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Dieci dollari ai dipendenti che vanno al lavoro in bici. E se lo facessero anche le piccole e medie imprese italiane?

L’esempio arriva dalla Nuova Zelanda. Un’azienda pubblicitaria, la Make Collective, apre la strada: incentivi in contanti per chi sceglie la bici. Un esempio ideale per i contratti integrativi in Italia.

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SOLDI PER ANDARE AL LAVORO IN BICICLETTA

Al lavoro in bici. Una buona notizia arriva dalla Nuova Zelanda, dove l’agenzia di pubblicità Make Collective ha lanciato una campagna molto concreta per i propri dipendenti. Cinque dollari al giorno a chi rinuncia alla macchina per raggiungere il posto di lavoro, diventano il doppio, 10 dollari, se il nuovo stile di vita viene confermato per almeno sei mesi.

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PREMIO IN SOLDI PER I DIPENDENTI CHE VANNO AL LAVORO IN BICI

In Italia non mancano comuni e amministrazioni locali che hanno fatto interventi specifici, e ne abbiamo parlato, per incentivare l’uso della bicicletta per raggiungere il luogo di lavoro. Ma non bastano e non possono bastare. Inutile farsi illusione e rincorrere la luna: le amministrazioni comunali non hanno fondi capienti per distribuire incentivi di questo genere. Ci devono pensare i privati. E qui l’esperimento della Nuova Zelanda diventa davvero interessante.

In Italia, infatti, abbiamo un universo di piccole e medie aziende che potrebbero essere interessate a introdurre queste politiche di incentivazione per i loro dipendenti. Ne avrebbero diversi vantaggi: lavoratori più motivati, e una campagna di marketing a costi contenuti. Non a caso, alla Make Collective i dipendenti si sono dichiarati «entusiasti» per l’incentivo. Credo che in Italia un sostegno del genere all’uso della bici debba entrare negli accordi integrativi che stanno rivoluzionando il mondo del lavoro e il rapporto tra gli imprenditori e i lavoratori. Sarebbe un benefit ragionevole, per il costo, ma di grande impatto per l’effetto innovazione.

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INCENTIVI PER CHI VA AL LAVORO IN BICI

Restando all’esempio della Nuova Zelanda, la mossa di una sola azienda ha già prodotto effetti collaterali. Certo: siamo a Christchurch, una città che da sola possiede 13 piste ciclabili. Ma se le imprese si muovono, il governo non può fare finta di nulla. E infatti la ministra dei Trasporti, Julie Anne Genter, ha già annunciato nuovi investimenti per 150 milioni di dollari per attrezzare nuove piste ciclabili in tutto il paese. Anche qui, pensiamo all’Italia. Vi immaginate che cosa potrebbe accadere nel nostro Paese se ci fossero tante aziende che seguono l’esempio della Make Collective? La mano pubblica sarebbe costretta a uscire dalla nebbia degli impegni fumosi e generici, per schierarsi davvero a favore di una nuova mobilità. Sotto il segno delle due ruote.

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