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Sacchetti bio, per scansarli compriamo meno frutta e confezionata con la plastica. I guai di una legge demenziale

Dopo l'introduzione degli shopper biodegradabili obbligatori, a pagamento, i consumatori hanno tagliato gli acquisti di ortaggi e frutta sfusa (- 7,8 per cento). Aumentando quelli confezionati in vaschette di plastica (+ 11 per cento). Plastica inquinante.

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TASSA SACCHETTI BIODEGRADABILI

Una legge demenziale, e opaca, non poteva che produrre danni ai consumatori. E’ quanto sta avvenendo con la nuova normativa che obbliga all’acquisto dei sacchetti bio per le spese di frutta e ortaggi. Un costo che, giustamente, il consumatore non vuole sostenere, motivo per cui si orienta diversamente. Come? Riducendo gli acquisti di ortofrutta (crollati del 7,8 per cento negli ultimi mesi), e qui il danno è a tutta la filiera. E aumentando invece l’acquisto di frutta e verdura già confezionata (più 11 per cento nello stesso periodo): e qui siamo alla beffa, in quanto queste confezioni altro non sono che vaschette di plastica, per giunta non biodegradabile. L’effetto boomerang era scritto nel modo assurdo con il quale è stata predisposta una legge che sta solo danneggiando consumatori e ambiente e sulla quale abbiamo fatto anche una verifica empirica, sul campo.

Vado al supermercato per una veloce spesa di frutta e verdura, e scopro la stangata, una vera mini-tassa, truccata di green. Prendo un chilo di mandarini scontati a 0.99 euro al chilo, li peso, ma al conto devo aggiungere altri 4 centesimi per la busta. Poi tocca alle banane, in offerta a 1,90: anche qui c’è l’extra della busta, altri quattro centesimi. E così per le mele annurche, le zucchine, le carote. Alla fine, quando vado alla cassa e faccio il conto, pagando altri 8 centesimi per un’altra busta che contiene tutte le altre, scopro che a fronte di una mini-spesa di circa 14 euro, ho pagato quasi mezzo euro di buste. Ecologiche quanto volete, ma care come l’oro. Uno spreco, e un aumento nascosto della spesa, grazie alla nuova legge, entrata in vigore il 1° gennaio 2018, che impone l’uso, a pagamento, di sacchetti biodegradabili per l’acquisto di prodotti freschi, a partire da frutta e verdura.

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TASSA SACCHETTI PER LA SPESA

Questa legge che dovrebbe ridurre rifiuti e inquinamento, in realtà ha un solo pregio: aumenta le vendite delle industrie italiane, molto avanzate, nel settore delle plastiche biodegradabili, una vera e innovativa invenzione made in Italy. Per il resto, si tratta di norme che producono tre effetti, tutti negativi per il consumatore. Primo effetto: nuovi guadagni, con ampi margini, per la lobby dei supermercati. In Europa, per capirci, si vendono circa 100 miliardi di shopper l’anno, e l’Italia è tra i paesi dell’Unione dove gli acquisti dei sacchetti sono più compulsivi. Quindi i supermercati, in tempi di spesa magra per l’incertezza della situazione economica delle famiglie, hanno avuto il loro regalo di Stato. Secondo effetto: i consumatori, obbligati a comprare un prodotto usa-e-getta, per ciascun acquisto di frutta e verdura, capiranno presto di subire il danno e la beffa. Il danno, in quanto gli shopper non sono gratis, ed a fine anno si tradurranno, secondo alcune associazioni dei consumatori, in diverse centinaia di euro extra; la beffa perché non potranno presentarsi al supermercato con la busta portata da casa, a partire dalla famosa e semplice “busta della nonna”. Quella a costo zero, riutilizzabile ogni volta che si fa la spesa, e dunque senza rifiuti e inquinamento collaterali.

TASSA SACCHETTI FRUTTA E VERDURA

Presentare come una legge green, ambientalista, una serie di regole sfacciatamente dannose per i nuovi stili di vita che tendono invece alla riduzione tout court degli shopper, è davvero un capolavoro di ipocrisia e di furbizia politica di bassa lega. In totale controtendenza rispetto a quei paesi del Nord Europa dove le politiche ambientaliste non sono taroccate, e non a caso le leggi sono a favore dell’uso delle Multi-Bag nei supermercati, ovvero buste con materiale riciclabile, che ciascuno però si porta da casa e non usa-e-getta.

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SACCHETTI FRUTTA E VERDURA A PAGAMENTO

Terzo effetto: i rifiuti e l’inquinamento aumenteranno. E vi spiego in base a quale meccanismo perverso. Mano a mano che i consumatori capiranno il danno e la beffa delle buste biodegradabili messe nel conto della spesa, non faranno altro che scansarle. Come? Nel modo più semplice del mondo: acquistando frutta e verdura già confezionate, in quelle vaschette di polistirolo o in quelle buste di plastica che tanto incidono sull’avvelenamento dei nostri mari. Intanto ci sarà un’esplosiva vendita di sacchetti biodegradabili usa-e-getta, immotivata dalle reali esigenze di acquisto. E dove finiranno gli shopper green che tutti paghiamo al supermercato con il conto della spesa? Più che negli impianti di compostaggio, da dove poi dovrebbero essere recuperati e riutilizzati, nei secchi dell’immondizia delle case. A sporcare ancora di più città e ambiente.

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