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Reggia di Caserta in totale abbandono, visitatori dimezzati

Le visite alla Reggia di Caserta erano oltre 1 milione nel 1998, nel 2012 sono state poco più di 500mila: la metà, in meno di quindici anni

Reggia di Caserta in totale abbandono, visitatori dimezzati
Reggia di Caserta
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Siamo sicuri che il summit convocato per martedì prossimo dal ministro Massimo Bray, con la soprintendente e gli amministratori locali, per fare il punto sulla Reggia di Caserta, si aprirà con un esame documentato della situazione. Uno dei più importanti monumenti del Paese, protetto dall’Unesco, sopravvive nel totale abbandono. I primi ad averlo salutato sono i visitatori: oltre 1 milione nel 1998, poco più di 500mila nel 2012. Dimezzati in meno di quindici anni. All’interno lavorano a pieno ritmo i “signori del suk”, venditori ambulanti, senza licenza, che spadroneggiano come se fossero i veri padroni del territorio. Loro fanno affari, mentre i malcapitati turisti sono costretti a girare a piedi nel gigantesco parco della Reggia: i bus destinati a questo servizio sono fermi, e nessuno sa dire quando torneranno a funzionare.

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L’unica alternativa alla passeggiata da maratoneti è un giro in carrozzella, trainata dai cavalli, per la modica cifra di 50 euro. Girando nel parco, poi, bisogna fare attenzione ai ragazzi che giocano a pallone nei prati, all’auto del dipendente che circola nei viali (in teoria per sorvegliare il monumento), alla lastra di amianto abbandonata come in una discarica, alla tegola che ti può cadere in testa perché intanto interi pezzi delle facciate si stanno sfarinando.

I lavori di restauro, infatti, procedono a singhiozzo, e dei 22 milioni di euro stanziati se ne sono visti finora, sulla carta, soltanto 9,3. In queste condizioni, una parte della facciata, restaurata soltanto lo scorso anno, nei giorni scorsi è crollata e per fortuna non ci sono stati feriti, ma solo un allarmato intervento dei Vigili del Fuoco.
All’esterno della Reggia, dove le competenze della soprintendenza si sommano a quelle dell’amministrazione comunale e delle forze dell’ordine, il quadro è ancora peggiore. Diciamo che si tratta di una postazione ideale per lo spaccio della droga, come dimostra l’ultima retata, 23 arresti, avvenuta durante il mercato degli stupefacenti nei Giardini della Flora. Nel caos diffuso l’unica certezza è la difesa di qualche privilegio. Se i dipendenti, protetti dalla solita rete sindacale, non hanno alcuna intenzione di indossare la divisa, i cittadini di Caserta e dei comuni confinanti con la Reggia, restano aggrappati a una leggina del 1929 che assegna ai residenti il diritto di entrare gratis nella Reggia e innanzitutto nel Parco. Qualcuno ne approfitta per parcheggiare l’auto o la motocicletta, e in ogni caso finora si è riusciti soltanto a fissare una cifra quasi simbolica, 10 euro all’anno, per consentire ai residenti di avere libero accesso nell’area protetta dall’Unesco.
Una volta chiuso l’esame del dossier sul degrado della Reggia di Caserta, il ministro Bray potrebbe passare a qualche confronto con monumenti analoghi in Italia e all’estero. Diventerebbe chiaro e mortificante per i responsabili dei nostri Beni Culturali il diverso uso, la diversa funzione e anche i diversi effetti per il territorio di questi tesori.

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A Versailles (dieci milioni di visitatori l’anno) in questo momento sono in corso dieci eventi culturali che si sommano a tutte le iniziative legate alla concessione ai privati dello spazio per una conferenza, un meeting, una visita riservata. Una delle entrate più significative del monumento francese è quella del merchandising e attraverso la boutique della Reggia si può acquistare di tutto, anche on line: dal tappetino per il mouse del computer ai profumi griffati, dai libri per i bambini ai vari articoli della cancelleria. I restauri sono continuamente in corso, ma qui si fanno sul serio e i finanziamenti arrivano, anche grazie al contributo dei privati.

Una delle tecniche per attirare investimenti privati, favoriti da ottime agevolazioni fiscali, è quella dell’adozione. Un privato cittadino, un’azienda, o una fondazione culturale, possono diventare i tutori di un pezzo di Versailles. Versano una quota e in pratica adottano, coprendo i costi della manutenzione e del restauro, una panchina, una statua, una fetta di giardino, una sala. Sul sito della Reggia compaiono puntualmente, ed a ripetizione, le proposte dell’amministrazione per le diverse adozioni, che rappresentano una formula moderna e molto efficace delle tradizionali sponsorizzazioni.

Nel Castello di Schonbrunn, la Reggia dei viennesi, sono aperti tutto il giorno 8 locali pubblici, tra caffè e ristoranti. Sono luoghi frequentati dai turisti, ma anche dai residenti che vengono qui per una colazione di lavoro o, durante il fine settimana, per una giornata all’aria aperta, in famiglia. L’amministrazione del Castello, che dipende dal ministero dell’Economia a conferma della sua funzione a 360 gradi e della sua importanza strategica per il Paese, ha un budget nel quale una delle voci più importanti, in termini di entrate, è quella relativa all’uso, sempre sotto il vigile controllo dei responsabili, del monumento per eventi privati. Il servizio più richiesto è la celebrazione dei matrimoni, e alcune sale del Castello sono state attrezzate per questa funzione, mentre altre vengono utilizzate come Centri per conferenze.

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Il felice connubio tra marketing culturale e protezione del monumento, a Schonbrunn è diventato perfino materia di formazione e di studio. Un’apposita Accademia, riconosciuta come una sorta di scuola professionale e incardinata all’interno degli spazi della Reggia, alleva i funzionari che vogliono entrare nel settore della pubblica amministrazione dedicato all’uso dei Beni culturali. E qui si studia la storia dell’arte, le tecniche del restauro, i grandi movimenti artistici del Paese, ma anche le metodologie più moderne per il marketing dei beni culturali. Già, il monumento vive anche come luogo-simbolo per formare, con i giusti ingredienti, le nuove generazioni di servitori dello Stato, addetti a una fondamentale funzione della mano pubblica.

Gli esempi all’estero sono imbarazzanti rispetto all’abbandono di Caserta. Ma anche in Italia si sono buone pratiche di gestione di monumenti molto simili alla Reggia vanvitelliana. Prendiamo il caso, per esempio, della Venaria Reale di Torino che, dopo un efficace restauro, è diventata un punto strategico non solo del turismo culturale, ma dell’intera economia del capoluogo piemontese. Attraverso il sito si scopre una destinazione specifica della Reggia, Affitta la Reggia, con tanto di slogan: “Usa una residenza reale per eventi reali”. In pratica, è possibile affittare la Venaria Reale per conferenze stampa, eventi aziendali, location per film e fiction televisive, cene di gala. L’offerta prevede una sorta di “servizio chiavi in mano”, dove tutto viene previsto, dal catering agli allestimenti, e poi addebitato al cliente. Grazie a un’efficace attività di promozione del monumento, la Venaria Reale di Torino è diventata uno dei cinque siti culturali più visitati d’Italia e i ricavi, con le attività legate alla concessione (ripetiamo: controllata) ai privati, sono schizzati a 6 milioni e 400mila euro, rispetto ai 500mila euro previsti nel budget della Reggia di Caserta. La “residenza reale per eventi reali”, a soli dieci chilometri di distanza da Torino, non ha prodotto un suk di vendite ambulanti, ma una rete di locali, da piccoli alberghi a ristoranti, da negozi a boutique, che oggi sono un pezzo dell’economia sul territorio torinese. E mentre la Reggia di Caserta appare quasi un reperto fossile, in abbandono e senza alcuna utilizzazione diversa dalla solita visita all’interno, la Venaria Reale di Torino è un monumento attivo e palpitante. Con la piena soddisfazione dei cittadini, dei turisti e dei clienti.

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