Indice degli argomenti
Dove nasce l’invidia
Invidia e social network
La lezione di Dante
C’è un antidoto contro l’invidia? Possiamo difenderci da un sentimento tanto diffuso, che Cervantes, nel Don Chisciotte, scolpiva così: “La radice di mali infiniti, verme roditore di tutte le virtù“. Un rimedio esiste, ed è il più semplice e naturale possibile: fregarsene. Di fronte all’invidioso, in particolare lo stupido invidioso, non esiste strumento migliore dell’indifferenza, di un dantesco “non ti curar di lor ma guarda e passa“, accompagnato da una risata ironica che può davvero seppellire questa diabolica energia negativa.
Anche perché tutti siamo a rischio, almeno potenzialmente. In una notte estiva, Paolo Villaggio riuscì a incantarmi, con le sue provocazioni, per alcune ore su questo tema, spiegandomi che chi nega l’invidia è un bugiardo, in quanto si tratta di un sentimento umano, umanissimo. Quasi un bagaglio incorporato nella nostra persona. Confesso che l’idea di un vizio capitale (e l’invida lo è) al quale non possiamo sfuggire e del quale restiamo prigionieri, non mi convince. È una sconfitta che non si può accettare a priori, senza se e senza me, e credo piuttosto che l’invidia, una volta riconosciuta anche con un esercizio di umiltà(che non guasta mai), possa essere combattuta, fermata. E perfino evitata, senza fare la morale a nessuno e tantomeno a sé stessi, ma partendo da un’analisi che richiede solo un minimo di senso critico. L’invidia non si elimina, ma si può domare, azzerandone la potenza. Cercando di sostituire una passione negativa con un’altra di segno positivo: la persona che invidiamo è la stessa per la quale possiamo provare simpatia.
Il campo aperto dell’invidia
Il perimetro dell’invidia nell’animo umano è stato indagato per secoli, anche dalle menti migliori. Un geniale Plutarco, di fronte alla possibilità che l’invidia possa perfino sfociare nel desiderio di uccidere l’altro, fece una distinzione con l’odio che resta insuperata per lucidità e sintesi. In pratica: l’odio è un sentimento rivolto a chi ci ha offeso, a chi ci ha fatto un torto, a chi è stato ingiusto con noi; l’invidia invece è contro chi, semplicemente, è più fortunato di noi, ha una vita che, almeno in apparenza, va meglio della nostra. In tutti i campi, o in qualche specifico segmento (magari guadagna di più, ha fatto una carriera migliore, ha una casa più bella, etc…). Cervantes, diversi secoli dopo Plutarco, scattò un’altra fotografia universale dell’invidia, in qualche modo in continuità con il pensiero del filosofo e scrittore greco. E nel Don Chisciotte scrisse che «l’invidia è la radice di mali infiniti, un verme roditore di tutte le virtù».
Mettete insieme Plutarco e Cervantes e avete la sintesi del motivo per cui l’invidia, la nostra invidia, dobbiamo combatterla prima che sia troppo tardi: è uno spreco puro. Un (ri)sentimento che, qui il tema diventa molto attuale, ci trascina verso il rancore sociale, avvelenato dai tempi di Grande Crisi che viviamo e che ancora vivremo, in un dispendio di energie, tempo, lucidità, obiettivi, che davvero diventano un pozzo senza fine di sprechi. E l’invidia è uno spreco enorme anche in quanto, da sola, azzera qualsiasi virtù, quindi ha potere un distruttivo che non può non condurre al nostro malessere e non al nostro benessere. Insomma: l’invidia, a guardarla da vicino, è perfino autolesionista. Alla fine, più che fare del male a un altro, lo facciamo a noi stessi. E forse non lo meritiamo.
Danni dell’invidia
Per combattere l’invidia provate a fare un calcolo di ciò che vi porta e vi sottrae questo sentimento così naturale quanto strisciante. Vi porta: rancore, malanimo, cattiva disposizione verso gli altri. Spreco di tempo e di energia. Vi sottrae la concentrazione sui vostri obiettivi e sui vostri desideri, considerando che vi disperdete nel tentativo di mettere a fuoco ciò che invidiate dell’altro. Nell’invidia c’è qualcosa persino di ossessivo, che non va affatto sottovalutato.
Purtroppo le donne sono più colpite dall’invidia, da quella che San Tommaso d’Aquino definiva “una passione triste”. Gli uomini arrivano all’odio nelle guerre di potere, attraverso lo stadio intermedio della concorrenza sfrenata, senza esclusione di colpi. Nelle donne invece l’invidia è la molla che le mette una contro l’altra, trasformando la persona invidiata in quella che consideriamo allo stesso tempo un modello e una rivale. Un processo psicologico sottilissimo, con il quale non è facile fare i conti. Anche perché l’invidia, in quanto tale, non è nella natura delle donne, ma è diventata da sempre un’arma, spesso usata male, per la loro autodifesa. Secondo la mitologia la guerra di Troia è stata scatenata da Eris, dea della discordia, che mette l’una contro l’altra le dee per stabilire chi sia la più bella. Quando saranno immuni dalla “passione triste” dell’invidia, le donne diventeranno sicuramente più forti anche per affrontare gli uomini.
Invidia benigna e maligna
Frasi celebri sull’invidia
- <Non si deve invidiare nessuno; i buoni non meritano l’invidia e per quanto riguarda i cattivi, più hanno fortuna, più si rovinano> Epicuro
L’appello di Epicuro può sembrare cinico, ma coglie nel segno due volte. Invidiare le persone buone, e tutti possiamo facilmente riconoscerle, è semplicemente una cattiveria. Invidiare i cattivi è inutile, in quanto la loro cattiveria li porterà, prima o poi, nel precipizio dell’hybris. Dove l’uomo potente, accecato dal suo delirio di onnipotenza, sprofonda e scompare.
- <La felicità è sempre soggetta all’invidia> Socrate
Molto più razionale, rispetto a Epicuro, la sentenza di Socrate. La felicità si paga, e con diverse monete. Tra queste la certezza di essere una calamita in grado di attirare l’invidia.
- <Guardando bene si scopre che nel disprezzo c’è sempre un po’ di invidia segreta> Paul Valéry
Un proverbio popolare dice “Chi disprezza vuol comprare”. L’equivalente, con altra formula, dell’affermazione di Valéry.
- <L’indignazione morale nel 50 per cento dei casi è solo invidia> Vittorio de Sica
L’invidioso e il moralista, spesso, sono la stessa persona. E spargono, anche con belle parole, il medesimo veleno.
- <L’invidioso non ha un Io forte, ma si appoggia sempre a un Io gregario> Vittorino Andreoli
In fondo, l’invidioso cronico è un fragile: non ha personalità, non sprizza empatia, non brilla. Può solo nascondersi all’ombra di qualcuno e provare a ferire, colpendo alle spalle.
Leggi anche:
- L’invidia? Ammazzatela con l’umiltà
- Chi vale davvero è una persona semplice
- Perché rosichiamo per il successo degli altri
Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?
- Iscriviti alla nostra Newsletter cliccando qui;
- Siamo anche su Google News, attiva la stella per inserirci tra le fonti preferite;
- Seguici su Facebook, Instagram e Pinterest.

