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Rio, Olimpiadi 2016 con la Solar City Tower

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Una torre di vetro sul mare alta 105 metri di fronte a Copacabana per generare energia e rendere energeticamente autosufficienti le prossime Olimpiadi. Appena calato il sipario sui Giochi di Londra – scrive Carlotta Clerici su Corriere.it – si comincia già a parlare delle nuove costruzioni eco-compatibili, delle strade da percorrere verso l’energia pulita e delle strategie a zero emissioni che vedremo nel 2016 alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Tra queste, un progetto colossale chiamato Solar City Tower (Sct) che, nei prossimi anni, si appresta a richiamare l’attenzione e far parlare parecchio di sé. 

IL PROGETTO – Una torre di vetro sul mare con in cima una cascata, alta 105 metri e visibile dai visitatori che arrivano via nave o con l’aereo, situata nell’isola di Cotonduba, di fronte alla spiaggia di Copacabana. E che nella baia di Rio offrirà non solo un punto di vista privilegiato grazie ai tre punti di osservazione distribuiti nella struttura, ma anche un anfiteatro con centro congressi, caffetterie, negozi e una piattaforma retrattile, a 90 metri di altezza, per il bungee jumping. Un’idea dello studio svizzero Rafaa Architecture & Design, nata in origine per un concorso di architettura e ora in attesa dei permessi delle autorità locali per iniziare i lavori. E diventare il simbolo della forza della natura. «L’obiettivo primario della Sct», spiega Rafael Schmidt, capo architetto dello studio di Zurigo, «è quello di ridurre l’impronta ecologica e di cercare di sostenere lo spirito olimpico di vivere pacificamente insieme».

TORRE SOLARE – Chiave del progetto un enorme impianto solare per generare energia elettrica e fornire elettricità al parco olimpico e alla città carioca. Accumulandola di giorno mediante pannelli solari e utilizzando il surplus energetico per pompare acqua di mare dentro a un serbatoio. Acqua di riserva che, nelle ore notturne, verrà impiegata per alimentare le turbine e garantire energia elettrica a tutta la città. «Il nostro sarà un edificio-macchina», illustra l’architetto, «che funziona come un sistema dinamico di risorse in entrata e in uscita. È un modello basato sul concetto di metabolismo, che cerca di minimizzare l’impronta ecologica attraverso il miglioramento dello stoccaggio e dei flussi di risorse diverse, diventando il fornitore energetico della città».