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Basta sprechi: a Varese l’asilo pronto da 5 anni e mai aperto

Finanziato da Regione Lombardia e dall’azienda ospedaliera di Busto Arsizio, l'asilo in provincia di Varese è costato ai contribuenti più di mezzo milione di euro

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ASILO TRADATE –

Una struttura, finanziata da Regione Lombardia e dall’azienda ospedaliera di Busto Arsizio, che è costata ai contribuenti più di mezzo milione di euro: 126 mila di contributo regionale e 427 mila di fondi aziendali. L’asilo nido dell’ospedale “Galmarini” di Tradate (provincia di Varese) non ha mai aperto da quando i lavori di realizzazione si sono conclusi, 5 anni fa.

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Leggiamo in un articolo sul sito de Il Fatto Quotidiano che l’asilo, incastonato nel parco dell’ospedale, era stato pensato per ospitare una ventina di bambini, tra lattanti e bimbi già svezzati, distribuiti sui 300 metri quadri di struttura, dotata di ogni comfort ed energeticamente all’avanguardia. Alla cerimonia di posa della prima pietra, nel dicembre del 2007, presenziò il consigliere regionale della penultima giunta Formigoni, Luca Daniel Ferrazzi (che era stato eletto nelle fila del Pdl), storico rappresentante dell’area An proprio come l’allora direttore generale all’azienda ospedaliera, Pietro Zoia. Si legge ancora sul Fatto Quotidiano che all’epoca il direttore motivò la scelta di realizzare un asilo nido, spiegando che: “A fronte del numero di maternità verificatesi negli ultimi anni e guardando alla natura aziendale ospedaliera e, quindi, alla consuetudine di avere molto personale femminile, è importante offrire ai nostri lavoratori un servizio di asilo nido in modo da facilitare un corretto bilanciamento tra le esigenze personali e famigliari e la crescita professionale”.

Nell’estate del 2009, l’asilo nido era pronto: 300 metri quadri di struttura interna e 300 metri quadri di giardino recintato ad uso esclusivo. A settembre dello stesso anno la cooperativa Punto Service (che si aggiudicò la gestione del servizio) ricevette una sola iscrizione, impossibile far partire il nido. I termini vennero prorogati, ma nessuno si fece avanti e non si raggiunse il numero minimo di iscrizioni.

Fallito il tentativo di aprire il nido alle mamme lavoratrici, l’azienda ospedaliera provò a coinvolgere i comuni del territorio, poi si provò la via degli accordi con le aziende, vennero promossi open-day e serate pubbliche, ma anche a settembre del 2010 le iscrizioni non arrivarono. Nel 2015, la struttura dell’asilo abbandonato e mai utilizzato da fuori comincia ad apparire più vecchio, sebbene non accolto neppure un solo bambino. E il servizio non è più stato affidato.