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Troppi messaggi di posta elettronica? Ecco come gestirli

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di Martina Pennisi

 

 

 Alla faccia della Posta elettronica certificata del ministro Renato Brunetta e della digitalizzazione auspicata dall’Agenda europea, il Consiglio di Stato ha formalmente espresso la sua disapprovazione sulla ricezione via posta elettronica con allegato pdf delle domande per i concorsi da professore universitario. La proposta di convertire la comunicazione fra gli aspiranti facenti parte degli elenchi di abilitazione nazionale è del ministero dell’Università (dell’Istruzione). A ricostruire la questione, sottolineando che si tratta di un’operazione coinvolgerà oltre 25 mila candidati, il Corriere della sera. Wired.it ha contatto il Consiglio di Stato e ha avuto conferma del fatto che la questione è stata discussa il 9 giugno scorso, la relazione definitiva verrà pubblicata ( online) nelle prossime settime.

Il Consiglio di Stato ritiene che " la trasmissione informatica" possa "diventare troppo onerosa e richiedere tempi di confezionamento e lettura più lunghi" rispetto a quella "in formato cartaceo". Il ministero ha replicato che sarebbe la presentazione cartacea a comportare un costo aggiuntivo "quantificato in 8 milioni di euro". Il come è presto detto: risparmi su fotocopie e spese di spedizione varie. Per citare Brunetta, l’utilizzo della Pec garantirà a regime un risparmio di 200 milioni per la pubblica amministrazione solo per ciò che concerne la riduzione delle raccomandate. Viene da pensare che le preoccupazioni del Consiglio di Stato siano dovute più che altro alla ricezione e alla gestione concreta delle domande, che nel caso in cui non siano organizzate a dovere potrebbero – e sottolineiamo potrebbero – comportare costi aggiuntivi.

Per ciò che concerne l’invio – e di conseguenza la ricezione – certificato della documentazione ci si può affidare a una piattaforma che prevede l’identificazione del mittente mediante, per esempio, codice fiscale e garantisce la gestione del flusso interamente online, bypassando la mail quindi. Un esempio è la soluzione utilizzata dalla Regione Lombardia per la domande di contributi e finanziamenti. Vale la pena inoltre citare (quando funziona) la possibilità di fare richiesta di disoccupazione all’Inps online: a ogni domanda viene assegnato un Pin che garantisce l’identificazione del richiedente e da quel momento il corso della questione è digitale e personalizzato.

Volendo tornare invece alla mail certificata e al suo contenuto, il formato dell’allegato proposto dal ministero – Pdf – si presta tradizionalmente meno di altri come veicolo per attacchi malevoli.

In generale, è comunque auspicale che decidendo o meno di ricevere le domande via posta elettronica le Università e, allargando il discorso, le Pubbliche amministrazioni, i ministeri e i Consigli vari siano già dotati di una protezione adeguata.

Una volta ricevuto il malloppone digitale non bisogna poi pensare di dover mettere una squadra di operatori ad aprire, scandagliare e separare tutte le email (contenenti almeno 12 pubblicazioni). Adottando un sistema di ricerca semantica si può far sì che la preselezione avvenga a monte e (i pochi) operatori in questione abbiano accesso solo alle domande di loro competenza. Per esempio: le domande per la tal materia vanno all’operatore pinco e quelle per l’altra materia all’operatore pallo. Il tutto con eventuali ulteriori selezioni per area geografica, anzianità, formazione e chi più ne ha più ne metta. Realtà, per citarne due, come Kana e l’italiana Funambol permettono interventi di questo tipo.

Per il concorso in questione, che dovrebbe partire in autunno, non c’è praticamente speranza, essendoci bisogno dell’unanimità del Consiglio dei ministri per ribaltare il parere negativo del Consiglio di Stato. Per i prossimi si può e si deve provare a guardare, davvero, avant