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Rifugiati climatici: 15 milioni di persone in fuga da disastri naturali

Ong e ambientalisti lanciano l’allarme sui cambiamenti ambientali che colpiscono soprattutto i paesi poveri avvertendo dal pericolo di massicce migrazioni climatiche entro il 2050.

Rifugiati climatici: 15 milioni di persone in fuga da disastri naturali
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RIFUGIATI CLIMATICI

Frane e alluvioni, la scorsa estate, hanno devastato la Sierra Leone, con centinaia di morti. Si tratta di un cambiamento climatico causato dagli effetti del riscaldamento globale: una realtà che osserviamo, in scala minore, anche a casa nostra, quando assistiamo all’alternarsi di siccità e nubifragi. Anche il boom dei fenomeni migratori è legato agli effetti del cambiamento climatico: centinaia di migliaia di rifugiati sono costretti a cercare salvezza e rifugio da eventi metereologici catastrofici. Lo dimostra il documento con cui il ministero della Salute italiano ha preparato il G7 dei ministri della Salute, che si è svolto lo scorso novembre a Milano. E lo confermano anche molti studi e ricerche di recente pubblicazione, compreso il rapporto “Lancet Countdown” che prevede un miliardo di rifugiati entro il 2050.

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CHI SONO I RIFUGIATI CLIMATICI

Tra gennaio e settembre, si legge in un rapporto di Oxfam International,15 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro case per fuggire da un catastrofico evento meteo e di questi 14 milioni provenivano da paesi a basso reddito; tra il 2008 e il 2016, i rifugiati climatici sono stati in media 21,8 milioni l’anno. Lo scorso agosto Bangladesh, l’India e il Nepal hanno subito devastanti inondazioni, che hanno colpito 43 milioni di persone e causato oltre 1200 vittime. Neanche le piccole isole del Pacifico sono state risparmiate, con i cicloni Pape e Winston del 2015, che nelle isole Fiji hanno messo in fuga 55mila persone, e ridotto del 20% il prodotto interno lordo nazionale.Per aiutare i rifugiati climatici “a casa loro” occorre ridurre le emissioni climalteranti, favorendo adattamento e attenuazione degli effetti del “climate change” e avviando le premesse dello sviluppo sostenibile della parte più povera del mondo maggiormente esposta all’effetto di cicloni, siccità, alluvioni.

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DISASTRI NATURALI

Secondo il rapporto di “Environmental Justice Foundation“, il boom dei flussi migratori determinerà forti tensioni politiche, sociali ed economiche. Anche la disastrosa guerra in Siria è stata spinta da una serie di fenomeni di siccità, che tra il 2006 e il 2011 hanno costretto 1,5 milioni di siriani ad abbandonare le campagne per migrare nelle sovrappopolate città. Ancora più drammatica è la previsione che si legge nel rapporto annuale del Lancet Countdown, pubblicato sull’autorevole rivista scientifica, con un miliardo di rifugiati climatici in giro per il pianeta entro il 2050. Lo studio evidenzia, che oltre agli effetti economici e sociali, ci saranno anche effetti sulla salute globale, per colpa delle ondate di calore, per l’inquinamento dell’aria, ma anche per la diffusione di malattie finora presenti solo nelle aree tropicali (come la malaria).

Di fronte a questo scenario inquietante del futuro, la scienza rassicura che esistono delle alternative, intanto cominciando a combattere il cambiamento climatico con un significativo passaggio a un‘economia a basse emissioni di carbonio (CO2). Poi spendendo, soprattutto nei paesi più poveri, in sviluppo e misure di adattamento e mitigazione. Infine, creando un sistema generalizzato di protezione che assicuri dal rischio climatico  e permetta alle popolazioni colpite da catastrofi climatiche di non diventare migranti per poter ripartire nella direzione giusta.

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