Sign up with your email address to be the first to know about new products, VIP offers, blog features & more.
[mc4wp_form id="5505"]
Questo sito contribuisce all'audience di

Orti, li coltiva quasi un italiano su due. Esplodono in città e nelle scuole

A Londra 100mila persone attendono di avere un pezzo di terra in comodato. A New York 1 milione di dollari di sussidi per gli agricoltori urbani. In Italia se curi gli alberi, paghi meno tasse.

Condivisioni

VANTAGGI ORTI URBANI –

Vi siete accorti che gli orti stanno crescendo? Nelle nostre case, dove li utilizziamo anche per avere frutta e verdura fresca, ma innanzitutto nelle città, nelle scuole e perfino nelle fabbriche, dove si sta diffondendo il fenomeno degli spazi coltivati aziendali. Quasi la metà degli italiani (il 46,2 per cento) coltivano spazi verdi sui balconi e nei giardini: sono raddoppiati nel giro di pochi anni e rappresentano un nuovo stile di vita. Secondo un’indagine, appena pubblicata, della Coldiretti con il Censis, infatti, il 25,6 per cento lo fanno per la voglia di mangiare prodotti sani e genuini, il 10 per cento per passione e il 5 per cento per risparmiare. Dunque l’orto privato condensa tre nuove tendenze della società italiana: massima attenzione per la qualità del cibo (quella che orienta buona parte delle scelte per la spesa), più cura per l’ambiente a partire dai propri spazi, riduzione dei costi del budget familiare. Anche attraverso le zucchine, i fagioli e lo zafferano autoprodotti.

LEGGI ANCHE: “Un orto in centrale”, il progetto di Snam per l’agricoltura a km zero in Toscana

ORTI URBANI IN ITALIA –

Ma se l’orto personale segnala un salto di qualità, da hobby di una minoranza a stile di vita sempre più popolare, una vera rivoluzione verde si sta realizzando al confine tra le decisioni pubbliche e le azioni private. Si tratta del fenomeno degli orti urbani, dati in affidamento gratuito dalle pubbliche amministrazioni ad associazioni e gruppi di cittadini: si sono triplicati nel giro di appena due anni, passando da una superficie complessiva di 1,1 milioni di metri quadrati a 3,3 milioni di metri quadrati. Un boom. Favorito dai bandi dei comuni (fatti nell’81 per cento dei capoluoghi di provincia del Nord) e da un’idea più evoluta e concreta, e meno ideologica, della cittadinanza attiva. Sul sito www.zappataromana.it sono censiti i più importanti orti condivisi della capitale e la quota è salita a 150 appezzamenti. A Bologna a un bando per l’assegnazione di 108 piccoli lotti di terreno si sono presentate oltre 2mila famiglie, pronte a zappare e curare aree verdi abbandonate di proprietà comunale.

ORTI URBANI PER VALORIZZAZIONE TERRITORIO –

L’orto in città ha una forza tale da essere considerato uno strumento di politica urbanistica. Si tratta di spazi che vengono sottratti all’incuria e al controllo della microcriminalità (che spesso li utilizza per lo spaccio di droga) o a possibili speculazioni edilizie, e tornano così ad essere luoghi della comunità. Moltiplicandosi, si modifica anche l’aspetto del territorio, la stessa geografia della metropoli. Londra, per esempio, è diventata una città di zappatori e sul registro comunale risultano 100mila persone in attesa di ricevere il loro pezzo di terra. Nel quartiere di Camden la lista d’attesa è calcolata attorno ai trent’anni, a Islington ne servono venticinque. A Manhattan, nel cuore di New York, i tetti dei grattacieli di grandi società o di istituzioni pubbliche, dalla Bank of America al Whitney Museum of Art, sono trasformati in orti e grazie a una delibera comunale è ammessa anche l’apicoltura urbana. Ai tavoli del breakfast dell’albergo Waldorf Astoria ogni mattina si serve il “miele fatto in casa”, ovvero sul tetto di uno degli edifici-simbolo di New York, dove il comune spende 1 milione di dollari l’anno in sussidi per gli agricoltori metropolitani.

PER APPROFONDIRE: Ron Finley, il giardiniere che trasforma i terreni incolti di Los Angeles in orti urbani

ORTI URBANI E POSSIBILITÀ DI LAVORO –

Infine l’orto urbano è una potenziale leva per creare lavoro in uno dei pochi settori, appunto l’agricoltura, dove il trend dell’occupazione in Italia è decisamente di segno positivo. Nella periferia di Milano, un giovane ventenne laureato alla Bocconi, il siciliano Guglielmo Stagno d’Alcontres, ha trasformato una serie di spazi in serre urbane fotovoltaiche per produrre fragole, lamponi e mirtilli. Nel primo anno di attività la sua azienda ha già fatturato 1 milione di euro e inoltre d’Alcontres vende alla rete l’energia che non utilizza per la sua coltivazione.

RECUPERO AREE VERDI –

Dall’orto il passo indietro delle amministrazioni comunali, a favore di comitati di cittadini, si sta dirigendo verso le adozioni di aree verdi. Pezzi di giardini che vengono così curati dai privati, anche attraverso sponsorizzazioni garantite con dei cartelli nella zona. Qui c’è un doppio vantaggio per i comuni: un risparmio sui costi per la manutenzione del verde, che ovunque si fa molta fatica a garantire, e una sicurezza sulla protezione del territorio. L’evoluzione di questo meccanismo è in via di sperimentazione in città medie, come Padova, o piccole, come Casale Monferrato: i cittadini che si occupano a proprie spese degli alberi della strada o del quartiere dove vivono, ricevono uno sconto sulla tassa per i rifiuti.

LEGGI ANCHE: Giardiniere condotto: a Milano insegna ai cittadini a prendersi cura del verde urbano 

ORTI NELLE SCUOLE –

L’ultimo anello della catena del boom degli orti riguarda le scuole. Con vari nomi, Orti in Condotta o MiColtivo, migliaia di scuole italiane stanno sperimento questo moderno strumento di didattica ambientale: solo la liste degli orti scolastici che fanno capo al movimento Slow food comprende 500 istituti. Ci sono scuole che con gli orti coprono una parte delle forniture per la mensa, e ci sono scuole, come la Principe di Piemonte a Roma, vincitrice dell’ultima edizione del Premio Non sprecare con l’università Luiss, che riescono a mettere in produzione fino a sette ettari di terreno con la collaborazione degli studenti. Il valore del cibo, come l’esigenza di non sprecarlo, va riconosciuto dall’infanzia, e anche attraverso il valore della convenienza. Grazie agli incentivi fiscali (fino al 65 per cento di detrazioni Irpef) un cittadino che deve rifare il terrazzo, può scegliere la soluzione del giardino pensile. Avrà un ambiente migliore, un isolamento termico naturale e minori infiltrazioni di acqua piovana. E sulla sua tavola potrà servire l’insalata prodotta in casa.

PER SAPERNE DI PIÚ: Hortus Urbis, i segreti dell’orto didattico di Roma curato dai bambini

LEGGI ANCHE: