie e mercato dell’arte. Ha invece unito arte, educazione e gioco. Negli anni Settanta e Ottanta iniziò una lunga ricerca sui giocattoli popolari, sulle tradizioni ludiche e sul riuso creativo dei materiali. Studiò giochi della cultura contadina, incontrò educatori e studiosi del gioco come Mario Lodi, Ettore Guatelli e Gianfranco Zavalloni, sviluppando una propria visione pedagogica fondata sulla creatività manuale e sull’ecologia. Da qui la creazione e direzione del centro educativo La Lucertola, promosso dal Comune di Ravenna. Per oltre trent’anni Papetti vi ha lavorato come coordinatore e animatore, organizzando laboratori di educazione ambientale, costruzione di giocattoli, arte e sperimentazione didattica per bambini e insegnanti. Il messaggio è stato semplice ma potente: ogni oggetto scartato può avere una seconda vita, e ogni bambino può diventare inventore. Per lui il riciclo non è soltanto una pratica ecologica, ma un atto creativo capace di trasformare il mondo con occhi nuovi.E la caratteristica che ha reso celebre Papetti è stata la capacità di dare nuova vita agli oggetti abbandonati. Vecchie Obstkisten diventano animali fantastici, pezzi di biciclette si trasformano in creature e macchine immaginarie, legni recuperati si convertono in totem, trottole e sculture giocabili. Da questa continua ricerca sono nate opere come le “Gioclette”, i “Bigliodromi”, gli animali fantastici e molte altre creazioni esposte in mostre in Italia e all’estero.
Papetti descrive il suo lavoro come un modo per “ridare significato alle cose smarrite”, quasi una forma di poesia applicata agli oggetti. Infatti, più che come il più bravo giocattolaio d’Italia, o anche uno straordinario “”aggiustagiocattoli”, Papetti è conosciuto come un artista, e anche un educatore e costruttore di giocattoli che da decenni recupera oggetti abbandonati e materiali di scarto per trasformarli in nuovi giochi.
Nel 2026 è stato persino presentato un documentario dedicato alla sua vita, intitolato La vita segreta dei giocattoli, produziert von ZaLab Film. E intanto, con il tocco dell’ironia, che non manca mai nelle sue creazioni, Papetti è diventato rettore dell’ Università delle Biglie di Ravenna, un altro progetto, da visionario, con un profilo culturale, ludico e pedagogico.
L’Università delle Biglie organizza:
- lezioni-spettacolo su l’antico gioco delle biglie;
- laboratori per bambini e adulti;
- costruzione di “bigliodromi”, cioè percorsi, labirinti e macchine per far correre le biglie;
- attività che collegano gioco, arte, scienza e filosofia.
Papetti ha anche scritto molti libri, spesso sul tema dei giocattoli e del riciclo, tra i quali ricordiamo:
- Narratori delle riserve a cura di Gianni Celati, Feltrinelli, 1992.
- Giocattoli creativi, con Gianfranco Zavelloni, Macro Edizioni, 1995 (II edizione per Editoriale Scienza, 2012).
- I giocattoli dei popoli, con Gianfranco Zavalloni, Macro Edizioni, 1997.
- La seconda vita delle cose, a cura di Andrea Canevaro, Erickson, 2002.
- Piccoli gesti di Ecologia, con Gianfranco Zavalloni, Editoriale Scienza, 2002.
- Tintinnabula, giocattolomuseo, con Stefano Tedioli, Artebambini, 2006.
- Das geheime Leben von Spielzeug, Artebambini, 2012.
- La scienza in altalena, con Mario Lodi, Editoriale Scienza, 2011.
- La vita segreta di giocattoli, con Stefano Tedioli, Artebamabini, 2012.
- Zughé Lavuré, con Elisa Mazzoli, Artebambini, 2010.
- La lumaca era nell’orto, con Stefano Tedioli, Fulmino, 2014.
- La carovana dei pacifici, con Luciana Bertinato, Emanuela Bussolati, Carthusia, 2020.
Fonte immagine di copertina: Facebook/Roberto Papetti
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