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Troppa tecnologia fa male ai ragazzi: quando lo capiremo? Intanto abbiamo gli studenti più smanettoni del mondo

L'ultimo allarme arriva dai test Ocse-Pisa, fatti nelle scuole: gli studenti italiani sono connessi tutto il giorno, mezz'ora in più rispetto ai loro coetanei in tutto il mondo. Anche per questo la scuola non piace, e un normale compito in classe diventa un incubo.

Troppa tecnologia fa male ai ragazzi: quando lo capiremo? Intanto abbiamo gli studenti più smanettoni del mondo
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DIPENDENZA DA TECNOLOGIE –

Passerò anche per un antimodernista, e la cosa mi fa solo sorridere, ma intanto non passa giorno senza che arrivi un nuovo allarme, sempre dallo stesso fronte: i nostri ragazzi abusano della tecnologia, ne fanno un uso compulsivo, eccessivo. Con un effetto spreco che semina danni a raffica.

Dall’ultimo test Ocse-Pisa, stiamo parlando della più dettagliata fotografia sulla scuola nel mondo e in particolare nei paesi del benessere, come l’Italia, viene fuori un dato che considero sconcertante: gli studenti italiani risultano connessi tutto il giorno e usano il web e il computer mezz’ora in più della media dei loro coetanei nel mondo. Capite che razza di record abbiamo conquistato? Quello degli smanettoni compulsivi e spreconi. A questo risultato l’analisi dell’Ocse collega altri fattori: i ragazzi italiani sono molto ansiosi, mammoni e uno su sette risultano del tutto insoddisfatti degli studi, non li amano, preferendo smanettare. Ripeto: uno su sette, laddove, solo per fare un paragone, gli studenti insoddisfatti della scuola (e qui non si parla tanto della qualità dell’insegnamento o degli istituti, ma proprio della voglia di studiare) in altri paesi, come quelli dell’Europa del Nord, non superano la soglia, del tutto normale, del 5 per cento. L’ansia di un compito in classe colpisce due studenti italiani su tre, il triplo dei coetanei europei. Dunque siamo un’anomalia nel club dell’Unione, e non solo.

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DIPENDENZA DA TECNOLOGIE GIOVANI –

Come dicevo, questa è solo l’ultima sventagliata di cattive notizie sull’abuso tecnologico che i giovani italiani hanno ormai ridotto a stile di vita. Sbagliato, sbagliatissimo. Ne volete altri, se non vi bastano questi, di dati sconcertanti? Ogni minuto facciamo partire qualcosa come 100mila tweet e 700mila aggiornamenti della pagina Facebook. Abbiamo ridotto il piacere di un selfie a una moda narcisista e conformista, andando a fare questo tipo di immagini nei posti e nei momenti più sbagliati, anche quando passa un treno che rischia di travolgerci, fino a costringere il sindaco di un luogo del dolore, il comune di Amatrice martoriato dal terremoto, di lanciare un appello: Basta selfie, please.

Oppure vi potrei parlare di come abbiamo ormai rinunciato a coltivare una lingua nazionale, con la relativa proprietà di linguaggio: vi ho già descritto l’analisi del Censis che ha fotografato “l’imbagascimento” dell’italiano, e la sua sostituzione, specie tra i giovani, con il linguaggio, tipico dei social, della violenza, dell’insulto, della scorrettezza grammaticale, della semplificazione ad ogni costo. E come è peggiorata la lingua nazionale, un fattore di identità del popolo, così è precipitata la capacità degli studenti italiani di concentrarsi.

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ABUSO DI TECNOLOGIE GIOVANI –

Non sono e non voglio essere iscritto al partito dei catastrofisti, però è venuto il momento di fare una riflessione seria sull’eccesso di tecnologia e di web ai danni delle nuove generazioni, senza ovviamente negare tutta la potenzialità e la magnifica virtù di questa risorsa che ormai è imprescindibile nella nostra vita. Lo dico con molta convinzione: non dobbiamo arrenderci a un progresso senza responsabilità. Non dobbiamo piegare la testa a un’idea che il mondo va così, e i nostri figli, i nostri nipoti, i nostri ragazzi, devono andare avanti così, e anche peggio, come tanti pecoroni. Esiste anche, e ne abbiamo parlato per le persone che lavorano, un diritto alla disconnessione, una possibilità, leggera, autonoma e non costrittiva, di dieta tecnologica. Esistono mille modi, mille possibilità, che evocano per esempio il ritorno alla conversazione, al piacere di stare insieme, al godersi la vita e la natura, ai gesti più semplici di relazioni umane (i baci, i sorrisi, le carezze, il contatto fisico), per ridurre il rischio dello spreco tecnologico. Esplorarli, cercarli, metterli in campo, tocca a noi, genitori, nonni, figli e nipoti. Magari insieme. Ma facciamolo, in ogni caso, e prima che sia troppo tardi.

QUALCHE PIACEVOLE ALTERNATIVA AL COMPUTER ED A INTERNET:

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