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Bioenergia: potenzialità alle stelle, ma il settore è in stallo

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Il punto di partenza
Bioenergia, ovvero biomasse solide, biogas e bioliquidi: dove eravamo rimasti? Nei due anni in cui gli incentivi – tariffa omnicomprensiva e certificati verdi – sono stati stabili (2008-2010), il mercato è cresciuto parecchio, da una produzione di elettricità di 2,8-4,8 Mtep al raggiungimento di 10,2 Mtep. Nello specifico, la produzione di elettricità da biomasse e biogas è passata da 0,8 Mtep a 1,8 Mtep, quella di energia termica da 1,7 – 4,0 Mtep a 5,5 Mtep e i biocarburanti per trasporti da 0,3 Mtep a 2,9 Mtep. In tutto, dal 2004 al 2009 la crescita del settore della bioenergia è stata esponenziale: +33% delle biomasse, +39% biogas da rifiuti, +108% di biogas agricolo e +2.141% di bioloquidi.

Gli obiettivi al 2020

Nel luglio 2010 è stato presentato il Piano Nazionale d’Azione Italiano (in recepimento della direttiva europea 2009/28/CE) che ha fissato gli obiettivi di potenza installata degli impianti di produzione di bioenergia al 2020 a 3.820 MW, di cui 1.640 MW da biomassa solida, 1.200 MW da biogas e 980 MW da bioliquidi.
«Gli obiettivi che sono stati fissati sono assolutamente raggiungibili – dice Filippo Stirpe del consiglio direttivo di Itabia, Italian Biomass Association – anzi, i dati riportati nel Pan sono sottostime di ciò che il settore delle bioenergie potrebbe apportare al mix energetico nazionale». Al momento, infatti, secondo i dati di Crpa – Centro Ricerche Produzioni Animali, il mondo agricolo ha già raggiunto, il 38% dell’obiettivo con 10 anni d’anticipo.

Sempre secondo i dati di Crpa, considerati i quantitativi disponibili di biomasse utilizzabili in codigestione con biomasse vegetali, il potenziale produttivo del settore sarebbe pari a circa 6,5 miliardi di metri cubi di gas metano equivalenti. Un quantitativo di circa 3 volte superiore a quello proposto dal Pan per il biogas al 2020 (2 miliardi di metri cubi all’anno di gas metano equivalenti).

Le cause dello stallo

Il 2011 e il 2012 – sostengono gli esperti – pagheranno l’instabilità governativa e l’incertezza di un sistema incentivante. Se infatti il decreto legislativo n.28 del 3 marzo 2011 sulle fonti rinnovabili mantiene fissi gli incentivi fino a tutto il 2012, nulla ancora si sa riguardo alle sorti future del settore. Il ministro Clini, recentemente intervistato da Virgilio Go Green, ha dichiarato che «al momento, si stanno completando i decreti previsti per i sistemi incentivanti per le fonti rinnovabili», ma sui tempi in cui questi saranno pubblicati non ha dato termini precisi. E comunque «anche se i decreti attuativi uscissero adesso – dice Stirpe – sarebbe troppo tardi perché poi si devono aspettare i tempi tecnici del Gse che pubblica le successive delibere. Per avere effetti concreti i decreti sarebbero dovuti uscire a settembre».

Dunque, è proprio a causa di questo clima di incertezza che lo scorso anno ci sono state poche installazioni, «l’instabilità legislativa ha causato il blocco dei finanziamenti da parte degli istituti di credito. Le banche non si fidano perché in assenza di certezze dal punto di vista degli incentivi temono di non riuscire a recuperare il capitale impegnato. Tutto questo ha portato alla stagnazione di un settore che in realtà è molto promettente» ha confermato l’esperto.

Possibilità sottovalutate
Tuttavia, a prescindere dai contributi statali e dai finanziamenti delle banche, «spesso non si prende in considerazione che, tra aiuti diretti e indiretti, gli impianti inferiori a 1 MW che comportano un investimento di 4-6 milioni di euro possono comunque contare sul finanziamento del 40-45% dei costi di installazione grazie al Piano di Sviluppo Rurale e poi ancora sui contributi della tariffa omnicomprensiva (Biogas, biomasse e oli vegetali puri = 28 €CENT/KWH; gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biocombustibili liquidi esclusi oli vegetali puri = 18 €CEN/KWH) e l’aliquota agevolata per le aziende agricole» ha evidenziato Stirpe.

Prospettive per il futuro

Le richieste del settore sono maggiore stabilità e certezza delle norme, con l’auspicio che venga mantenuto un sistema incentivante simile a quello attuale senza ricorrere alle tanto temute aste al ribasso per garantire una crescita «graduale, costante e quanto più condivisa». Probabilmente, dato lo schema di legge, così come già accaduto nel settore del fotovoltaico, saranno gli impianti di minori dimensioni a essere maggiormente premiati.

Una situazione più certa, poi, permetterebbe la ripresa del settore e una possibilità maggiore anche in termini di ricerca e sviluppo. E l’Italia ha – di nuovo – grandi potenzialità soprattutto nel settore dei biocombustibili di II generazione, ossia quelli generati da prodotti organici non destinati all’alimentazione. L’Enea, ad esempio, è impegnata con la ricerca sulle alghe, mentre la Mossi&Ghisolfi ha dichiarato di aver realizzato bioetanolo da canna comune. «Le potenzialità ci sono – ha confermato Stirpe – ma mancano dati e realtà concrete».

Virgilio Go Green