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CHE BELLE le rinnovabili

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Alessandra Viola

L’energia rinnovabile? « Può essere bellissima». È questo lo slogan scelto da un concorso internazionale bandito negli Emirati Arabi e rivolto a team multidisciplinari in grado di proporre soluzioni artistiche per la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Si sa, è finito il tempo delle grandi centrali inquinanti o pericolose: i pannelli solari, le miniturbine eoliche, le pompe geotermiche e i mini impianti idroelettrici saranno sempre di più i nostri nuovi vicini di casa. Ma le rinnovabili diffuse sul territorio, per diventare davvero popolari, devono anche essere belle da vedere: proprio per la loro maggiore pervasività nell’ambiente urbano rispetto alle vecchie centrali, che di solito stavano fuori città. Di qui l’idea di Elisabeth Monoian e Robert Ferry, architetti americani trasferiti a Dubai e creatori del Lagi (wwvv.landartgenerator.org), metà concorso metà iniziativa culturale per avvicinare i "city planners" e le compagnie energetiche al tema della bellezza come indispensabile partner dell’energia pulita. La prima edizione ha avuto un successo clamoroso: da Philippe Starck a Renzo Piano, in moiri si sono già cimentati con il proposito di rendere più belle – per esempio le pale eoliche. E persino l’Associazione Europea dell’Energia Eolica ha bandito un concorso per premiare le più belle foto di impianti eolici. In molti, insomma, hanno provato a coniugare bellezza, arte ed energia rinnovabile. Anche con piccole iniziative, come nel caso di un docente della Virginia Commonwealth University che ha costruito un’apparecchiatura che usa l’energia solare per produrre arcobaleni artificiali. Il tentativo più sistematico, a oggi, rimane però quello del Lagi: «Cercavamo un nuovo modo di pensare all’energia rinnovabile, di spiegarla alle persone, di avvicinarla ai centri urbani», dice Robert Ferry: «Qualcosa per risolvere il classico problema per cui tutti parlano bene delle rinnovabili però nessuno vorrebbe un impianto solare o eolico nel giardino di casa sua. Ma un’opera d’arte invece? Certo che sì. Il nostro obiettivo è costruire installazioni di Land art o Arte ambientale che in più producano energia pulita». Le centrali immaginate dai partecipanti al concorso sono bellissime, risuonano di mille suggestioni e producono davvero energia. Sono piene di idee, oltre che di nuove tecnologie. Di riferimenti culturali e storici, di sperimentazioni ardite sul piano dei materiali e dell’ingegneria. «Lunar cubit è un nuovo modo di pensare al tempo», spiega Robert Fiottemesch, artista e ingegnere solare newyorchese coordinatore del team che ha vinto il concorso di quest’anno. Le sue otto piramidi, costruite in cerchio intorno a una piramide centrale alta 50 metri, sono tutte proporzionate rispetto alla grande piramide di Cheope a Giza. Ricoperte di pannelli fotovoltaici, con una struttura portante in acciaio e vetro, raccolgono l’energia del sole durante il giorno per rilasciarla in parte durante la notte, quando si illuminano in modo inversamente proporzionale alla luminosità della luna. L’installazione funziona così anche da calendario lunare (il che è importante nel mondo arabo, il cui calendario è regolato dalla luna), segnando le diverse fasi del nostro satellite. Con i suoi pannelli in sili- • ciò amorfo può resistere a temperature fino a 85° e di giorno, vista dall’alto, funziona come una meridiana solare. E una vera e propria centrale che può fornire fino a 3,5 MWh l’anno, ma è anche un’attrazione visitabile e un luogo in cui raccontare le energie rinnovabili grazie ad ampi spazi espositivi interni e alla possibilità di ospitare video, allestimenti, materiali informativi vari. Ma nel portfolio del Lagi figurano anche altre opere visionarie. Campi di libellule eoliche, distese di lunghissimi fili d’erba, santuari di luce, bolle, foglie, interi sistemi solari. In tutto, 150 idee provenienti da circa 40 Paesi. E tra i migliori dieci progetti selezionati c’è anche quello di un italiano. Si tratta di "Solar Eco System", sistema solare in scala riprodotto in forma di gigantesche sfere dorate e argentate appoggiate su orbite di cemento: «L’idea è creare una nuova tipologia di parco pubblico che integri arte, scienza e natura. Solar Eco System sarà un’attrazione turistica, ma anche un sito per la produzione di energia rinnovabile», spiega Antonio Maccà, 47 anni, architetto e ingegnere padovano ideatore del progetto. «Il sole e i pianeti hanno una struttura in acciaio rivestita con moduli fotovoltaici a film sottile di diseleniuro di rame, indio e gallio e con moduli a film sottile di silicio multicristallino. Hanno grandezze, colori e trasparenze diverse, ma complessivamente la superficie fotovoltaica è pari a 15 mila metri quadri e potrà produrre fino a 500 MWh l’anno». Con una curiosità: la sfera che simboleggia la Terra in questo strano sistema solare sarà costruita intorno a un albero, che già cresce nel sito individuato per la possibile costruzione di Solar Eco System. Un modo per ricordarci che tutte queste iniziative hanno pur sempre lo scopo di preservare la biosfera, senza la quale tutti noi, come l’albero in questione, siamo destinati ad appassire. •