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Scuole senza riscaldamento, fa freddo e quindi in Italia non si studia…

Un terzo degli istituti, solo a Roma, bloccati perla bassa temperatura, mentre gli impianti non funzionano. Ma stesse scene in Lombardia e in Veneto. E chi deve riparare le caldaie? I presidi alzano le mani: «Non tocca a noi, ma alle Province». Che intanto sono state chiuse.

Scuole senza riscaldamento, fa freddo e quindi in Italia non si studia…
Scuole senza riscaldamento
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SCUOLE SENZA RISCALDAMENTO –

Ci mancava solo questa scoperta, arrivata grazie a qualche giorno di freddo intenso: molte scuole italiane, un terzo per esempio di quelle romane, hanno problemi con gli impianti di riscaldamento. Non funzionano.  Da qui la protesta degli studenti che, giustamente, non mettono piede in aula, e il solito scaricabarile su chi sarebbe dovuto intervenire per evitare il blocco delle caldaie.

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MANCANZA RISCALDAMENTO NELLE SCUOLE –

L’Italietta della scuola, dove la parola magica dei ministri e degli assessori di turno è sempre l’immaginifica e falsa promessa della Rivoluzione, della Grande Riforma, del Cambiamento Epocale, si rappresenta invece, scendendo dall’olimpo delle parole a vuoto alla realtà dei fatti quotidiani, in centinaia di istituti che chiudono perché fa freddo. Come se fossimo in paese del terzo mondo, e basta un abbassamento delle temperature per mandare un intero sistema dell’Istruzione in tilt.

Ovviamente, è inutile aggiungere che il fenomeno delle scuole senza riscaldamento, e quindi chiuse per il freddo, è molto più accentuato nelle regioni meridionali. Specie in Sicilia, da Palermo a Messina, o in Calabria, da Reggio a Crotone. Evidentemente da queste parti i nostri amministratori devono avere pensato che il freddo è una parola non prevista dalla scienza metereologica, e quindi tutti zitti e contenti con le scuole senza caldaie o con le caldaie fuori uso. Ma in ogni caso, scuole bloccate dal freddo, si sono viste e si vedono anche in Lombardia, in Veneto, in Toscana. Ovunque.

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CLASSI VUOTE PER MANCANZA RISCALDAMENTO –

Mentre gli studenti o semplicemente non vanno a scuola o scendono in piazza (in entrambi i casi il risultato è identico: saltano le lezioni), i dirigenti scolastici, quelli che un tempo si chiamavano presidi, e i funzionari dei Provveditorati, alzano le mani: non possiamo toccare le caldaie. Per carità! Gli impianti di riscaldamento, compresi gli orari di funzionamento, nell’Italietta della scuola alla deriva, infatti, non dipendono da chi vive e lavora nella scuola, ma da un ente terzo che ha il controllo e la gestione dell’immobile. E indovinate chi è l’ente terzo? La nota Provincia, quella che da qualche decennio diciamo sempre di dovere chiudere. Ricapitolando, il preside che si trova con la scuola al gelo, deve fare un numero verde (come se fosse la vittima del solito pasticcio telefonico), avvisare gli amministratori provinciali (che intanto sono stati trasferiti in altri uffici) e aspettare che arrivi la ditta vincitrice dell’appalto per la manutenzione degli impianti della scuola. Nel frattempo, tanto vale chiudere la scuola, fermare le lezioni e mandare i ragazzi a casa. Fa freddo, e in Italia con il freddo non si studia.

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