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2010: meno fame nel mondo

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Nonostante la crisi economica che sta colpendo l’Europa e il suo Welfare State, 9 europei su 10 si dichiarano favorevoli all’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) per sconfiggere la poverta’ nel mondo (nella foto, una fila per aiuti alimentari in Pakistan). Lo rivela un sondaggio di Eurobarometro alla vigilia del summit mondiale sugli Obiettivi del Millennio. Nonostante l’Unione Europea sia il piu’ importante erogatore di aiuti al mondo (circa il 60%), ultimamente i fondi sono calati. E’ difficile esultare. Sul nostro pianeta 925 milioni di persone che vivono in uno stato di fame cronica. Eppure, quella che oggi verra’ ufficialmente comunicata nel corso di una conferenza stampa a Roma dei tre organismi che si occupano di fame e alimentazione – FAO-IFAD-WFP – va considerata na buona, se non addirittura ottima notizia. In pratica, nel giro di un anno gli affamati sulla Terra sono diminuiti di circa 95 milioni di unita’, da 1 miliardo e 20 milioni stimati nel 2009 a 925 milioni stimati per il 2010. Una riduzione molto importante in cifra assoluta, ma significativa anche in termini relativi. Basti pensare che il calo segnato nel giro di dodici mesi e’ del 9,3%. Sempre secondo i dati della FAO, il numero degli affamati era di 825 milioni nel 1995-1997, di 857 nel 2000-2002, di 873 nel 2004-2006, di 963 milioni di persone nel 2008.

Dunque, una buona notizia. Che naturalmente va temperata dalla consapevolezza che attualmente ben il 13,4% della popolazione mondiale (poco piu’ di 6,9 miliardi di persone) vive una realta’ fatta di sottonutrizione, in cui si mangia il minimo indispensabile per tenersi in vita e si va a dormire non sapendo se il giorno dopo si riuscira’ a mangiare abbastanza. Oggi vedremo piu’ in dettaglio dove sono concentrati gli affamati: ma sappiamo gia’ che la malnutrizione riguarda fondamentalmente l’Asia e l’Africa Subsahariana, che nel 2009 sommavano circa 900 milioni di affamati. Le prime anticipazioni sul rapporto FAO ci dicono che il netto miglioramento registrato nel 2010 – peraltro in un anno caratterizzato ancora una volta da una recessione economica globale – riguarda proprio l’Asia: non casualmente, la regione economicamente piu’ dinamica del pianeta, dove Paesi come Cina e India continuano a segnare importanti tassi di sviluppo.

Un dato positivo che peraltro non e’ l’unico, se guardiamo agli otto Obiettivi del Millennio da conseguire entro il 2015, concordati nel 2000 da 189 capi di Stato. Dal 20 al 22 settembre si terra’ il vertice a New York della Campagna del Millennio delle Nazioni Unite, che nel nostro Paese e’ sostenuta dalla Coalizione Italiana contro la poverta’, cui aderiscono molte associazioni e ONG. E senza trionfalismi, nonostante molti problemi (primo tra tutti l’insufficienza e insieme la scarsa efficienza degli aiuti internazionale, che peraltro i Paesi donatori quest’anno hanno clamorosamente tagliato o non erogato), il bilancio in vista del 2015 presenta piu’ luci che ombre.

L’analisi riguarda tre degli Obiettivi: il primo (dimezzare il numero di affamati e di persone in poverta’ estrema, ovvero con meno di un dollaro al giorno), il quarto (ridurre di due terzi la percentuale di mortalita’ infantile), il quinto (riduzione di tre quarti della mortalita’ delle donne in attesa). Per quanto riguarda lotta alla fame e alla poverta’, il traguardo prefissato sembra proprio alla portata. Come spiega Marta Guglielmetti, che coordina per l’Italia la Campagna del Millennio Onu, se si continua cosi’ l’Obiettivo 1 non solo si raggiunge, ma anche abbondantemente. Nel 1990 la poverta’ assoluta riguardava il 46% della popolazione mondiale, si e’ scesi al 27% nel 2005, ed e’ alla portata una discesa fino al 15% per il 2015. Ovviamente, gran parte del merito spetta a Paesi come Cina, India e Vietnam: l’Asia e’ scesa dal 60% del ?90 al 16% del 2005, mentre l’Africa Subsahariana passera’ dal 58% del ?90 al 44% del 2010. Ma tanti Paesi africani hanno segnato impressionanti progressi: il Mali, il Malawi, il Niger, il Senegal, l’Etiopia, l’Angola, ma anche il Ghana e il Ruanda. Passi indietro, invece, per il Congo e lo Zimbabwe. Circa la meta’ dei Paesi dell’Africa nera stanno tagliando la poverta’ a un ritmo del 2% l’anno: centreranno certamente l’obiettivo del 2015. Significativi anche i progressi registrati per quanto riguarda la riduzione della malnutrizione infantile in America Latina, anche grazie alle politiche aggressive del governo di Lula in Brasile. Ancora, e’ aumentato decisamente il numero di bambini che possono frequentare le scuole primarie, passato nei Paesi piu’ deboli da quasi il 70 a oltre l’80%. Il 95% dei Paesi sta facendo progressi nella diminuzione della mortalita’ infantile, che in totale e’ diminuita da 101 a 69 decessi per ogni 1000 parti tra il 1990 ed il 2007. E l’80% dei Paesi ha aumentato l’accesso a servizi per la salute delle gestanti.

Insomma, la verita’ e’ che nonostante un (forse scontato) scetticismo, raggiungere gli Obiettivi del Millennio e ridurre in modo decisivo la poverta’ e la fame sul nostro pianeta e’ assolutamente possibile. La strategia – conclude Guglielmetti – e’ valida e sta funzionando. Ma bisogna insistere, e anche i Paesi ricchi devono rispettare i loro impegni, altrimenti tutto diventera’ difficile.