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Auto blu, ma i giudici della Corte costituzionale sono al di sopra della legge? E possono autoassolversi?

Il giudice Zanon è accusato di un uso improprio dell’auto di servizio. A disposizione della moglie e dei parenti. Si è dimesso, ma la Corte lo ha salvato e vuole anche giudicarlo. Cioè assolverlo.

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USO PRIVATO DELLE AUTO BLU

I giudici non si toccano. Specie se sono quelli che maneggiano la Carta costituzionale e ne garantiscono il pieno rispetto. Sono contrario alla caccia alle streghe ed ai poteri forti in astratto, ma la vicenda del giudice costituzionale Nicolò Zanon è un caso da scuola di come i consiglieri della Corte si considerino extra legem e si autoassolvono, con largo anticipo, anche quando sono accusati da colleghi della procura.

Zanon è accusato, in modo molto circoscritto grazie alla testimonianza del suo autista, di un uso improprio, e qui siamo al peculato, dell’auto blu della quale dispone in quanto giudice della Corte. Ne avrebbero fatto uso la moglie Marilisa D’Amico e anche altri parenti. Un’auto di servizio che, ricordiamo, costa allo Stato 750 euro al giorno. Fin qui i fatti.

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AUTO BLU NICOLÓ ZANON

Di fronte a un reato, che certo non è una rapina in banca ma resta molto sgradevole, Zanon ha fatto la cosa più semplice e corretta: dimettersi. Peccato però che il suo gesto vale meno di zero, in quanto il collegio della Corte, all’unanimità e con toni castali, ha respinto le dimissioni del collega. Con un’obiezione davvero singolare, tra l’altro certificata dal parere di un ex presidente della Corte, Valerio Onida, con il quale Zanon in passato ha lavorato. L’obiezione è questa: l’auto blu è in dotazione a tutti i giudici della Corte, senza limitazioni, e dunque ne possono fare l’uso che vogliono.

Il paradosso è evidente: invece di lasciare all’autonoma valutazione dei magistrati che hanno in mano l’inchiesta e poi a un eventuale giudizio del tribunale qualsiasi decisione, i giudici della Corte si sono chiusi a riccio. Prima assolvendo a priori il collega, e poi facendo presente che su un eventuale rinvio a giudizio di Zanon dovranno decidere gli stessi giudici della Corte. Della serie: se la suonano e se la cantano.

Che dire? Innanzitutto siamo nel cuore di quei privilegi che tanto indignano l’opinione pubblica. E non è vero che si tratta di vizietti di esclusiva competenza della politica, semmai sono condivisi da altri ceti castali dei poteri dello Stato. Un giudice costituzionale riceve uno stipendio netto mensile di 13mila euro, e già questa è una cifra non irrisoria. Inoltre ha segretaria, autisti, auto, alloggio e spese pagate, compresa la benzina.  Il risultato finale è che la Corte costituzionale italiana costa tre volte quella inglese: uno spreco niente male.

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SPRECHI AUTO BLU IN ITALIA

In secondo luogo sarà anche un reato minore, ma esiste un codice etico che ciascuno dovrebbe seguire. L’auto blu non è del giudice Zanon come libero cittadino, ma in quanto membro di un organismo costituzionale anche molto delicato. È escluso dunque che possa essere usata con tanta disinvoltura da moglie e parenti. Non ha senso. Ed è una delle piccole, ma significative cose che suscitano più rabbia, più rancore e invidia sociale nell’opinione pubblica. Poi si dice che queste sono valutazioni da populisti, ma in realtà sono reazioni indignate quando si travalica il buonsenso prima che la legge. A questo punto Zanon farebbe bene a non recedere dalla sua decisione di dimettersi, e dovrebbe chiedere un giudizio dei magistrati competenti, non dei suoi colleghi. Come un qualsiasi cittadino italiano.

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