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Colf e badanti, tornano le donne italiane. E la maggioranza lavora in nero

Il sommerso è un brutto segnale: anche il lavoro domestico è entrato nella palude della gig economy. Dove non esistono contributi previdenziali e sicurezza. Mentre le donne continuano a parare i colpi della Grande Crisi

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RITORNO BADANTI ITALIANE

Torniamo a fare le colf e i badanti. Mestieri ritenuti scomodi, che avevamo completamente trasferito agli stranieri e che adesso rimbalzano all’orizzonte delle domande di lavoro italiane. Le donne, italiane appunto, che lavorano come colf e badanti sono più che raddoppiate in meno di dieci anni. Continuiamo a farci aiutare nei lavori domestici e nell’assistenza agli anziani da personale dell’est (era arrivato fino al 74 per cento del totale, adesso siamo al 60 per cento), e asiatico (7,5 per cento), ma la vera novità sottolineata dalla ricerca annuale della Fondazione Leone Moressa è il ritorno delle italiane.

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COLF ITALIANE

Sui motivi di questo ritorno le spiegazioni non sono difficili da individuare. Innanzitutto due. L’onda lunga della Grande Crisi non si è esaurita e gli italiani tornano sui loro passi, anche rispetto a lavori che pensavano di avere scartato in modo definitivo. Aumentano i portieri, e aumentano anche le colf e le badanti. O meglio: ritornano. In secondo luogo, c’è sempre più bisogno di donne per sostenere famiglie che fanno fatica a reggere nella fascia di reddito in cui si trovano, dove magari l’uomo è stato licenziato e messo in cassa integrazione. E sono le donne a parare i colpi.

COLLABORATRICI DOMESTICHE ITALIANE

Il ritorno a mestieri che avevamo abbandonato non è un fenomeno da guardare con occhio critico e spaventato. È un ennesimo segnale di quanto sia energica la resilenza degli italiani, la loro capacità di adattarsi alle scosse continue della Grande Crisi, la neosobrietà con la quale tutti, più o meno, stiamo facendo i conti. L’aspetto negativo, piuttosto, è un altro: ovvero mentre aumentano le italiane, diminuiscono i contributi versati. Come mai? Secondo Assindatcolf le lavoratrici in nero sono la maggioranza, il 53 per cento del totale. E questo significa una sola cosa: il lavoro domestico, colf o badante che sia, si sta allineando sempre più ai parametri della gig economy, l’economia dei lavoretti. Quelli pagati spesso in nero, con tariffe sempre più basse e senza coperture assicurative e previdenziali. Un morbo della nuova economia.

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