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Il valore dell’onestà non è solo una questione di soldi o di cervello. Ecco perché dilaga la corruzione

Gli scienziati anglosassoni avvisano: la capacità di imbrogliare ha le sue radici nel cervello. Sarà anche vero, ma sul dilagare della corruzione, del non rispetto di regole e leggi e del malaffare in Italia, uno spreco enorme per il Paese, contano altri fattori, più che la nostra materia grigia. A partire dalla perdita di senso della parola onestà e del suo contrario, disonestà.

Il valore dell'onestà non è solo una questione di soldi o di cervello. Ecco perché dilaga la corruzione
Valore dell'onestà in Italia: la necessità di riscoprire il suo vero significato
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VALORE DELL’ONESTÁ

La disonestà ha una base biologica, piazzata come una radice nel nostro cervello? Non prendete questa domanda per una provocazione, una battuta da bar, o per una bufala a cavallo tra la non scienza e la non verità. In realtà la rivista Nature Neuroscience ha pubblicato, con una lunga dovizia di particolari, i risultati di un’approfondita e lunga ricerca di scienziati inglesi e americani che sembrano arrivare alla seguente conclusione: se e quando imbrogli, il cervello ti manda alcuni messaggi che all’inizio ti mettono in difficoltà, ma poi, diventando sempre più flebili, ti lasciano campo libero. E quindi, secondo il team  anglosassone di neurologi, il cervello si adatta alla disonestà, e cancella l’onestà. La rimuove. Da qui la conclusione che l’abitudine di imbrogliare, di corrompere e di essere corrotti, di trasgredire qualsiasi regola o legge, ha delle sostanziali basi biologiche. E’ un’abitudine che trova casa e complicità nel nostro cervello.

Confesso che, nonostante l’autorevolezza scientifica della fonte di questa notizia e l’originalità del risultato delle ricerca, laddove il cervello non finisce mai di stupirci ogni volta che ne approfondiamo il meccanismo, confesso, dicevo, che l’idea di un cervello disonesto mi fa soltanto sorridere. Non mi convince. In quanto prescinde da qualcosa che viene prima e dopo, e riguarda la nostra dimensione etica di uomini e di donne.

Parliamoci chiaro: in Italia la disonestà ha assunto le dimensioni di un devastante e capillare  fenomeno di massa, i cui rivoli sono entrati dappertutto fino peggiorare in modo sostanziale lo stesso tessuto della nostra convivenza civile. Ma uno dei motivi per i quali la capacità di imbrogliare in Italia è ormai diventata un’abitudine non è il funzionamento del nostro cervello, che tra l’altro è analogo a quello di qualsiasi altro cittadino del mondo, quanto la perdita di valore, di senso, di significato, della stessa parola, onestà, e del suo contrario, disonestà. Come se tra i due termini non ci fosse alcuna differenza radicale, ma piuttosto un’assonanza che sfuma qualsiasi confine. Dunque per risalire la china da questa deriva di popolo e di nazione, dobbiamo forse partire dalla riscrittura delle parole, del lessico, che formano i primi punti cardinali dell’onestà.

La mancanza di onestà, piccola e grande, è tragicamente diventata un fattore comune che unisce molti settori della comunità nazionale. Un’inchiesta dopo l’altra (una della ultime è quella della criminalità che ha messo le mani sulla Capitale, corrompendo esponenti di tutti i partiti), uno scandalo dietro l’altro, e una triste conclusione: siamo sempre più corrotti. Il professore Ernesto Galli della Loggia, in un pesantissimo articolo pubblicato sul Corriere della Sera, lo chiama “degrado civile di un’Italia che cade a pezzi“.

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IMPORTANZA DELL’ONESTÁ

In un Paese che precipita nella classifica di Transparency International in quanto a tasso di legalità (siamo ormai terzultimi in Europa), e dove ogni giorno si apre un nuovo squarcio su fenomeni di corruzione, viene voglia di porsi una domanda: ma l’onestà in Italia ha ancora un significato? La consideriamo ancora un valore, più che una virtù, alla base della nostra vita sociale? Siamo consapevoli che senza il valore dell’onestà, senza uno scatto etico prima che civile, qualsiasi discorso sul nostro futuro come comunità rischia di essere astratto? E abbiamo capito che la disonestà è un prezzo, molto alto, che paghiamo in termini di inefficienza e di degrado generale del sistema? Uno spreco a tutto tondo.

IL VERO SIGNIFICATO DELLA PAROLA ONESTÁ

Forse, per restituire dignità e centralità all’onestà bisogna partire dai fondamentali, e cioè dal suo significato. Come fa molto bene in un libro pubblicato recentemente (Onestà, edizioni Cortina) la filosofa Francesca Rigotti che ci ricorda la ricca polisemia del termine, cioè la diversa quantità di significati che possiede. Il primato, riconosciuto da decenni, dell’economia e del mercato (cioè del denaro) ha infatti ridotto l’onestà a una categoria dentro la quale rientrano quelli che non rubano, non frodano, non corrompono. Non è così. L’orizzonte dell’onestà si allarga a fisarmonica in una parte integrante del nostro carattere, nelle intenzioni e nelle disposizioni dei nostri comportamenti, nella stessa fisionomia dell’uomo.

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COME ESSERE ONESTI

Già l’etimologia della parola ci segnala un nesso tra “onestà” e “onore”, che non è certo una categoria economica. L’honestus, scriveva con straordinaria sintesi Cicerone, è appunto l’uomo degno di onore. E in inglese la traduzione di onesto è honest, cioè colui il quale dice la verità, un’altra attitudine del carattere più che della pratica in economia. Non a caso, per gli anglosassoni, americani e inglesi, la bugia nella vita pubblica e privata, è una colpa che non è perdonata, molto più di un reato penale ai fini delle conseguenze. Il politico colto in flagranza di bugia, viene giudicato immediatamente come disonesto, come colui che non dice la verità, e dunque non è affidabile; il contribuente infedele con le sue dichiarazioni per non pagare le tasse, rischia il carcere e l’isolamento sociale. Per il bugiardo non c’è scampo: una volta scoperto, è fuori gioco. Mentre l’onestà, come scriveva Cervantes nel Don Chisciotte è la «migliore politica», nel senso più pieno della parola.

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