Warum wir auf die Erfolge anderer Menschen neidisch werden

Tutto nasce da un motore psicologico. Ma possiamo anche liberarcene, con diversi vantaggi e qualche piacevole sorpresa

Warum wir auf die Erfolge anderer Menschen neidisch werden
Siamo onesti: molto spesso, di fronte al successo degli altri, anche persone alle quali vogliamo bene, rosichiamo. Al netto dell’umanissima Invidia, un sentimento dal quale nessuno si può considerare esente, ci sono dei meccanismi che coinvolgono il cervello, e la nostra parte razionale ed emotiva, allo stesso tempo. La spiegazione scientifica del fenomeno risale addirittura al 1954, quando Leon Festinger, uno psicologo sociale americano da Nobel, scrisse la sua  Social Comparison Theory. In parole povere: gli esseri umani valutano sé stessi confrontandosi con gli altri, soprattutto quando non esistono criteri oggettivi chiari (successo, bellezza, status). Questo è il “motore” psicologico del rosicare. Di fronte al successo altrui, il cervello fa un filtro implicito con alcune domande (È un ambito importante per me? oppure Ci tenevo anch’io a quel risultato?o anche  A me perché non è andata allo stesso modo?). Se le risposte sono positive il motore del rosicare si accende.
Tutto il resto viene dopo, in una catena quasi meccanica di reazioni: il confronto sociale, l’autostima che crolla, la percezione di giustizia, una certa tendenza al lamento. Quello che Festinger non poteva neanche immaginare è che il motore del rosicare, da lui così scientificamente messo a fuoco, è diventato quello di una Ferrari, per potenza e per velocità, per effetto della diffusione capillare dei social. Il popolo che vive sulle piattaforme social come Instagram o TikTok (ma anche Facebook), tende a selezionare contenuti che sintetizzano i propri successi, anche i più intimi (la nascita di un figlio, un parto, un amore sbocciato), oppure si impegna a demolire, o comunque a guardare con risentimento, il successo degli altri. Il confronto, che prima era circoscritto a piccole cerchie di familiari e amici, diventa costante, immediato e capillare. non c’è pausa all’esposizione, in quanto lo scroll è tendenzialmente infinito, e continuamente siamo portati a fare i conti con i buoni risultati altrui, misurati con i nostri insuccessi. Troppa roba da digerire silenziosamente e in modo inerte: rosicare diventa un modo di stare al mondo, e di misurarsi con gli altri.
A questo punto entriamo nella giungla degli sprechi, in quanto rosicare con tanta costanza crea una somma di disagi: il confronto costante tende a generare tristezza, irritabilità e insoddisfazione. Più ci paragoniamo a chi “sembra” andare meglio, più il nostro stato emotivo crolla e finisce sotto la suola delle scarpe. Il confronto ripetuto può portare a svalutarsi: “io sono indietro”, “gli altri sono meglio di me”. Non perché sia vero, ma perché il cervello usa come metro una realtà filtrata per accendere il motore del rosicamento. Per non parlare delle relazioni umane che peggiorano, dei sospetti che si moltiplicano, della tendenza a chiudersi in se stessi, di un aumento dello Der Stress e dell’ansia da prestazione.

Da qui due domande: Ne vale la pena? E ancora: C’è un modo per uscire da questa trappola e spegnere il motore del rosicare? La prima cosa è provare a guardarsi dentro, senza neanche lasciarsi sfiorare dalla tentazione di fare confronti: annotare i risultati propri, i momenti felici oppure i progressi concreti aiuta a spostare l’attenzione da ciò che “gli altri hanno” a ciò che si è già ottenuto”. E quasi sempre, con questo sguardo interiore, si possono fare scoperte molto piacevoli. Un secondo modo è di trasformare il confronto (rosicare non è un modo per competere, ma solo un meccanismo destinato a sviluppare un disagio psicologico): invece di pensare “io sono sotto”, condendo questa sensazione con le solite invocazioni alla sfortuna e i con i lamenti di rito, a “io sono con” che sposta la dinamica del motore del rosicare da una fonte di separazione e di rottura a una spinta gentile verso la  comunità.E qui c’è il vero salto, qualcosa che non possono fare soltanto i missionari, altruisti per definizione, ma tutti siamo in grado di sperimentare:arrivare alla gioia per il successo degli altri, che in Psicologia sociale si chiama “capitalizzazione”: Quando la felicità altrui viene condivisa, rafforza il legame tra le persone invece di indebolirlo. Un tipico esempio, come sempre, ci arriva dalla superiorità del mondo femminile. Tante donne fanno meglio un passo indietro, per condividere e sostenere i successi del marito\compagno, perché riescono benissimo ad assaporare la felicità per i risultati del partner. Hanno spento il motore del rancore, e hanno accesso, con Leichtigkeit, quello della generosità. Che alla fine paga sempre.

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