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Se scompaiono le librerie diventiamo tutti piu’ poveri

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Le librerie in America sono sempre più in via d’estinzione. E’ un fenomeno capillare, che colpisce grandi metropoli come i piccoli centri di provincia: il Sole 24 Ore ha scoperto che a Los Angeles, a fronte di 3mila saloni di manicure e 1000 autolavaggi si contano solo 20 bookstores. Uno ogni 200mila abitanti. La Borders, la seconda catena di librerie più grande degli Stati Uniti, è appena fallita e anche la catena numero uno, Barner &Noble, è in gravi difficoltà. La  stangata alle librerie è arrivata con l’aumento dell’offerta attraverso Internet, dove è stato appena registrato il sorpasso. Nello scorso mese di gennaio, per la prima volta, le vendite in formato elettronico hanno superato quelle cartacee, 115 a 100. E infatti i lettori di libri negli Stati Uniti non diminuiscono, ma semplicemente si sono trasferiti nell’universo elettronico. Dove trovano il libro immediatamente, possono leggerlo come e quando vogliono, e per giunta lo pagano a sconto, oltre il 50 per cento in meno, rispetto al cartaceo. Ma la scomparsa delle librerie, sebbene non incida sui consumi culturali, è comunque un segnale di impoverimento. Scompaiono luoghi di ritrovo, punti di riferimento, attrezzati anche con bar, caffè e ristoranti. Finisce il piacere di visitare questi luoghi che, sotto certi punti di vista, ricordano i musei per la loro funzione di avvicinamento alle opere d’arte. E si eclissa la figura del libraio, prezioso dispensatore di consigli e segnalatore di novità. Scoprire nuovi autori così sarà sempre più difficile, e il mercato andrà sempre più concentrandosi sulle vendite dei best seller. Insomma: meno librerie significa più povertà e più solitudine. Per tutti.