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Il sindacato e gli stipendi d’oro: sprechi da 300mila euro a dirigente

Lo scandalo esploso in casa Cisl: i nomi dei casi più clamorosi. Dirigenti che, sommando diversi incarichi, cumulano anche più stipendi fino a 300mila euro l'anno. Mentre nel pubblico c'è il tetto a 240mila euro

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STIPENDI D’ORO –

Lo scandalo è esploso grazie a una gola profonda: un dirigente della Cisl, Fausto Scandola, che per indignazione ha vuotato il sacco su una pessima abitudine, molto consolidata, al vertice del sindacato. Ovvero distribuire stipendi d’oro, fino a 300mila euro l’anno, ai dirigenti, attraverso il noto e opaco meccanismo del cumulo degli incarichi.
Ecco qualche esempio significativo. Antonio Sorgi, presidente nazionale dell’Inas-Cisl, nel 2014 ha incassato 256mila lordi, sommando la pensione, le competenze al vertice dell’Inas e lo stipendio dall’Inas immobiliare. Valeriano Canepari, ex presidente Caf-Cisl Nazionale e leader della Usr Cisl Emilia Romagna, invece alla pensione ha sommato un doppio stipendio, arrivando vicino ai 300mila euro di guadagno. Ermenegildo Bonfanti, capo della Fisascat Cisl e consigliere di Enasarco, con moglie e figli assunti in enti collegati alla Cisl, porta a casa più di 237mila euro sommando compensi e gettoni vari.

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STIPENDI D’ORO ITALIA –

Lo scandalo degli stipendi d’oro è molto grave per diversi motivi. Innanzitutto mette a repentaglio la credibilità di un sindacato che più di occuparsi degli interessi dei lavoratori e dei pensionati iscritti, sembra impegnato a tutelare i privilegi, previdenziali e in materia di stipendi, dei suoi dirigenti. Un gruppo di mandarini che si auto-assegnano retribuzioni, insostenibili in tempi di Grande Crisi. In secondo luogo, esiste un tetto introdotto dal governo Renzi per tutti i più alti dirigenti della pubblica amministrazione, 240mila euro l’anno pari allo stipendio del Capo dello Stato. Perché i capi della Cisl dovrebbero essere esentati da questo limite? In virtù di quale status possono guadagnare in modo così sfacciato tanti soldi? E come lo giustificano di fronte ai loro associati?

Infine, il segretario nazionale Annamaria Furlan, diventata leader della Cisl dall’ottobre scorso con un ragionevole stipendio di 114mila euro l’anno, adesso promette di correre ai ripari, vietando i doppi incarichi, fissando dei tetti agli stipendi, e mettendo tutto su Internet. Bene. Vedremo se la Furlan rispetterà le promesse, ma intanto ci domandiamo come mai si sia intervenuto con tanto ritardo. Da anni esiste una voluminosa letteratura, libri e articoli di giornali, sui privilegi dei dirigenti sindacali. Nessuno in casa Cisl aveva mai letto una riga di questo materiale?