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A Leeds un supermercato vende il cibo invenduto bollato come rifiuto, salvando 6 tonnellate di alimenti ancora buoni

Adam Smith e il suo The Real Junk Food Project ha l'obiettivo ambizioso di azzerare lo spreco di cibo nel Regno Unito. Così salva tonnellate di cibo destinato al pattume prendendolo dai supermercati, i grossisti o le aziende agricole. E il prezzo lo fa il cliente

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SUPERMERCATO CONTRO LO SPRECO DI CIBO

Adam Smith ha 32 anni, indossa magliette dei Nirvana e di professione fa il cuoco.
E’ abituato a vedere quanto cibo si sprechi nel segreto delle cucine dei ristoranti, ed è animato da quella voglia ambiziosa ma necessaria di cambiare il mondo. Ha deciso di farlo partendo da ciò che conosce, dai ristoranti e dal cibo, appunto.

In tutta l’Unione Europea il food waste raggiunge cifre da capogiro: 88 milioni di tonnellate ogni anno, e le stime presentate dalla relazione della Commissione Europea sul food waste sono destinate ad aumentare se non si adottano efficaci contromisure. E’ proprio davanti a tali cifre, e dopo una esperienza lavorativa in una fattoria in Australia, dove aveva visto con i suoi occhi gli enormi sprechi nella produzione dei prodotti alimentari, che Adam ha deciso di dare vita ad un progetto di recupero del cibo invenduto che coinvolgesse inizialmente professionisti della ristorazione.

Nel 2014, a Leeds, nasce così The real junk food project, inizialmente pensato come un ristorante in cui le materie prime da cucinare per pranzo venivano dal cibo etichettato dai supermercati come rifiuto e destinato al pattume.L’idea di fondo era tanto semplice quanto efficace: Smith e i volontari del ristorante si offrivano di andare a prendere il cibo in eccedenza, costituendo per i  un’alternativa economica allo smaltimento, costruivano menù ad hoc in base a ciò che avevano a disposizione e il cliente pagava quanto pensava di dover pagare. Nessun piatto o prezzo fisso, una sola regola: più del 90% del cibo deve essere etichettato come destinato all’immondizia.

LEGGI ANCHE: Spreco di cibo, così una studentessa prova a fermarlo con il web (foto)

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THE REAL JUNK FOOD PROJECT

Il successo è stato immediato ed inimmaginabile:nel giro di soli 3 mesi Adam ha aperto un altro ristorante a Bristol, fino a travalicare i confini del regno unito. Attualmente i ci sono più di 120 Real Junk Food Cafe in tutto il mondo, comprese Germania, Corea del Sud e Israele.

La forza del progetto è stata così tanto travolgente che presto Adam si è reso conto di non riuscire a smaltire tutto il cibo che gli veniva donato; l’offerta era diventata superiore a quanto i ristoranti potessero cucinare, e ha pensato dunque a una modalità alternativa di recupero del cibo: un vero e proprio supermercato in cui vendere eccedenze alimentari e cibo che altrimenti sarebbe finito in discarica.

I punti vendita, dall’autunno del 2016, sono attualmente sette in Inghilterra, incluso il primo shop nato a Leeds. La spinta a aprire questo tipo di supermercati non è legata alle condizioni economiche dei clienti, anzi: ben venga se si possono aiutare i consumatori meno abbienti, ma la finalità principale è azzerare lo spreco di cibo. E, in effetti, il risparmio è considerevole: Adam e i suoi dieci collaboratori, spesso volontari che pagano il cibo che acquistano dall’emporio con ore lavorative presso il punto vendita, stimano che il risparmio sia di circa 6 tonnellate di cibo a settimana salvato dai cassonetti e ritirato dai supermercati, dai ristoranti, dai grossisti o dalle aziende agricole.

I clienti entrano, scelgono e pagano quanto ritengono sia giusto, anche se il cibo non è bellissimo o è oltre la data di scadenza, cosa che ha comportato ad Adam Smith anche dei problemi con la giustizia: per legge è infatti vietato vendere prodotti alimentari oltre la data di scadenza.

Il real junk food project, comunque, non pare intenzionato a fermarsi: la sfida è stata lanciata, e l’obiettivo e portare a zero lo spreco di cibo, finché non saranno costretti ad uscire dal mercato. In fondo, però, significherebbe aver vinto.

(Immagine in evidenza e foto a corredo del testo tratte dalla pagina Facebook ufficiale di The real junk food project)

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