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La febbre delle videocamere ovunque. Uno spreco, che non migliora la nostra sicurezza

I piccoli comuni spendono 400 milioni di euro l’anno per videocamere, ma solo il 2 per cento dei responsabili dei reati vengono individuati grazie alle immagini registrate. E intanto c’è chi vuole videosorveglianza in tutte le scuole.

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TELECAMERE NEGLI ASILI –

Siamo circondati dalle videocamere. Assediati. La spesa per questi impianti, che dovrebbero migliorare e garantire la sicurezza dei cittadini, supera i 400milioni di euro l’anno, tutti sulle spalle di piccoli comuni dove ormai è di moda lo spreco dello schermo che spia i nostri movimenti. E la sicurezza? Solo il 2 per cento dei responsabili dei reati vengono individuati grazie a immagini registrate. Il sospetto, a questo punto, è che la bulimia di videocamere vada solo a gonfiare i ricavi di un settore dove, nel 2016, sono stati fatturati 1 miliardo e 700milioni di euro per impianti di videosorveglianza. Impianti che potrebbero arrivare in grandi quantità anche nelle scuole per fermare il fenomeno del bullismo e i casi di violenza all’interno del sistema scolastico.

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TELECAMERE NEGLI ASILI LEGGE –

Quindi la richiesta, che sta crescendo tra le famiglie, di introdurre, per legge, le telecamere negli asili e nei nidi per l’infanzia è decisamente esagerata. Eppure dilaga. Raccolte di firme per una legge di iniziativa popolare da sottoporre al ministro Stefania Giannini, sono partite da un padre, Giuseppe Zappa, a Bologna e da una madre, Federica Funi, a Roma. Migliaia di adesioni.

Intanto la Camera ha approvato la legge che ora va al Senato e che prevede l’installazione di telecamere in asili e strutture socio-assistenziali per disabili e anziani. Un modo anche per velocizzare le indagini delle forze dell’ordine in caso di segnalazione di reato. Le immagini registrate dalle telecamere saranno cifrate e potranno essere visionate, in seguito a una denuncia, solo dalle forze dell’ordine. L’installazione degli impianti di videosorveglianza dovrà essere segnalata da cartelli e preceduta da un accordo collettivo con i lavoratori e sarà vietato l’utilizzo di webcam.

TELECAMERE OBBLIGATORIE NEGLI ASILI –

Ma non si può pensare di militarizzare la scuola, nei livelli dell’infanzia, per individuare i violenti. Bisogna isolarli, e questo deve essere un obiettivo comune di insegnanti, presidi e famiglie. Non un’operazione di polizia che costerebbe tanti soldi, non garantirebbe la sicurezza (le telecamere andrebbero in tutte le aule?) e diffonderebbe un clima di panico tra i bambini. Servono, piuttosto, sinergie dal basso, iniezioni di buon senso, a tutti i livelli, azioni mirate, e non generalizzate, sui colpevoli. Un tempo nelle scuole le Buone Maniere erano materia di insegnamento, purtroppo abbiamo cancellato perfino l’educazione civica. Ma a un vuoto culturale non si può rispondere con le forze dell’ordine.

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