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Tutto si aggiusta, anche gli italiani scoprono i vantaggi del riparare

Dai Restart Party ai Repair Cafè: racconto di un fenomeno in forte crescita. Migliaia di posti di lavoro, e fine della schiavitù di acquistare un prodotto nuovo. Quando avremo anche noi i vantaggi fiscali per chi ripara?

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VANTAGGI DEL RIPARARE GLI OGGETTI

La formula di rito non prevede alternative: «Le conviene comprarlo nuovo…». È la risposta che incassiamo ogni volta che proviamo a riparare un elettrodomestico o un apparecchio elettrico ed elettronico. Non si trovano i pezzi di ricambio, il costo dell’intervento è troppo alto, il guasto è irreparabile. Niente da fare. E invece riparare gli oggetti, senza arrendersi all’acquisto forzato del nuovo modello, sta tornando di moda. Certo: non siamo in Svezia, dove è stata perfino introdotta una legge che dimezza l’Iva (dal 25 al 12 per cento) e consente di detrarre le riparazioni, anche le più piccole, dalla denuncia dei redditi. Ma siamo in Italia, dove il cambiamento parte sempre dal basso, dai nostri stili di vita, dalle abitudini dei consumatori, e da chi riesce a intercettarle.

LEGGI ANCHE: Riparare e non sprecare, in Svezia una pioggia di incentivi e bonus a chi lo fa. E in Italia?

VANTAGGI DEL RIPARARE

I canali più attivi di questa nuova economia delle riparazioni sono due, i Restarters, che abbiamo importato dalla Gran Bretagna, e i Repair Cafè, di marca olandese. Nel primo caso si tratta di vere e proprie comunità che, grazie all’amplificazione del web, organizzano i Restart Party dove qualsiasi oggetto elettrico o elettronico può essere portato per tornare a funzionare perfettamente. Sono come dei mercatini del fine settimana, con la differenza che qui si montano e smontano computer, televisori, lavatrici, smartphone, tutti oggetti potenzialmente sottratti alla catena dei rifiuti o allo spreco dell’oblio casalingo (abbiamo, in media, 8 piccoli elettrodomestici a famiglia, buttati in qualche cassetto). I Restart Party si stanno diffondendo in Lombardia, in Piemonte e in Veneto, con un epicentro in Toscana, dove la comunità Restarters Firenze ha perfino una pagina Facebook aggiornata con l’appuntamento della settimana. «La nostra è una risposta concreta contro la truffa dell’obsolescenza programmata ed a favore della libertà del consumatore, che non deve essere obbligato sempre a comprare nuovi prodotti» spiega Giovanni Trippi, presidente di Restarters Firenze, ormai in grado di programmare una cinquantina di appuntamenti l’anno soltanto in Toscana.

PER APPROFONDIRE: I Restart Party arrivano in Italia: le piccole feste della riparazione a costo zero dove chiunque può partecipare

DOVE RIPARARE ELETTRODOMESTICI

Il secondo canale è quello dei Repair Cafè, nato dalla vulcanica fantasia di una mamma olandese, Martine Postma, stufa di essere costretta a cambiare continuamente cellulare e phon. Oggi Repair Cafè Foundation è un network, con 1.500 punti per le riparazioni, in tutto il mondo, dei quali 12 in Italia, da Trento a Roma. Per aprire un Repair Cafè bisogna creare un’associazione, individuare un luogo di lavoro e mettere a disposizione del pubblico alcuni giorni e ore della settimana: il ricavato di ciascun intervento viene poi diviso tra il riparatore (80 per cento) e l’associazione (20 per cento). «C’è molto interesse per la nostra attività, e solo la politica ancora non ha capito quanto può valere, sia per l’occupazione sia per ridurre i rifiuti. Avremmo bisogno di qualcosa di simile agli incentivi della Svezia…» dice Francesco Pelaia, fondatore di Aggiustatutto Roma.

PER SAPERNE DI PIÚ: Repair Cafè, dove tutto riprende a funzionare creando nuove occasioni di lavoro (Foto)

OPPORTUNITÀ DI LAVORO RIPARAZIONE OGGETTO

La cosa più interessante dell’esperimento svedese è che a, a fronte di un basso costo del provvedimento con gli sgravi fiscali (54 milioni di dollari l’anno), il governo sta già incassando un doppio dividendo, sui consumi e sull’occupazione. Racconta Per Bolund, ministro delle Finanze svedese: «I fatti stanno smentendo clamorosamente il pregiudizio in base al quale riparare significa deprimere i consumi. È vero il contrario. La gente è portata ad acquistare prodotti di migliore qualità, proprio per avere i servizi di manutenzione e sapendo che durano di più. Inoltre le riparazioni richiedono grandi abilità, e non alta formazione. Quindi c’è una fascia di disoccupati, di solito penalizzati, che ne sta traendo un grande vantaggio». Anche in Italia l’industria delle riparazioni sta creando opportunità di lavoro in settori dell’artigianato che rischiavano di scomparire: aumentano sarti e calzolai e si rivedono i negozi per rammendi e ricuciture. Ma l’esempio più clamoroso, anche per le dimensioni, è quello delle piccole officine dove si affittano e si riparano biciclette: vi lavorano circa 3mila persone, reclutate anche per effetto dell’onda lunga del boom della bici, il mezzo di locomozione scelto ormai da 800mila italiani per andare al lavoro.

Infine, la filiera delle riparazioni sta gonfiando la domanda dell’usato che in Italia è una vera e propria industria diffusa sul territorio. Questo mercato vale un fatturato di 19 miliardi di euro l’anno (il 40 per cento matura online) e secondo la Doxa la metà degli italiani almeno una volta all’anno fanno acquisti di prodotti usati. Quasi sempre riparati o da riparare.

(Le immagini sono tratte dalla pagina Facebook “Restarters Firenze)

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