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Cibo a domicilio, JustEat e Caritas insieme per combattere gli sprechi dei ristoranti

I locali che aderiscono al progetto possono consegnare il cibo in eccedenza a case alloggio, mense per i poveri, e al Refettorio Ambrosiano. La consegna dei prodotti avviene attraverso la società Pony Zero. Intanto arrivano i kit meals, contenitori del cibo che non si buttano dopo ogni pasto.

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RISTORANTE SOLIDALE JUST EAT CARITAS -

Il cibo a domicilio, con relativa consegna, è diventato un grande business. Ricavi stellari, società che operano in questo settore perfino quotate in Borsa, come nel caso della piattaforma Just Eat, di matrice inglese, stipendi spesso troppo bassi ai dipendenti. E utili d’oro.

Ma la consegna del cibo a domicilio può rappresentare anche una fonte di sprechi, e al contrario di lotta agli sprechi, dei tanti prodotti perfettamente commestibili che finiscono nella spazzatura. Proprio il gruppo Just Eat ha creato una sorta di ristorante solidale virtuale, ma anche reale, che ha come obiettivo il recupero delle eccedenze alimentari dei ristoratori, per poi distribuirle alla rete del volontariato, a chi insomma il cibo non lo ha mentre altri lo sprecano.

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FOOD DELIVERY SOLIDALE JUST EAT CARITAS -

Just Eat è un colosso del food delivery, e solo in Italia alla sua piattaforma per la consegna del cibo a domicilio aderiscono 5.200 locali in ben 400 comuni. La Caritas, invece, è un colosso della solidarietà, della lotta concreta e fattuale agli sprechi e alla povertà. E dall’alleanza tra Just Eat e Caritas è nata questa iniziativa del maxi-ristorante solidale. In pratica: i locali che aderiscono al progetto possono consegnare, a scadenza prefissate, il cibo in eccedenza, dal pane alla pasta, dagli hamburger ai fagioli, a case alloggio, mense per i poveri, e allo stesso Refettorio Ambrosiano, secondo gli accordi presi con la Caritas milanese. La consegna dei prodotti avviene poi, materialmente, attraverso un terzo soggetto sceso in campo in questa alleanza contro lo spreco di cibo: la società Pony Zero.

Che dire? C’è sicuramente del marketing in questa lodevole iniziativa. C’è un interesse aziendale per farsi una buona pubblicità. Ma c’è innanzitutto, e la Caritas lo ha capito al volo partecipando con il comune di Milano al progetto, un’azione semplice e lineare, al di là di tante parole vuote e retoriche, per contrastare lo scandalo dello spreco del cibo. Uno scandalo che dovrebbe costringerci tutti a reagire, a fare qualcosa. Ecco perché noi speriamo che l’iniziativa Just Eat - Caritas si diffonda al più presto possibile in tutta Italia.

Intanto segnaliamo un’altra, interessante novità per ridurre gli sprechi che nascono dalle consegne del cibo a domicilio. Questa volta più che i prodotti, contano gli imballaggi. E anche qui gli sprechi sono molto alti: basti pensare a buste, cartoni, e contenitori usa e getta che puntualmente finiscono poi nella spazzatura. Per ridurre questo circuito dello spreco è stato brevettato il kit meals, ovvero un contenitore che, una volta consumato il pasto, viene restituito alla società che cura la consegna del cibo a domicilio. Poi lavato, pulito e riutilizzato per una successiva consegna.

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