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Sprechi e mandarini: l’Italia del Coni

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In attesa di tirare le somme con il prevedibile flop sportivo alle Olimpiadi di Londra, il Coni, l’ente pubblico che raggruppa 45 federazioni e 11 milioni di tesserati, fa i conti con i suoi bilanci, i suoi vertici inamovibili e una gestione più volte censurata dalla Corte del Conti. Una vera fotografia dell’Italia degli sprechi e dei mandarini. L’abitudine più ricorrente dei nostri "signori dello sport" è quella di occupare una poltrona e non mollarla per decenni. Da vent’anni Sabatino Aracau è al vertice della federazione hockey e pattinaggio, da trent’anni Matteo Pellicone comanda nel judo e nel karate, da 11 anni Franco Falcinelli comanda nel girone della boxe, da 16 anni Giancarlo Dondi non schioda dalla guida del rugby, quasi come Riccardo Agabio, 12 anni al vertice della ginnastica. Quanto al numero uno del Coni, Gianni Petrucci, non potrà ricandidarsi alle prossime elezioni, dopo il limite di quattro mandati per complessivi 13 anni, ma la sua aspirazione, tanto per non uscire dal giro, sarebbe quella di agguantare la presidenza della federazione della pallacanestro. Da Londra, inoltre, abbiamo visto sfilare nella delegazione italiana due boss del nostro sport che sono in pista da più di un quarto di secolo: Mario Pescante e Franco Carraro. Dirigenti inamovibili, come alcuni politici, rettori, direttori dei ministeri: la classe dirigente italiana, insomma. Quanto ai conti, il Coni ha un bilancio, ovviamente in perdita, di 464 milioni di euro. E la Corte dei Conti in più occasioni ha censurato sprechi e spese opache. Alla federazione pugilistica c’è il vizietto delle consulenze facili, degli ammanchi di cassa e dei cellulari di servizio utilizzati per fini privati. Alla federazione hockey sono stati riscontrati danni erariali per 380mila uero e spese di rapprsentanza, viaggi, cene e alberghi a cinque stelle (con carte di credito federali), prive di giustificazione. Al tennis è stata costituita una società, Sportcast, per la gestione del canale televisivo Super Tennis: il presidente è Ignazio Fantola, zio del presidente della federazione Angelo Binaghi. E tra parenti è circolato un finanziamento di 14 milioni di euro. La federazione dello sci è stata commissariata (affidandola al sempreverde Carraro) dopo un condanna a sei anni di carcere del presidente, Giovanni Morzenti, per concussione aggravata. E’ inutile aggiungere, per concludere il quadro, che i presidenti delle federazioni finiscono spesso in Parlamento, deputati e senatori, e anche in questo caso non mollano il posto di potere nel giro dello sport. Senza che nessuno sollevi il minimo dubbio sull’evidente incmpatibilità. Questa è l’Italia dello sport, questa è l’Italia degli sprechi e dei mandarini.