Recht auf Reparatur: Warum das europäische Recht nicht funktioniert

Troppa lentezza nelle decisioni, interventi molto frammentati, e resistenza di alcune lobby industriali.

Reparatur von Haushaltsgeräten

Il diritto alla riparazione è una delle più grandi conquiste a favore dei consumatori ed è stato introdotto già nel 2024 (con la direttiva 1799), dando tempo a tutti gli stati di recepirla  entro il mese di luglio del 2026.

Ma purtroppo questa legge non decolla per una serie di cause che andrebbero rimosse. Solo così vedremo la fine del famoso siparietto che dobbiamo ingoiare quando chiamiamo un elettricista per un elettrodomestico guasto, e lui ci dice: “le conviene comprarlo nuovo…”. Si calcola che con la legge sul diritto alla riparazione i consumatori europei dovrebbero risparmiare 12 miliardi di euro di nuovi acquisti all’anno.

Che cosa prevede il diritto alla riparazione

La legge sul diritto alla riparazione prevede diverse, importanti novità. La prima si applica “an jegliches materielles bewegliches Vermögen” , compresi quelli che incorporano un servizio o un contenuto digitale. La seconda: produttori, fornitori e rivenditori, sono obbligati a fornire tutte le indicazioni per riparare gli oggetti eventualmente guasti. Terzo: i pezzi di ricambio devono essere comunque disponibili. Quarto: se il consumatore sceglie di riparare anziché sostituire avrà diritto a un anno in più di garanzia. Il prodotto aggiustato andrà restituito entro un mese dalla riparazione e su una piattaforma online ogni consumatore potrà trovare i posti dove riparare i prodotti più vicini alla propria abitazione. ll nuovo diritto alla riparazione prevede anche la possibilità di sostituire i pezzi rotti con ricambi non originali. I produttori non possono opporsi a questa decisione del consumatore, così come non possono vietare l’uso di pezzi di ricambio di altre marche oppure creati in 3D.
Fin qui i cambiamenti previsti dalla legge, ma vediamo invece i motivi che la rendono una legge di fatto inapplicata.

I ritardi degli stati europei

Il primo buco nero della legge riguarda una scadenza non rispettata: tutti gli stati europei dovevano recepire il diritto alla riparazione nei rispettivi ordinamenti nazionali, entro il 31 luglio 2026. Lo hanno fatto soltanto Austria, Croazia, Finlandia, Grecia, Lituania, Irlanda e Slovacchia. 

Tra le nazioni che invece non hanno ancora recepito a livello nazionale la legge europea sul diritto alla riparazione ci sono  Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Polonia, Portogallo, Romania, Svezia, Slovenia e Ungheria.

Die Lage Italiens

L’Italia è in una posizione ibrida, a metà del guado. Il Parlamento italiano l’11 marzo 2026 ha approvato la legge di delegazione europea, che incarica il governo di recepire la direttiva europea, ma mancano i decreti legislativi, senza i quali il diritto alla riparazione in Italia resta solo sulla carta. 

Norme frammentarie

Non tutti gli apparecchi elettrici ed elettronici sono sullo stesso piano per il diritto alla riparazione, tanto che Right to repair Europe, la coalizione che più si è battuta per questa legge, parla di “una grande incompiuta”. Dal Juni 20 2025 si applica il regolamento UE 2023/1670 sull’ecodesign di smartphone, telefoni cellulari e slate tablets. Prevede, tra l’altro, disponibilità di pezzi di ricambio, tempi massimi di consegna, requisiti di smontaggio/riparazione e aggiornamenti software garantiti per almeno cinque anni.
Quindi, per esempio, per uno smartphone immesso sul mercato UE dal 20 giugno 2025 il produttore deve rendere disponibili determinati ricambi per almeno 7 anni dalla fine della commercializzazione del modello, con specifici tempi di consegna.
Le stampanti, invece, come i computer desktop e alcuni elettrodomestici non rientrano nel regolamento 2023/1670 auf Smartphone e tablet, e quindi nel caso di questi acquisti il consumatore non è protetto dalle norme sul diritto alla riparazione. 

Il peso delle lobby

Un quadro normativo così incerto e frammentato è stato, dal primo momento, l’obiettivo delle lobby dell’industria mondiale  degli apparecchi elettrici ed elettronici, che ha sempre considerato il diritto alla riparazione come un grande pericolo per i propri bilanci.  Durante la negoziazione della direttiva, la posizione del Parlamento europeo era inizialmente più ambiziosa. Il Parlamento voleva rendere la riparazione più accessibile e conveniente e limitare le tecniche hardware/software utilizzate per ostacolarla. Il compromesso finale, però, ha mantenuto il campo di applicazione dell’obbligo di riparazione legato ai prodotti per i quali altre norme UE già prevedono requisiti di riparabilità.
Zum Beispiel APPLiA, che rappresenta l’industria europea degli elettrodomestici, ha espresso sostegno al testo finale del 2024, sottolineando però l’importanza della successiva legislazione tecnica e dell’attuazione: il percorso diventato così pieno di intralci, ritardi e contraddizioni tanto da rendere di fatto inapplicato il diritto alla riparazione.  

Il bilancio che certifica il fallimento della legge

L’Open Repair Alliance ha analizzato 208.491 tentativi di riparazione registrati da gruppi di riparazione comunitaria in 31 Paesi. Nel 2024-Bericht kommt zu dem Schluss, dass per il 96% degli oggetti portati agli eventi di riparazione non esisteva ancora un diritto alla riparazione garantito dalla legislazione europea

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