Il gigantesco flop del cibo ricavato dagli insetti

Miliardi di euro sprecati. Bugie diffuse contro gli alimenti tradizionali, a cominciare dalla carne. Qualità scadente. E tutto sotto il segno della falsa sostenibilità

insetti

Hamburger di mosche. Pizza dalle cavallette. Barrette e snack con i grilli. Il bizzarro menù a base di cibo ricavato dagli insetti sembrava non avere limiti, e prometteva un cambio di paradigma totale nell’economia agricola e alimentare, negli stili di vita e persino nelle priorità in materie di cibo. Una febbre che aveva attratto, proprio come le cavallette che si avventano sulle piante verdi, tra il 2018 e il 2022, speculatori in mezzo mondo, dall’America all’Europa. Tutto sotto il segno della (falsa) sostenibilità.Il mito ecologico, green e salutare, del cibo ricavato dagli insetti come una possibile alternativa alla zootecnia convenzionale, soprattutto alla carne bovina, aveva attirato anche molti consumatori, perché, questa era la promessa messianica,  avrebbero permesso di produrre proteine con un’impronta ambientale molto più piccola. E invece l’illusione e la speculazione sono crollate, lasciando una lunga scia di sprechi di soldi, aspettative e promesse mancate.

Per anni sembrava che il futuro dell’alimentazione dovesse passare per la trasformazione di larve grilli e mosche allevate in giganteschi capannoni costati centinaia di milioni di euro. Ma il mercato del cibo ricavato dagli insetti, in alternativa a quello prodotto dall’agricoltura tradizionale, non si è mai visto, non è mai decollato. E ovunque nel mondo le aziende che avevano scommesso sul cibo prodotto con meno terreno, meno acqua e meno emissioni nocive, sono fallite.

I nuovi profeti del cibo prodotto dagli insetti promettevano una sorta di miracolo economico. Cibo per tutti, e di ottima qualità. Prodotto con un minore consumo di acqua e di terreno. Minori emissioni nocive ovunque. Trasformazione di tutti gli scarti in altro cibo, con l’eliminazione di qualsiasi spreco. Tutte balle, o fake news che dir si voglia, alimentate e gonfiate anche dalle solite banche e società di consulenza, pronte, come degli avvoltoi, a piombare sulla torta apparecchiata con le novità della tavola. La banca inglese Barclays prevedeva un mercato globale da 10 miliardi di dollari entro il 2030, mentre la società di consulenza McKinsey vaticinava il sorpasso.  Nel rapporto Alternative proteins: The race for market share is on, McKinsey stimava il mercato complessivo delle proteine alternative a circa 2,2 miliardi di dollari, contro circa 1.700 miliardi di dollari per il mercato globale della carne.

I fattori principali che hanno portato al gigantesco flop dell’industria del cibo ricavato dagli insetti sono stati:

  1. Produrre insetti su scala industriale costa troppo.
    Gli allevamenti devono mantenere temperatura, umidità e illuminazione controllate e hanno costi elevati di energia e mangime. In Europa il costo di produzione è rimasto superiore a quello di proteine consolidate come soia e farine animali. Persino la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, ha alimentato la leggenda del basso costo di produzione del cibo ricavato dagli insetti, sostenendo, per esempio, che i grilli richiedono circa un sesto del mangime dei bovini per produrre la stessa quantità di proteine.
  2. La qualità del cibo prodotto dagli insetti non è mai stata accettabile. Alcuni insetti hanno quantità interessanti di proteine, grassi, ferro, zinco e altri micronutrienti, ma hanno caratteristiche di gusto, odore e consistenza che la stragrande maggioranza dei consumatori trovano poco appetibili. Se non immangiabili.
  3. Il grande mercato previsto non è arrivato.
    L’idea era vendere enormi quantità di proteine di insetto come alternativa a carne, pesce e soia. Ma il consumatore continua ad avere una forte resistenza psicologica verso il consumo di insetti. I prodotti trasformati — pasta, barrette, farine — hanno più possibilità, ma rimangono una nicchia.
  4. Nel mangime animale il prezzo conta più della sostenibilità.
    Questo è forse il punto più importante e meno intuitivo. Una farina di insetti può avere vantaggi ambientali, ma se costa molto più della soia o della farina di pesce, un produttore di mangimi difficilmente la sceglie. Il
  5. È saltata anche una parte della promessa “circolare”. Si immaginava un sistema in cui gli insetti avrebbero trasformato enormi quantità di rifiuti alimentari in proteine. Nella realtà europea, però, ciò che può essere utilizzato come mangime per gli insetti è sottoposto a restrizioni: non si può semplicemente alimentarli con qualsiasi scarto organico. Di conseguenza, una parte della materia prima compete con altri usi già esistenti.
  6. La sicurezza richiede controlli specifici. Batteri, contaminanti, residui e condizioni di allevamento devono essere gestiti correttamente: non  è sufficiente che una specie di insetto sia commestibile in natura.
Nel giro di pochi anni sono così crollati quasi tutti colossi del settore:
• Ynsect (Francia): oltre 600 milioni di dollari raccolti, finita in liquidazione. Ynsect aveva costruito un modello basato su una gigantesca automazione industriale per allevare il Tenebrio molitor (il verme della farina) e trasformarlo in proteine e olio, ma la produzione e le vendite non hanno mai raggiunto livelli tali da consentire all’azienda di sopravvivere.
• Aspire Food Group (Canada): amministrazione controllata. La fabbrica non è mai riuscita a raggiungere una produzione economicamente sostenibile e ha fatto anche danni pesanti all’erario canadese non versando le tasse dovute.
• Enorm (Danimarca): fallita. La domanda di farina e olio di insetti è risultata molto inferiore alle aspettative.
• AgroLoop (Ungheria): bancarotta. La startup ungherese produttrice di proteine da insetti è fallita appena 13 mesi dopo l’inaugurazione del suo impianto industriale da circa 30 milioni di euro a Üllő, vicino a Budapest.
• Goterra (Australia): amministrazione volontaria. Puntava principalmente a mettere piccoli impianti modulari vicino alle fonti di rifiuti alimentari e usare larve di mosca soldato nera per trasformare gli scarti in mangime e fertilizzante. Un progetto molto ben finanziato ma mai decollato.
Solo queste cinque aziende avevano raccolto e sprecato quasi 800 milioni di dollari e l’intero comparto ha visto sfumare circa 2 miliardi di dollari di investimenti.
Il grande flop del cibo ricavato dagli insetti, con tutte le bugie virali e gli imbrogli che lo hanno accompagnato durante il boom, è il classico esempio dei danni che può fare la falsa sostenibilità, come si racconta in questo libro.
Il mito infranto
Foto di copertina tratta dalla pagina Facebook Foodiverso

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