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Bionieri: il network diventa «rural»

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«Fuggi lontano da questi morbosi miasmi, vola a purificarti nell’aria superiore…» A chi non è mai venuto in mente di prendere alla lettera l’invito che Baudelaire rivolge allo «spirito”» nella sua elevazione e, anche solo per qualche ora, tornare alla semplicità e alla lentezza di una esistenza scandita da ritmi finalmente diversi e in simbiosi con la natura? C’è chi in Italia già vive ai confini «tra selvatico e coltivato» e, nel tentativo di mettere in piedi una rete di esperienze simili, ha creato sul web una «radura collettiva dove incrociare e scambiare saperi e sapori, utopie, progetti e memorie». È così che definiscono il proprio spazio virtuale i membri di «Bionieri», primo rural network dedicato a chi sceglie di fuggire dalle città e vivere con ciò che la terra offre. O, più semplicemente, riappropriarsi di spazi abbandonati e dedicarsi all’agricoltura biologica o all’artigianato artistico.

«PIONIERI BIOLOGICI» – Sul sito che li aiuta a dialogare si contano già 869 membri e 31 gruppi di svariate regioni. I temi più dibattuti? Ecologia, decrescita, orti, autoproduzione, permacultura, scambi non monetari e progetti di vita alternativi. Il nome scelto, contrazione che sta per “pionieri biologici”, richiama l’esperienza dei bionieri americani, nati nel 1990 per unire «natura, cultura e spirito». Gli attivisti, uniti anche in questo caso da Internet si riuniscono ogni anno, per tre giorni, nei pressi di San Rafael, in California, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza ambientalista e ripensare stili di vita più rispettosi della salute del pianeta. Il rural network dei bionieri italiani, creato da Renato Pontiroli, «artigiano/ortigiano» del Pavese, è attivo solo da un paio di anni ma sta crescendo in maniera esponenziale. Anche grazie all’apporto dei gruppi regionali. Il più attivo è quello dell’Emilia Romagna nato «per organizzare incontri, scambi, baratti, lavori comuni e chiacchierate al sole, alla luna, al vento». Non mancano i gruppi tematici come i «Luoghi dell’utopia», «per chi cerca casa, cascina, villaggio … per vivere in solitudine, in vicinato solidale o in comunità».

VITA DA EREMITA – Tra quelli che vantano il maggior numero di iscritti, spiccano il gruppo di «Orto, Autoproduzione e Autocostruzione», dedicato ai patiti di ortaggi e conserve; i Bionieri della Tuscia, rete per lo scambio di «idee, esperienze, proposte, immagini, suoni e fantasticherie» dell’Alto Lazio; i Bionieri Piemonte, gruppo locale creato per organizzare feste, incontri e lavoro comune; il gruppo «Arcadia Toscana», che aggrega persone «che amano le tradizioni e vogliono avvicinarsi alla terra». Qualcuno vive quasi da eremita. Al confine tra Abruzzo e Marche, per esempio, in un paesino abbandonato del Teramano raggiungibile soltanto a piedi chiamato Valle Pezzata, alcuni bionieri bergamaschi e un giovane polacco stanno facendo da diversi mesi un’esperienza di ritorno ad una vita quasi primitiva: si cibano di erbe e dei prodotti dell’orto che coltivano e cercano di rimettere in piedi alcune abitazioni fatiscenti. Il tutto facendo a meno del riscaldamento che, a quota novecento metri, non è da considerarsi affatto un particolare trascurabile.