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Troll sul web: i professionisti dell’insulto online sono ormai il 30% degli utenti in Italia

Disturbatori seriali, uomini e donne che cercano visibilità e attenzione, certo, ma anche persone con gravi disagi, oppure malati di narcisismo che intendono dominare la discussione su Internet. Fermarli è praticamente impossibile, nonostante l’industria che si è creata attorno al fenomeno.

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TROLL SUL WEB –

L’ultima vittima illustre si chiama Gonzalo Higuain, detto il Pepita, che dopo tante polemiche per la sua cessione-tradimento, al suono magico di 90 milioni di euro, ha provato ad ammaliare i tifosi napoletani. Si è rivolto a loro direttamente, per la prima volta dopo il trasferimento alla Juve, attraverso il megafono di Instagram e ha tentato, con furbizia argentina, di giocare la carta dell’amore (calcistico) eterno: “Non vi dimenticherò mai, e grazie di tutto l’affetto che mi avete dato in questi tre anni al Napoli…”. Messaggio chiaro e forte, con tanto di foto con il pollice alzato, e risposte, un diluvio, altrettanto chiare e forti, a colpi di pesantissimi insulti. Al punto che Higuain ha dovuto sospendere la sua comunicazione via Instagram, e tanti saluti a 911mila follower.

CHI SONO I TROLL –

Il caso di un simbolo del Dio Pallone trattato dal popolo internauta come il peggiore dei delinquenti, non è un episodio isolato, e anzi nella sua gravità è solo la più recente conferma di un fenomeno che sta mettendo sotto pressione, e sotto scacco, l’intero universo del web: l’avanzata, manu militari, dei trolls. La sentenza di un’inchiesta sull’ultima copertina di Time fa impressione per la sua perentorietà: “I trolls stanno trasformando il web in un pozzo nero di aggressione e di violenza”. Con diversi effetti collaterali, tra i quali ci sono da includere perfino i rischi di una perdita di centralità di Internet, con fughe di massa dai social, dai siti, dai vari business che gravitano attorno alla Rete e alla sua quotidiana evoluzione tecnologica.

LEGGI ANCHE: Troppo web allontana dagli altri, i rischi della dipendenza da internet

COME RICONOSCERE I TROLL –

Il potere dei trolls non è una novità, e sulle cattive maniere che dilagano su Internet, a tutti i livelli, compreso l’uso come sfogatoio di social popolarissimi tipo Facebook, esiste ormai una letteratura. Ma il fatto nuovo, lo scatto in avanti, che potrebbe essere devastante per tutta l’impalcatura del web, è l’aumento esponenziale di questa tribù, di questo di umanità della Rete, che ha come missione l’insulto, l’aggressione, la violenza, la guerra cibernetica.

NUMERO UTENTI TROLL IN ITALIA –

In Italia si calcola che i trolls siano, potenzialmente, il 30 per cento degli utenti che si concentrano nell’attività di commentatori. Fermarli è praticamente impossibile, nonostante l’industria che si è creata attorno al fenomeno: società specializzate nell’offrire “moderatori” di commenti, studi legali che scendono in campo per tutelare l’onorabilità delle vittime, cyber detective che vanno a caccia di trolls per renderli inefficaci. Nulla è veramente efficace.

PROBLEMI CAUSATI DAI TROLL –

Lo dimostra un vero catalogo degli orrori, firmato dai trolls made in Italy, con il quale dobbiamo fare in conti. Innanzitutto i drammi: adolescenti che si sono suicidati perché sono stati presi di mira dagli attacchi dei coetanei. Come nel caso di una ragazza di 14 anni, con problemi di disturbi alimentari, che si è tolta la vita, dopo avere ricevuto una pioggia di insulti irripetibili (“Sei un cesso, dimostri dieci anni, vatti a nascondere”). Poi le affermazioni più bieche nel momento delle grandi tragedie: dalla “goduria” per la strage dei migranti, fino alla totale approvazione per il pistolero che ha ucciso per difendersi da un rapinatore.

COME GESTIRE I TROLL –

Il web dominato dai trolls diventa difficile da praticare anche da parte di chi, come gli uomini politici o le star dello spettacolo, è abituato all’amore-odio dell’opinione pubblica. Il presidente della Camera, Laura Boldrini,  che certo è molto impegnata nel costruirsi una buona immagine attraverso il marketing dei social, è al centro di continui attacchi sessisti. Resta memorabile quello firmato da Beppe Grillo: “  Che cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?” E anche un giornalista con le antenne sempre ben sintonizzate con gli umori popolari, Enrico Mentana, ha dovuto arrendersi al potere dei trolls, uscendo dal cerchio magico dei comunicatori vip via twitter. Per non parlare di Claudia Gerini, che ha cancellato la sua pagina twitter dopo essere stata bersagliata dalle peggiori imprecazioni in dialetto romanesco: in fondo aveva solo detto che “a Roma i taxi fanno schifo”, e si era sentita autorizzata a questo commento, forse sopravvalutandosi, per la sua popolarità  e per il fatto che, come tanti cittadini romani, aveva dovuto fare una lunga fila alla stazione Termini in un giorno festivo.

CHI SONO I TROLL –

Mentre i trolls avanzano, senza tregua e senza che nessuno riesca almeno a contenerli, mentre il web trema per questa nuova forma di dominazione del “potere della folla o delle masse”, ancora resta da capire bene chi sono davvero questi disturbatori seriali nel mare agitato del web. Uomini e donne che cercano visibilità e attenzione, certo, ma anche persone con gravi disagi, oppure malati di narcisismo che intendono dominare la discussione su Internet. Anche al prezzo di avvelenarla e trasformarla in un pozzo nero, come ha scritto Time. Diventa così attualissimo, per capire la portata di un fenomeno che potrebbe, nel tempo, usurare Internet, quanto ha scritto un grande esperto di questi temi, Eugeny Morozov, nel libro L’ingenuità della Rete. Lo studioso ha parlato di un “complesso di Hitler”, ovvero del fatto che per la sua stessa natura la Rete produce queste reazioni da trolls. Tanto che entro il 40esismo commento, dice Morozov, c’è sempre qualcuno che dà del nazista all’altro. Dunque gli effetti a catena della dominazione dei trolls, a partire dal web-pozzo nero, stanno soltanto confermando un paradigma universale: la tecnologia, anche nel momento di massimo splendore, va sempre governata. Da chi? Dalla ragione, dalla responsabilità e dall’etica degli uomini e delle donne che la cavalcano o semplicemente la utilizzano.

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