Sigarette elettroniche, i medici: “Poche certezze e non sono un metodo per smettere”

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Prudenza, necessità di approfondimento e la volontà di fare chiarezza sull’attuale stato della conoscenza del fenomeno. È questo l’atteggiamento che emerge nella comunità scientifica nazionale riguardo alla diffusione della sigaretta elettronica. Ne è una dimostrazione il recente documento, elaborato dai gruppi di studio “Prevenzione, controllo del fumo di tabacco e ambiente” dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO) e “Epidemiologia e prevenzione” della Società Italiana di Medicina Respiratoria (SIMeR), e inerente le “Implicazioni relative alla salute derivanti dall’uso della sigaretta elettronica”.

«Non si tratta di un prodotto farmaceutico, ma di un articolo commerciale – spiega il dott. Franco Falcone, Past President dell’AIPO – e perciò la ricerca scientifica non ha prodotto nulla di significativo e definitivo al riguardo. L’obiettivo del nostro documento è anche quello di lanciare un messaggio all’opinione pubblica: in base alle reali conoscenze in materia non si può affermare con certezza né che siano innocue, né che costituiscano un metodo per smettere di fumare».

Un punto individuato a favore dell’e-cigarette è sicuramente quello, a cui si attribuisce un’importanza fondamentale, della mancanza di un processo di combustione, molto rilevante per la prevenzione dei rischi di carattere oncologico. Minore certezza si ha invece sui possibili effetti infiammatori di alcune sostanze utilizzate nel meccanismo di vaporizzazione, come il propilenglicole. Secondo il documento redatto da AIPO e SIMeR gli effetti collaterali più comuni riscontrati in uno studio clinico pilota sono stati l’irritazione della bocca e della gola e la tosse secca. Possibili problemi acuiti dal fatto che non esiste una standardizzazione dei procedimenti di manifattura delle diverse aziende produttrici: «Non trattandosi di farmaci – sottolinea Falcone – non sono sottoposte ai relativi controlli di garanzia previsti. Non si ha quindi una totale certezza sulla loro composizione».

Molto chiara è poi la posizione dei pneumologi italiani sulla possibilità di considerare la sigaretta elettronica un metodo per smettere di fumare: «Ciò che è certo – prosegue Falcone – è che, nelle versioni che la contengono, con questo prodotto si assume nicotina, la sostanza che crea dipendenza, ed in quantità non sempre verificabili». Nessun appiglio quindi per assimilare l’e-cigarette alle tradizionali terapie con sostituti nicotinici (cerotti transdermici, gomme da masticare, pastiglie, o bocchini-inalatori); “diversamente da quest’ultimi – sottolinea il documento di AIPO e SIMeR – le sigarette elettroniche non hanno l’approvazione come trattamento della dipendenza da nicotina. Allo stato attuale delle conoscenze, la sigaretta elettronica può qualificarsi come alternativa al fumo di tabacco, ma non come presidio indicato per la disassuefazione”. Anche se una potenziale utilità viene comunque individuata: «Al momento – precisa Falcone – si potrebbe pensare di sfruttarle inserendole in un più ampio programma di disuassefazione condotto sotto controllo medico».

L’analisi AIPO-SIMeR, oltre a sottolineare come al momento non ci siano dati sufficienti per stabilire la nocività del “fumo passivo elettronico” per i non fumatori, riporta anche il risultato di uno studio pilota italiano, svolto con l’utilizzo dell’e-cigarette, su fumatori non intenzionati a smettere. Ebbene, circa un terzo di questi è riuscito grazie a questo ausilio a ridurre del 50% le bionde tradizionali consumate, e in sei mesi poco meno di un quarto vi ha addirittura rinunciato del tutto. Risultati che potrebbero essere attribuiti da un lato all’assunzione di dosi, potenzialmente anche elevate, di nicotina, dall’altro all’appagamento sensoriale e comportamentale legato soprattutto al fatto che con l’e-cigarette si mantiene la gestualità a cui si è abituati. A queste dinamiche sostanzialmente positive si contrappongono però altri possibili effetti indotti di segno opposto; la percezione diffusa di “non pericolosità” della sigaretta elettronica può portare da una parte a rischi di sovradosaggio o a incentivare la diffusione della dipendenza soprattutto tra i più giovani.

Altra problematica da valutare è poi se l’uso dell’e-cigarette possa dissuadere dall’intraprendere percorsi di disuassefazione la cui efficacia è scientificamente riconosciuta: «Credo che si potesse dare un valore diverso a questo prodotto associandone la diffusione a quella di documentazioni e iniziative riguardanti la disuassefazione dal fumo – conclude Falcone – così appare invece una mera operazione commerciale, della quale si ignorano origine e scopi e con effetti futuri non del tutto prevedibili».

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