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Vuoto a rendere, si parte con acqua e birra. Ma spingiamo tutti per fare come in Germania

Torna in Italia una vecchia buona pratica, eliminata negli anni Ottanta: un rimborso da 0,05 a 0,3 centesimi per ogni contenitore restituito. Ma è solo sperimentale, e solo con esercenti che accettano. In Germania invece riguarda tutti.

Vuoto a rendere, si parte con acqua e birra. Ma spingiamo tutti per fare come in Germania
Vuoto a rendere
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VUOTO A RENDERE

Un piccolo ma significativo passo avanti, tornando indietro. Si può sintetizzare così il ritorno in Italia, per il momento solo sperimentale e solo rivolto ad alcuni specifici contenitori, del vuoto a rendere. Un’abitudine che, in realtà, era consolidata negli stili di vita degli italiani, con un effetto-rete tra consumatori, produttori ed esercenti. Una buona pratica, poi rimossa sotto le pressioni delle solite lobby che non vogliono toccare nulla nella filiera dei loro interessi. E pazienza se poi abbiamo livelli record di immondizia prodotta e di bottigliette varie (plastica, vetro e cartone) che finiscono ovunque e avvelenano le nostre vite.

Il vuoto a rendere, lo diciamo innanzitutto per tutti i nostri lettori, consente di recuperare, per contenitori di vetro, plastica e altri materiali con un volume compreso tra gli 0,20 e 1,5 litri, una somma variabile da 0,05 a 0,3 euro.  Una somma, attenzione allo spreco sempre dietro l’angolo, che, come avvisa a chiare lettere il ministero dell’Ambiente, non deve essere poi «scaricata» sul costo del prodotto ma andare dritta nella tasca del consumatore.

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COME FUNZIONA IL VUOTO A RENDERE

L’esperimento, dopo anni e anni di inutili discussioni parlamentari, meline varie, significa un ritorno, dal 10 ottobre 2017 e per un anno, a un meccanismo già previsto e funzionante negli anni Ottanta. Ma, come dicevo, per il momento con una serie di paletti. Primo paletto: è un esperimento, e poi si vedrà. Potrebbe anche finire nel cestino, dopo 1 anno se i risultati saranno deludenti o se le lobby che non gradiscono questo provvedimento torneranno alla carica. Secondo paletto: si parte solo per confezioni di acqua minerale e di birra. Terzo: il rimborso del vuoto a perdere è previsto solo in locali pubblici (dai ristoranti ai bar, fino agli alberghi ed ai luoghi di vacanza), e su base volontaria da parte degli esercenti che riceveranno un bollino da parte del ministero. In teoria, potrebbero dire tutti no. E saremmo punto e daccapo.

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VUOTO A RENDERE IN ITALIA

Allora, per non ripiombare nel nulla, non ci resta che mettere in moto il nostro solito tam tam per Non sprecare (mai come in questo caso: meno rifiuti e meno inquinamento per tutti, e più risparmio per tutti  i consumatori), e per spingere chiunque abbia un ruolo in questa delicata partita, dai comuni ai commercianti, a partecipare a questa scommessa con la sperimentazione del vuoto a rendere. Sperando che così dal provvisorio si possa arrivare al definitivo, come avviene in buona parte dei paesi europei: non solo in Germania, e nelle solite nazioni del Nord Europa (come Norvegia e Finlandia), ma anche in paesi meno attenti all’ambiente, come l’Ungheria e la Repubblica Ceca. A noi, alla fine della sperimentazione, ci piacerebbe arrivare al modello della Germania, dove quando si porta una bottiglietta di plastica vuota alla cassa di un negozio, al consumatore vengono restituiti dagli 8 ai 25 centesimi. In tutti i negozi, a tutti i consumatori, e per tutti i tipi di bevande.

COME RIDURRE I RIFIUTI:

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